D’Amico International Shipping chiude il 2023 con un utile di 192 mln $ (+29% rispetto al 2022)

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in foto Paolo d’Amico

D’Amico International Shipping ha chiuso il 2023 con un utile netto pari a 192,2 milioni di dollari, in crescita rispetto ai 134,9 mln di dollari del 2022. I ricavi nel 2023 sono stati pari a 539 milioni di dollari rispetto ai 479,6 milioni di dollari nell’esercizio precedente. L’incremento dei ricavi lordi rispetto all’anno precedente è attribuibile principalmente alla maggiore solidità del mercato dei noli. Lo rende noto il gruppo dopo che il Cda ha approvato la relazione relativa al progetto di bilancio consolidato al 31 dicembre 2023. I risultati finanziari, ha commentato il presidente e ad, Paolo D’Amico, “sono i migliori nella lunga storia della nostra azienda”. Oggi, aggiunge, “il Consiglio di Amministrazione di Dis ha inoltre proposto un dividendo lordo di 0,2114 dollari per azione emessa ed in circolazione, al netto delle ritenute fiscali applicabili, soggetto all’approvazione da parte della prossima Assemblea degli Azionisti”. Il mercato delle product tanker, rileva, “è stato forte per tutto il 2023, sebbene non abbia raggiunto i livelli eccezionalmente alti osservati alla fine del 2022. All’inizio del quarto trimestre, si è verificata una fase di leggero rallentamento del mercato, seguita da un successivo recupero a metà ottobre. Questa ripresa è attribuibile principalmente alla riduzione dei transiti per il Canale di Panama causate da una grave siccità e da un aumento stagionale dell’attività di raffinazione”. “Gli incidenti nel Mar Rosso, causati dagli attacchi da parte dei ribelli Houthi a navi commerciali, hanno fornito ulteriore slancio al mercato a partire dall’inizio di quest’anno, con diversi operatori del mercato, inclusi noi, che hanno recentemente deciso di interrompere i passaggi per il Mar Rosso e di navigare invece lungo la rotta molto più lunga che attraversa il Capo di Buona Speranza”, commenta ancora D’Aamico. La domanda per il trasporto marittimo di raffinati lo scorso anno, rileva, “è stata sostenuta da vari fattori, tra i quali anche i cambiamenti nelle rotte commerciali a seguito delle sanzioni imposte alla Russia, con conseguente allungamento delle distanze medie percorse. Si è inoltre assistito ad una ripresa del consumo di petrolio da parte della Cina, a problemi di congestione nel Canale di Panama, ad una crescita limitata della capacità di trasporto della flotta mondiale, a scorte ridotte di prodotti raffinati e alla presenza di prezzi del petrolio elevati e volatili, che hanno creato interessanti opportunità di arbitraggio. Nel corso dell’anno, hanno inoltre svolto un ruolo significativo anche gli elevati margini di raffinazione, inizialmente per la benzina ed in seguito per il diesel. L’espansione della produzione di petrolio, da parte di paesi non Opec, ha contribuito ulteriormente a questa tendenza, così come la sostituzione ancora in corso delle raffinerie più vecchie con impianti più moderni ed efficienti, situati lontano dai principali centri di consumo”.