“Dati condivisi con 4 aziende cinesi”, Facebook sotto accusa

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Washington, 6 giu. (AdnKronos) – Non si placano le polemiche su Facebook. Dopo quanto rivelato domenica dal New York Times sugli accordi sottoscritti dal social network con decine di produttori di telefonini e di altri dispositivi elettronici, con relativa condivisione di alcuni dati degli utenti, il quotidiano newyorchese ritorna sulla vicenda. L’azienda fondata da Mark Zuckerberg, scrive il Nyt, ha accordi di condivisione dei dati che risalgono al 2010 con almeno quattro produttori cinesi, compreso un gigante dell’elettronica che ha uno stretto rapporto con il governo di Pechino. Le aziende in questione sono la Huawei, elencata dall’intelligence Usa tra le minacce per la sicurezza nazionale, la Lenovo, Oppo e Tcl. Rappresentanti di Facebook, in un’intervista al quotidiano, hanno riferito che l’accordo con la Huawei verrà interrotto entro la fine di questa settimana.

GLI ACCORDI – Gli accordi con i produttori di telefoni e dispositivi elettronici, che comprendono aziende quali Amazon, Apple, Blackberry e Samsung furono lanciati nel 2007 per spingere gli utenti ad accedere al social network attraverso i propri dispositivi, prima che l’app Facebook per dispositivi mobili fosse messa a punto. Gli accordi consentirono ai produttori di telefoni di fornire sui propri dispositivi caratteristiche simili a Facebook, come rubriche degli amici, pulsanti “mi piace” e aggiornamenti di stato.

LE ACCUSE – Ma i partenariati, la cui portata non è stata precedentemente segnalata, sollevano preoccupazioni circa la tutela della privacy della società e la conformità con il decreto di consenso del 2011 della Federal Trade Commission. Facebook ha consentito ai dispositivi di accedere ai dati degli amici degli utenti senza il loro esplicito consenso, anche dopo aver dichiarato che non avrebbe più condiviso tali informazioni con gli estranei. Alcuni creatori di dispositivi potevano recuperare informazioni personali anche da amici degli utenti che ritenevano di aver vietato qualsiasi condivisione, ha rilevato The New York Times.