Dati informatici, il futuro è nell’IA

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Roma, 20 apr. (AdnKronos) – L’80% dei dati mondiali “si trova nelle aziende” ma “rimane inutilizzato”, eppure “cresce sempre più il potenziale dell’Intelligenza Artificale sia per le imprese che per le persone”, un potenziale che “nel prossimo decennio avrà impatti importanti sull’economia e la società”. A delineare il quadro è l’Ibm che, per questo, sta spingendo sull’IA applicata alle aziende. L’Intelligenza artificiale può essere usata “in una grande varietà di casi e nei più svariati settori” e ciò consente di “estrarre valore competitivo dai propri dati” indica il colosso dell’informatica.

“Lo scopo dell’IA e dei sistemi cognitivi sviluppati e creati da Ibm è quello di aumentare l’intelligenza dell’uomo” spiega Alessandro La Volpe, Vice President Ibm Cloud in Italia, ricordando che Ibm l’IA “è rappresentata da Watson, il sistema cognitivo capace di interagire in linguaggio naturale, di ragionare su un’enorme mole di dati -strutturati e non- e di apprendere dalle esperienze e dalle interazioni con gli umani”.

“Con le funzionalità di IA, attraverso la piattaforma Ibm Cloud, le aziende -spiega ancora La Volpe- possono acquisire informazioni dai propri dati, indipendentemente da dove essi sono collocati, e trarre vantaggio anche dagli altri servizi a valore oggi disponibili in cloud come Blockchain, IoT e Security”.

E su questo fronte non si è più all’anno zero. Secondo le stime di Ibm, infatti, circa il 50% delle aziende mondiali “sta realizzando o ha intenzione di realizzare progetti che prevedono soluzioni di Intelligenza Artificiale” che permettono “di fare analisi sofisticate su quantità impensabili di dati, molto di più di quanto sia umanamente possibile, consentendo all’uomo, nel suo lavoro così come nella sua vita, di aumentare in modo significativo le proprie prestazioni”.

Secondo gli esperti di Ibm, in particolare, il cambio di passo che può realizzare l’IA nelle aziende è “trasformare il modo di operare delle imprese”, migliorando, tra l’altro, “i servizi di assistenza, le conoscenze di chi lavora”, gestendo “la complessità del rischio e la conformità”. E non solo. L’Intelligenza Artificiale, segnala infine Ibm, può fare la differenza anche nel “trovare i talenti migliori utilizzando piattaforme di recruiting basate sull’IA”.