Daverio, Napoli e il Sud. Il ricordo di Peppe Leone

535

L’occhio di Leone, ideato dall’artista Giuseppe Leone, è un osservatorio sull’arte visiva che, attraverso gli scritti di critici ed operatori culturali, vuole offrire una lettura di quel che accade nel mondo dell’arte avanzando proposte e svolgendo indagini e analisi di rilievo nazionale e internazionale.

di Azzurra Immediato

“Philippe Daverio si è spento a Milano”. Da questa mattina i giornali ed i loro titoli si rincorrono dando la notizia della scomparsa del saggista e divulgatore di origini alsaziane. Ed ecco che, subito, è intercorsa una telefonata tra Giuseppe Leone e me. “È il ‘900 che se ne va…” sospira Leone, che al telefono mi racconta aneddoti su Daverio, ricordandolo come “espressione della narrazione” e come sia scomparso oggi uno dei “grandi narratori dell’arte che ha proposto una visione del Novecento ad ampio spettro”. Dal canto mio, i ricordi che ho su Daverio sono quelli legati agli anni del programma televisivo Passepartout: ero piccola e quello spazio dedicato da Raitre ad un programma simile era come una finestra di divulgazione di rara sincronia nell’universo televisivo italiano, ben prima dei canali tematici cui oggi siamo abituati. Ciò che Leone ricorda è “la visione che Daverio aveva su Napoli, condivisa da chi la città la viveva dall’universo dell’arte e non solo, ma soprattutto la capacità di narrare, di raccontare l’arte attraverso le percezioni, la storia e i suoi riflessi nel presente”. Certamente, molte altre affermazioni di Daverio sul Sud Italia non sono state felici e forse erano anche parte di un gioco legato alla spettacolarizzazione televisiva cui, troppo spesso, certi personaggi ci hanno abituati e, pertanto, il giudizio di ognuno sa dove spingersi; tuttavia, come afferma Leone, la morte di Daverio segna un passo in questo Novecento che continua a sfuggire come sabbia tra le mani.