De Bartolomeis: Modello Bauhaus per Capodimonte. Ecco perché la porcellana può tornare protagonista

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in foto il professore Valter Luca De Bartolomeis (a sinistra) e l'architetto Santiago Calatrava

L’occhio di Leone , ideato dall’artista Giuseppe Leone, è un osservatorio sull’arte visiva che, attraverso gli scritti di critici ed operatori culturali, vuole offrire una lettura di quel che accade nel mondo dell’arte avanzando proposte e svolgendo indagini e analisi di rilievo nazionale e internazionale.

di Ilaria Sabatino

Nel 1743 fu fondata a Napoli, all’interno della Reggia di Capodimonte, la Real Fabbrica delle Ceramiche dando inizio ad una lavorazione della porcellana unica, che ancora adesso possiamo ammirare. Come canale di continuità oggi troviamo, situato nello stesso loco, l’Istituto Superiore ad Indirizzo raro Caselli-De Sanctis e la Real Fabbrica di Capodimonte, il cui dirigente è il prof. Valter Luca De Bartolomeis. Tale istituto ha lo scopo di conservare, tutelare e far conoscere anche a livello internazionale l’antica tradizione artigianale con l’incremento di innovazioni che uniscano il passato al contemporaneo, una sorta di fil rouge anche e soprattutto con le nuove generazioni. Conosciamo con il prof. Valter Luca De Bartolomeis il futuro e le innovazioni apportate all’Istituto.

In che modo l’incontro con l’architetto Santiago Calatrava costituisce un tassello importante ed innovativo per gli studenti e per l’Istituto “Caselli – De Sanctis” della Real Fabbrica di Capodimonte?
Questa è sicuramente un’occasione unica, collaborare con una figura di rilievo internazionale che è anche una figura variegata, architetto, ingegnere, artista, con una formazione molto interessante che è molto vicina all’idea e all’approccio che noi abbiamo nella scuola, un approccio interdisciplinare che tende ad abbattere i confini tra le discipline, soprattutto tra le arti minori e le arti maggiori. La sua figura, quindi, è importante non solo perché ha già una storia come ceramista ma anche perché ci sceglie, diciamo, per sperimentare quello che sarà un’opera unica, un’opera di arte totale, in cui si integrano l’architettura, il nuovo e l’antico, l’innovazione e la tradizione attraverso le manifatture ceramiche di eccellenza della Real fabbrica di Capodimonte. Tutto questo si integra, anche, con azioni di formazione, perché abbiamo realizzato dei seminari e dei workshop. Gli studenti, i maestri ed io per primo abbiamo potuto collaborare a stretto contatto con il maestro Calatrava e questo ha costituito un’occasione di crescita reciproca. Intanto perché queste sue visioni così ampie hanno costituito per noi un nuovo bagaglio di esperienze, cresce anche il bagaglio di opere realizzate dalla scuola e dalla Real fabbrica di Capodimonte, ma lo stesso Calatrava ha potuto rivedere il suo progetto dialogando con noi. C’è stato uno scambio con i maestri, con me, con gli studenti, che ha dato vita ad idee che si sono pian piano configurate su questa realtà. Quindi è proprio specifica, legata a questo territorio, quello che nascerà non sarebbe potuto nascere in un’altra parte del mondo. I ragazzi hanno potuto cogliere un’opportunità, creare un nuovo pezzo di storia dell’arte contemporanea, delle arti applicate e soprattutto del mondo della ceramica. Stiamo tracciando in questo momento un percorso che è importante, perché conferma anche la bontà delle iniziative messe in campo, da quando io dirigo l’istituto di indirizzo raro Caselli – De Sanctis, la storica scuola della Porcellana, e la Real fabbrica di Capodimonte, questo è il tassello che in qualche maniera chiude un cerchio e conferma la bontà delle azioni messe in campo. L’impostazione è proprio quella di una scuola che ha un modello fondamentalmente già noto, quello della Bauhaus, con l’opificio, la produzione, le arti maggiori e le arti minori che dialogano, il design, l’architettura, le arti, le arti applicate. Un laboratorio di sperimentazione creativa dove il learning by doing, l’imparare anche facendo, diventa strumento di metodologia che consente una crescita molto forte, non soltanto della nostra istituzione, ma anche dei nostri giovani artieri, chiamati da me così perché hanno acquisito consapevolezza dell’importanza della tradizione che loro stanno prendendo in carico e lo hanno verificato facendo. Quindi non è stato solo un approccio teorico, concettuale, ma hanno avuto modo di trasformare la concettualizzazione in qualcosa che pian piano veniva a configurarsi in qualcosa di reale. L’artigianato dà la possibilità di trasformare la realtà, con le proprie mani, con il proprio pensiero, di mettere in collegamento la mente, il cuore e le mani. Quello che è accaduto con Calatrava, con il quale non solo costruiamo un nuovo ed importante momento storico della scuola e della fabbrica ma anche dell’arte in generale, è una rarità in Italia, un innesto contemporaneo che va a dialogare con la storia. Tutto quello che noi stiamo realizzando entrerà nella chiesa di San Gennaro, situata di fronte all’edificio della Real fabbrica di Capodimonte, e questo determina la creazione di una nuova opera, di una nuova architettura che verrà disegnata attraverso l’artigianato. Ogni volta che noi dialoghiamo con questi personaggi di livello internazionale abbiamo costantemente conferme dell’unicità e della rarità del nostro territorio, che io definisco sempre come un “laboratorio creativo permanente”. Proprio perché lo scambio è continuo tra le diverse forme di arte ed i risultati sono soddisfacenti, stiamo abbattendo quei confini concettuali ed ideologici che storicamente sono stati frapposti tra i divari ambiti, tra la scultura e la manifattura, tra l’architettura e il design o l’arte contemporanea. Non ci sono barriere. Grazie proprio a questo approccio siamo riusciti a fare operazioni di diverso tipo e Calatrava si inserisce all’interno di queste operazioni come un sigillo.

Anche, l’artigianato, come molti altri settori, ha risentito di questo periodo storico che stiamo attraversando. Come vede ora il futuro del patrimonio culturale e produttivo, in particolare della categoria suddetta?
È una battaglia che io sto portando avanti da un po’ ed è diventata ancora più importante e significativa proprio nel periodo dell’emergenza epidemiologica, che ha colpito un po’ tutti, ma l’artigianato sta soffrendo in maniera particolare. La mancanza di turismo, la chiusura delle botteghe, per questo tipo di realtà incide non poco, ci sono numeri che parlano. Con il Tavolo Nazionale dell’Artigianato Artistico, che è parte della carta Internazionale dell’Alto Artigianato Artistico, di cui noi siamo partner, abbiamo portato avanti una serie di tavoli di discussione, abbiamo sottoscritto una lettera manifesto per sollecitare non solo l’opinione pubblica ma anche quella dei decisori politici, per avere una particolare attenzione per un comparto in difficoltà. Sono convinto che c’è necessità di proteggere quello che è un bene immateriale del nostro territorio. Ritengo che le nostre eccellenze artigianali, quindi non parlo solo della ceramica e della porcellana di Capodimonte ma in generale dell’arte artigianato artistico in Italia, siano un bene da proteggere, siano parte del patrimonio di questo paese. Quindi dobbiamo partire da questo convincimento, la battaglia è in corso ed è una battaglia di sensibilizzazione, di dialogo, di attenzione che noi vogliamo ritrovare nei confronti di queste realtà. Abbiamo individuato tutte una serie di azioni importanti su cui è necessario investire, parliamo di investimenti che possano rimettere in campo gli artigiani. Sono convinto che proprio questo sia il momento giusto per farlo, perché le crisi sono sempre un’occasione di rinascita, di riflessione profonda e ritengo che tutto quello che sta succedendo in qualche maniera stia riportando all’attenzione la filiera corta, il concetto di durata e di tempo, l’uso degli oggetti non più dal consumo veloce ma beni durevoli, beni di pregio, come quelli che l’artigianato sa produrre. Ritengo che questo sia il momento anche dal punto di vista sociale adatto ad una trasformazione di visione, l’artigianato inoltre, a mio avviso, in particolare quello della porcellana, è sostenibile per definizione perché crea dei beni che durano nel tempo, che vengono tramandati, sono delle vere e proprie opere. Per di più quando ci siamo ritrovati chiusi nella nostra domesticità e abbiamo riscoperto il valore di questo materiale in un ambiente in cui l’artigianato riveste un ruolo fondamentale, di creazione di ambienti accoglienti, qualitativamente importanti. È il momento di ritornare a ragionare sulla qualità, sulle cose ben fatte, sui beni durevoli, tutte qualità che sono dell’artigianato artistico delle nostre eccellenze. La porcellana sta ritornando all’attenzione di un mercato colto e ricercato, parliamo di prodotti che hanno di base, anche solo per la materia prima, un pregio e un valore particolare, ma lavorando ed intersecando l’artigianato con il design si può fare in modo che questi valori arrivino a tutti perché quel progetto e anche un progetto che porta la qualità anche dove non vi è una disponibilità economica forte che possa consentire l’acquisto di beni di alto pregio. Il futuro di questo patrimonio culturale e produttivo lo vedo positivo, vedo un futuro di crescita se questo settore saprà mettersi in discussione, saprà confrontarsi con l’innovazione di prodotto, l’innovazione di mercato, saprà confrontarsi con le altre discipline, non dovrà chiudersi all’interno delle proprie conoscenze stratificate, ma dovrà aprirsi. Sto investendo molto sul dialogo tra design e artigianato, che è la mia chiave di lettura, io ho una formazione da designer ed ho portato questa visione all’interno dell’artigianato. I risultati mi danno ragione, il tassello di cui parlavo prima, come la venuta di Calatrava, attesta proprio i risultati che si ottengono quando si riesce a ragionare in questi termini, lavorare in sinergia nella visione del design non vuol dire snaturare la tradizione vuol dire fare in modo che la storia costituisca la base per la costruzione del futuro, che ci sarà solo se l’artigianato saprà mettersi in dialogo con il futuro stesso. Questa è la base di ogni nostra azione, bisogna fare in questo momento investimenti sul comparto, ringiovanire l’artigianato, i giovani devono arrivare ad affacciarsi su questo universo come qualche cosa di interessante e le nuove tecnologie sono una prospettiva molto interessante. Il comparto si deve rafforzare per poter rispondere a questa domanda nuova in un mercato internazionale e non più solo locale.

Dirigente di una delle più importanti scuole di Porcellana, ora anche a livello internazionale. Quali cambiamenti ha apportato all’Istituzione? E come rispondono i giovani, nei confronti di un’arte così antica e pregiata?
Quando io sono arrivato non c’erano più molte domande d’iscrizione qui, questo è cambiato perché abbiamo apportato ai nostri percorsi d’istruzione e formazione tutta una serie di innovazioni e di cambiamenti. Questi mutamenti hanno raccolto un nuovo interesse da parte dei giovani, in contemporanea abbiamo anche investito sugli aspetti legati alla produzione. Quindi da un lato abbiamo rafforzato il rapporto con il fare, i ragazzi qui passano dalla scuola alla fabbrica, e questo ha permesso ai nostri studenti di mettere in pratica le competenze acquisite a livello teorico. Ciò ha determinato un’attenzione nuova da parte di quei ragazzi che hanno questo tipo di attitudine e di propensione. Inoltre abbiamo ricostituito l’attività produttiva, noi gestiamo il marchio storico del giglio di Capodimonte che stiamo proponendo anche all’esterno con un nuovo interesse da parte del mercato. I ragazzi entrano direttamente nei processi che sono anche quelli di comunicazione, di commercializzazione, di presentazione all’esterno del prodotto, quindi capiscono un po’ tutte quelle che sono le problematiche legate poi al prodotto ceramico e alla porcellana. Tutto ciò stimola molto i giovani, perché hanno una possibilità di confronto diretto con la realtà, è formativo e genera anche uno stimolo continuo. Questo, credo, abbia determinato un interesse nuovo verso quella che è la nostra offerta formativa. Dopo di che l’internazionalizzazione, abbiamo portato i ragazzi in Cina, abbiamo sottoscritto molti accordi, prima che la pandemia ci frenasse, avevamo iniziato un discorso di internazionalizzazione molto forte, non soltanto con Calatrava ma anche con altri artisti internazionali. Molte relazioni con le gallerie d’arte contemporanee, i musei, gli architetti, i designer, poi grazie all’opificio abbiamo la possibilità di mettere in pratica anche quello che si acquisisce teoricamente. Abbiamo investito anche nel CAD/CAM, nella progettazione rapida, dando ai giovani anche l’idea che non si parla di storia ma di qualcosa che può diventare nuovo, contemporaneo, sperimentale, ed è così che si riavvicinano a questa importante tradizione storica, dandogli quegli elementi di attrazione che si possono recuperare solo se ci si affaccia verso il contemporaneo e soprattutto se gli si da l’idea di cosa succede nel mondo. Quello che è importante per i giovani è percepire le prospettive future, essi si sentono parte del contemporaneo rafforzati dalla storia, che è la base da dove loro partono. Abbiamo ricostruito, quindi, un’attenzione verso un’arte antica e pregiata, che non è solo storia, che non è solo nei libri, ma che diventa un’opportunità per costruire un percorso di vita.

in foto sala forni del ‘700

in foto Valter Luca De Bartolomeis