“Da De Nittis a Gemito”, a Palazzo Zevallos dialogo di fine ‘800 tra Napoli e Parigi

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Una citta’ che, perso il suo rango di capitale di uno Stato, riesce comunque a reinventarsi come capitale dell’arte moderna. Un dialogo mai interrotto tra Napoli e Parigi. Una mostra corale, che ripercorre con tappe cronologicamente scandite dalla presenza parigina degli artisti ‘napoletani’ il primo cinquantennio dell’unita’ d’Italia dal punto di vista di una produzione artistica d’eccellenza, offrendo capolavori mai visti e una lettura diversa dell’arte italiana negli anni dell’impressionismo. E’ tutto questo “Da De Nittis a Gemito. I napoletani a Parigi” che da domani e fino all’8 aprile 2018 mette in mostra poco meno di un centinaio di opere a Napoli, negli spazi di Gallerie d’Italia a Palazzo Zevallos Stigliano. L’esposizione, a cura di Luisa Martorelli e Fernando Mazzocca, ricostruisce i rapporti nella seconda meta’ dell’Ottocento tra Parigi, grande capitale mondiale della cultura moderna, e gli artisti attivi a Napoli. Nel corso di tutto il secolo, infatti, risulta particolarmente intensa, maggiore a quella di qualsiasi altra scuola italiana, la presenza di artisti napoletani nella capitale francese. Il percorso espositivo parte da Giuseppe Palizzi, il primo a trasferirsi per operare su suolo francese nel 1844, con il suo Autoritratto nella foresta di Fonteinbleu, passando attraverso Antonio Mancini, Domenico Morelli, Francesco Netti, Gioacchino Toma, tra gli altri, con un speciale rilievo per Giuseppe De Nittis, presente con circa 30 opere, e Vincenzo Gemito. La mostra e’ patrocinata dal Comune di Napoli, dal Comune di Barletta e dall’Istitut Francais di Napoli, mentre il catalogo e’ edito da Sagep editori. Giuseppe De Nittis, pugliese di nascita ma napoletano per vocazione e cultura, come si legge nelle note di presentazione, presente nel 1874 alla prima mostra del neonato impressionismo nello studio parigino del fotografo Nadar, si stabili’ a Parigi nel 1867 e vi visse fino alla sua morte nel 1884; la sua elegante dimora a Parc Monceau era il ritrovo di tutti gli italiani che frequentavano la capitale francese, ma il suo legame con Napoli, dove tornava di frequente, non si spezzo’ mai. Nella rassegna della sede museale napoletana di Intesa Sanpaolo, ci sono anche sue piccole ma straordinarie vedute eseguite nel 1872 di una eruzione del Vesuvio vista da Portici dove abitava all’epoca. Tra queste, “Sotto il Vesuvio”, da una collezione privata, opera mai esposta prima, in origine parte di una raccolta viennese frutto delle confische dei nazisti per il ‘museo ariano’ che Hitler intendeva realizzare. Come inedita e’ l’esposizione di una veduta di Place de la Concorde. In mostra anche la Dame a’ l’Ulster, pastello oggetto di un restauro per questa mostra, che conferma l’alto livello da lui raggiunto in una tecnica del ‘700 ripresa allora da artisti quali Degas. Di Gemito, da segnalare un prestito dal museo nazionale del Bargello del celebre Pescatoriello.