Decidere si deve
Nella trasparenza

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C’è un tema che si affaccia con sempre maggiore prepotenza nell’arena politica ed economica: chi prende le decisioni?, come farlo in maniera efficace?, in che modo trasferirle a chi ha il C’è un tema che si affaccia con sempre maggiore prepotenza nell’arena politica ed economica: chi prende le decisioni?, come farlo in maniera efficace?, in che modo trasferirle a chi ha il compito di eseguire?, come esercitare il controllo?, è possibile punire il collaboratore infedele e in quale misura? Insomma, si pone da molto tempo e da più parti il problema che sta maggiormente a cuore al premier Matteo Renzi e che già aveva disturbato il suo predecessore Silvio Berlusconi il quale ha sempre denunciato la scarsità di poteri assegnati al presidente del Consiglio e l’impossibilità di varare qualsiasi riforma che fosse in grado di scardinare l’assetto costituito. Dall’alto in basso, dalla più alta carica esecutiva a quella in fondo alla scala, il senso d’impotenza di chi è investito dalla responsabilità di dare una direzione agli altri e scegliere per il bene comune è largamente condiviso. Con il risultato che nessuno risponde più di niente e ogni proposito di rinnovamento finisce nel barattolo di una marmellata immangiabile. L’ultimo caso, quello della scuola, è più che emblematico. Appena si è proposto di introdurre un po’ di capacità decisionale in capo ai dirigenti d’istituto e di praticare qualche valutazione sulle prestazioni dei docenti il popolo degli insegnanti si è ribellato manco avesse ricevuto un’offesa feroce. Come, c’è uno che comanda e gli altri devono obbedire? Come, ora si deve dare pure conto delle proprie capacità? Come, qualcuno si è messo in testa di cambiare abitudini? E giù con proteste, scioperi, insulti. Il risultato non cambia qualsiasi possa essere il settore di applicazione. Ciascuno nel suo piccolo o grande si è ritagliato uno spazio vitale al quale non vuole rinunciare. La somma di questi privilegi auto-accordati (e finora accettati) è alla base della fragilità del nostro sistema. Decidere si può, decidere si deve. Assumendo responsabilità per le scelte sbagliate. Quello che si deve pretendere in cambio è la chiarezza delle regole, i criteri in base ai quali si formeranno i giudizi e le carriere, l’assoluta trasparenza del campo di gioco. Per essere tutti certi che sarà il merito e non l’arbitrio il metro col quale confrontarsi.