Decisioni che cambiano ogni giorno: il caos invade Palazzo Chigi e la vita quotidiana

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Sarà sfuggita a pochi la variazione (in peggio) di alcuni comportamenti umani che da qualche tempo dominano la scena. Esso è riassumibile in poche parole: comunicare oggi una decisione più o meno importante e smentirla, sempre più spesso, il giorno successivo. Quel modo di agire vale per ogni genere di decisioni, dalle meno significative a quelle che condizioneranno il normale modo di vivere, la routine. Ragionando ex adverso, una prima considerazione che emerge con immediatezza è la seguente. Secondo una prassi adottata da tempo, per comunicare il tempo di inizio e quello della fine di una qualsiasi attività, non solo fisica, più o meno significativa, tale operazione, per l’inizio e per la fine, deve essere comunicata ai naturali destinatari con un “congruo preavviso”. Una spiegazione plausibile del non mettere più in atto regolarmente tale modo di procedere, può essere tratta da un dato oggettivo sotto gli occhi di tutti. È qualcosa che già nell’antica Grecia era considerata di grande importanza e si finiva con il ritenerla responsabile di fatti che non avevano spiegazioni logiche. Il soggetto in questione è il Kaos, vale a dire il disordine totale di tutto quanto é sotto la luce del sole. A Roma era definito Chaos, l’ equivalente disordine generale da cui sarebbe venuto fuori il Cosmo. Dopo tanti anni quella realtà, aggiornata e corroborata, ha fatto ritorno alle origini, a Roma in modo particolare (absit iniuria verbis…) e non è necessario fare alcuno sforzo per prenderne atto. È chiaro che l’affermazione non riguarda solo il traffico urbano. È Palazzo Chigi la roccaforte da cui muove quella specie di ciclone gigante ma al ralenti, che in tal modo non risparmia niente e nessuno. Se non si trova il modo per ridurne sensibilmente la potenza fra non molto avrà stretto in pieno la mano della politica, lasciando a essa poco o niente in mano, appunto, ai suoi maieuti per potersi opporre. Ciò che ormai è palese, é che il fenomeno è diventato planetario, quindi le chanches di rimandarlo al mittente continuano a diminuire di giorno in giorno. La situazione attuale, soprattutto in Italia, sembra avere diversi punti in comune con ciò che accadde nel dopoguerra quando, persa la bussola del comportamento, ciascuno si comportava mutando il proprio atteggiamento ad libitum, convinto che nessuno gliene avrebbe chiesto conto. C’è però una differenza sostanziale tra le due situazioni rappresentate: lo sbandamento del secolo scorso avvenne nel dopoguerra (anni prima dei ’50). Al momento una guerra vera e propria che veda i militari italiani in prima fila, non è ancora scoppiata. O forse è successa qualcosa del genere ma sono pochi quelli che se ne sono accorti.
Niente paura, a stretto giro ogni dubbio sará fugato. O almeno è ciò che quasi tutti sperano.