Democrito tra la piramide e il cerchio

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La crisi è una trasformazione. Il consumatore cambia natura: è sia produttore che consumatore di ciò che produce e scambia con gli altri “prosumer”, come abbiamo ricordato nel Bazar dello scorso 27 dicembre. Nel Bazar delle Follie le piramidi dei prodotti esposti corrispondono alla gerarchia dei valori tra produttori, intermediari e consumatori. Vasi di ferro i primi due, vaso di coccio i terzi. Ciò spiega perché il proprietario del Bazar non si sia ancora deciso a esporre un cartello che riproduca questo frammento (Fr. 68) di Democrito: “L’uomo è ciò che noi tutti conosciamo”. Da questa concezione dell’uomo da parte del filosofo greco presocratico di Abdera vissuto tra il 460 e il 370 a.C. possiamo inferire che gli esseri umani sono definiti osservando le loro relazioni con la famiglia, i parenti, gli amici e conoscenti, le persone del proprio giro professionale, i fornitori, i datori di lavoro, ecc. Capita spesso che tra queste relazioni ce ne siano di gerarchiche, con una base e un vertice. In campo economico, fu l’economista Ronald Coase in un suo articolo sulla natura dell’impresa a prefigurare la piramide quale costruzione predominante dell’organizzazione industriale nelle economie occidentali. Al vertice della piramide stanno poche grandi imprese e alla base tanti milioni di consumatori sottoposti al potere di mercato esercitati dalle imprese oligopolistiche. Nell’età pre-digitale gli alti costi di transazione – i costi intangibili associati alla ricerca di informazioni, alla contrattazione, agli accordi per risolvere le controversie, alla supervisione delle persone, al processo decisionale e alla sua attuazione, al controllo dei costi – hanno portato alla formazione di imprese con assunzione di personale alle dipendenze anziché ricorrendo al mercato esternalizzando un certo numero di funzioni. Le imprese verticalizzate dispongono di informazioni non accessibili ai consumatori, resi perciò passivi dall’asimmetria informativa. La piramide delle imprese integrate verticalmente è stata scossa dalle fondamenta dall’economia della condivisione che esalta la dimensione sociale, non più gerarchica ma di democrazia orizzontale delle relazioni. Non le spigolosità della piramide, ma la rotondità del cerchio è l’immagine che meglio le rappresenta. La partecipazione volontaria delle persone all’orchestrazione del processo di democratizzazione dei consumi e della produzione crea visioni condivise che estendono la cerchia di coloro di cui si ha fiducia. È così che connessioni emutua collaborazione tra soggetti prima estranei gli uni agli altri arricchiscono il ventaglio delle opportunità per la condivisione delle risorse e riducono i costi di transazione. Avendo la possibilità di acquisire i nuovi mezzi digitali della produzione, chiunque può assurgere al ruolo d’imprenditore senza dover ricorrere a intermediari. La piramide dell’intermediario Bazar delle Follie traballa sotto il peso delle nuove relazioni orizzontali, tra pari.