Depurazione, allarme delle società di gestione: Verso lo stop ai conferimenti

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Le societa’ che gestiscono gli impianti di depurazione della Campania “a brevissimo” non potranno piu’ smaltire i fanghi prodotti, “con il rischio di non rispettare piu’ gli standard depurativi richiesti” e inquinare le acque della regione per la mancata depurazione delle fogne. E’ quanto scritto a chiare lettere in una comunicazione, in possesso dell’agenzia Dire, apparsa il 5 settembre sui tavoli della Regione Campania, del ministero dell’Ambiente, del dipartimento protezione civile della presidenza del Consiglio dei ministri e delle procure competenti per territorio. A firmarla sono proprio le cinque societa’ che gestiscono gli impianti, di proprieta’ della Regione Campania, di Angri/San Marzano sul Sarno/Sant’Egidio Montalbino, Nocera Superiore, Foce Sarno, Mercato San Severino e Solofra. Come per il fiume Sarno, tra Castellammare di Stabia e Torre Annunziata, si tratta di casi segnalati come critici anche da Legambiente, che nel monitoraggio effettuato da Golletta Verde ad agosto in 31 punti della Campania ha giudicato il 64% dei siti “inquinato o fortemente inquinato” anche a causa della minaccia di mancata depurazione. Un allarme che si e’ intensificato quando la Italcave di Taranto, uno degli impianti – tutti pugliesi – dove finiscono i fanghi della Campania, ha comunicato che a partire dal 1 settembre sarebbe stato necessario “ridurre i conferimenti” nell’impianto. Alcune societa’ hanno provato a individuare nuove possibilita’ di successo ma senza alcun esito. Solo l’impianto di Foce Sarno ha ottenuto dalla discarica Linea Ambiente di Grottaglie (Taranto) una possibilita’ di smaltimento ma ad un prezzo superiore di 15 euro a tonnellata rispetto a quello riconosciuto dalla Regione, con una possibile ricaduta dei costi in bolletta per i cittadini campani.
Anche le societa’ della Campania riconoscono, nella lettera invita a Regione e governo, che il problema “riveste carattere nazionale”. Secondo le stime dell’Ispra (rapporto 2018 basato su dati 2016) le acque reflue della Campania producono ogni anno 211mila tonnellate di fanghi da smaltire. Ma altre Regioni come la Lombardia, che produce il doppio dei fanghi della Campania, si stanno organizzando per rispondere a una possibile emergenza spingendo, come anticipato dal Sole 24 Ore, per l’approvazione di un decreto nazionale per l’utilizzo dei concimi da depurazione nell’agricoltura. Ma, allo stato, la Campania non vedra’ alcun effetto di questo decreto perche’ i fanghi prodotti dagli impianti della regione “non hanno caratteristiche tali da poter essere avviati a compostaggio”, scrivono le societa’ campane. La problematica relativa all’emergenza fanghi inCampania e’ stata portata anche all’attenzione della giunta regionale dal Movimento 5 Stelle in una interrogazione a prima firma Gennaro Saiello. “Siamo al cospetto di un’annunciata emergenza rispetto alla quale la RegioneCampania, proprietaria degli impianti di depurazione, risponde con la piu’ assoluta indifferenza”, denuncia il capogruppo regionale M5S. Per Saiello, ad aggravare la situazione ci sarebbe “il mancato appostamento da parte della Regione, nella variazione al bilancio di previsione del luglio scorso, di una dotazione finanziaria per il funzionamento degli impianti, sebbene i consorzi abbiano comunicato da tempo che non possono piu’ far fronte a ulteriori anticipazioni. A farne le spese, i circa 240 lavoratori degli impianti di depurazione, che nei mesi scorsi hanno gia’ accumulato notevoli arretrati e a cui non sara’ possibile garantire le prossime mensilita’. Stesso discorso per il pagamento delle fatture dei fornitori, dal momento che anche le banche hanno gia’ fatto sapere che non concederanno piu’ alcun credito”. A tutto questo “vanno aggiunte le 1.988 tonnellate di fanghi Sma per la rimozione di sabbia e vaglio stoccati negli impianti di Napoli Nord, Acerra, Foce Regi Lagni, Succivo e Marcianise, le cui quantita’ di giacenza superano le 20 tonnellate a sito previste per legge e la cui permanenza ha sforato i 90 giorni previsti. Questo – conclude Saiello – potrebbe comportare un’indagine per stoccaggio non autorizzato”.