Di sangue e di altre cure – il mistero di Caravaggio al Rione Sanità

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di Elisabetta Colangelo

Scrittrice e giornalista, dopo gli scritti teatrali e i fortunati testi sulla sua Napoli (101 cose da fare a Napoli almeno una volta nella vita, 101 donne che hanno fatto grande Napoli, I love Napoli), Agnese Palumbo approda alla narrativa con il romanzo Di sangue e di altre cure, il mistero di Caravaggio al Rione Sanità – Edizioni San Gennaro, primo volume della collana sVicoli.

Napoli, ottobre 1606. Il “seicento a Napoli, l’oro dell’arte, il sangue rosso delle rivolte, la vita affollata e la voglia di vita”. La città vicereale e i suoi colori fanno da sfondo ad una vicenda di passione e coraggio, di trasgressione e riscatto. Non si può fare, diranno a Cecilia che desidera studiare. Non si può fare diranno a Giovanni che, proveniente da una famiglia ricca, desidera diventare un pittore. Non si può fare hanno detto a Padre Antonio Loffredo e al progetto Paranza, che ha restituito dignità e splendore al Rione Sanità.
L’arte e l’amore porteranno i protagonisti a inseguire delle radiografie per scoprire cosa si nasconde davvero dietro la tela di Vincenzo da Forlì, piantata su uno degli altari di Santa Maria della Sanità. Oltre quella pasta di colore una bozza testimonia davvero la mano di Caravaggio?
La Circoncisione che gli fu commissionata dai domenicani è andata perduta o si nasconde sotto la tela di Vincenzo da Forlì, oggi esposta su uno degli altari della basilica?
Il più grande pittore del Secolo d’oro scelse di oltrepassare il limite per raggiungere questi luoghi. Perché lo fece? La tela della Circoncisione è al tempo stesso la chiave e l’enigma.

Non si può fare è il filo conduttore di una storia che si snoda su due piani storici paralleli: il patto tra un uomo e una donna, il coraggio di sfidare divieti e pregiudizi, con mille espedienti, per realizzare il più grande dei privilegi (maschili): scegliere il proprio destino. Che sia la passione di Cecilia, il talento di Giovanni, o la visione di Don Antonio Loffredo e il riscatto del Rione Sanità.
Non si può fare. “Molte di noi hanno trovato conforto in questo divieto, si sono acquietate, hanno domato i demoni, li hanno sopiti. Molte altre sono impazzite, i demoni se le sono mangiate da dentro; hanno vinto loro. E poi ci sono quelle come me, che ci combattono ogni giorno per averne la meglio”. Una storia che è la storia di tutte le volte che non si può fare, e invece con impegno, caparbietà e talento, si fa. E’ la storia dolorosa ed esaltante dell’emancipazione femminile, delle lotte per l’autodeterminazione, dell’affermazione di sé.
Un racconto avvolgente e sincero, che attraversa il tempo, evocando figure potenti e non sempre adeguatamente ricordate, Artemisia Gentileschi, ma anche Annella De Rosa, allieva di Massimo Stanzione, o la struggente vicenda di Beatrice Cenci, ispiratrice di una delle opere più potenti opere di Caravaggio, Giuditta e Oloferme.
Un racconto da leggere e amare. Per leggersi dentro e amarsi un po’ di più.