Diabetologa: “Nuove cure sempre più sicure ed efficaci’

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Roma, 5 dic. (AdnKronos Salute) – “Fino ad oggi con le terapie cosiddette tradizionali sapevamo che ridurre la glicemia aveva un prezzo da pagare rappresentato, soprattutto, dall’ipoglicemia. Oggi, invece, grazie alle nuove classi di farmaci a disposizione possiamo ridurre con efficacia la glicemia con un rischio più basso di crisi ipoglicemiche e, quindi, in modo da avere un favorevole profilo di sicurezza”. Così Simona Frontoni, professore associato di Endocrinologia all’Università di Roma ‘Tor Vergata’ e direttore Uoc Endocrinologia e Diabetologia Ospedale Fatebenefratelli-Isola Tiberina di Roma, intervenendo alla presentazione della campagna ‘Spingersi oltre’ di Msd.

“Siamo passati da un’epoca in cui avevamo a disposizione solo sulfaniluree, metformina e insulina – ricorda – a un’epoca come quella attuale in cui abbiamo un ventaglio di opzioni terapeutiche molto ampio. Possiamo scegliere diverse strade da percorrere, ma dobbiamo anche avere la consapevolezza di saperlo fare. Abbiamo il dovere di scegliere per ogni singolo paziente la terapia più idonea. Perché non è importante solo ridurre la glicemia, ma è importante come la riduciamo in quel singolo paziente. I farmaci sono tanti e tutti controllano la glicemia, ma ogni farmaco ha un meccanismo diverso e, quindi, è molto importante per ogni paziente identificare su quale meccanismo prevalente (spesso è necessario agire con più terapie in associazione) si vuole andare ad agire. Ma non solo, in aggiunta al compito di fare la migliore scelta possibile c’è anche il dovere di scegliere in modo da avere un favorevole profilo di sicurezza”.

“Le nuove classi terapeutiche, in particolare da quella degli Sglt2 inibitori – prosegue l’esperta – hanno in sé alcune caratteristiche che ci permettono di affrontare a 360 gradi le esigenze del paziente diabetico che non solo deve raggiungere e mantenere un buon target glicemico, ma deve anche perdere peso, e questi farmaci possono aiutarci a raggiungere questo obiettivo. Inoltre, il paziente diabetico è molto spesso anche iperteso e, quindi, poter utilizzare una terapia che accanto alla riduzione glicemica e alla riduzione di peso determini anche la riduzione pressoria è evidentemente molto interessante. E questo è quello che questa classe ha dimostrato di saper fare, per non parlare dell’effetto protettivo a livello cardiovascolare e renale che li rende una vera innovazione nel panorama terapeutico attualmente disponibile”.

“In particolare l’arrivo di un nuovo Sglt2 inibitore, ertugliflozin, rappresenta un’arma in più e per noi diabetologi avere a disposizione un farmaco in più in questa classe è davvero molto importante. E’ una molecola, potente e selettiva, che ha alle spalle un numero ampio di studi registrativi e altri studi sono in corso”, conclude Frontoni.