Didattica e neuroscienze Così Salerno fa scuola

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A cura di Cristian Fuschetto

Se potessimo vedere tutto, per esempio anche le onde radio, la vita sarebbe impossibile. Per fortuna, invece, tra le onde elettromagnetiche vediamo “solo” quelle della luce, ovvero quel tanto che ci serve per progettare le nostre azioni. Ecco, questo trucco inventato dalla natura per non farci morire sotto una montagna di informazioni è un esempio di quel che Alain Berthoz ha definito, inaugurando una delle teorie più incredibili e affascinanti di questo nuovo millennio, “semplessità”. neurobiologo di fama mondiale e professore di fisiologia della percezione e dell’azione al Collège de France, Berthoz è diventato celebre come “scienziato della decisione”, dal titolo di uno dei suoi ultimi volumi (“Scienza della decisione”, che insieme a “il senso del movimento” e appunto “la semplessità” rappresenta uno dei più importanti contributi della sua ricerca). “Decidere – spiega lo scienziato – altro non è se non un modo di elaborare un gran numero di dati complessi per trarne conclusioni semplici”. il che è esattamente quello che fa ogni organismo vivente per far fronte alle sfide incessanti poste dall’ambiente: tradurre il caos in ordine, il disordine in una complessità decifrabile. Se l’economia è neuronale la semplessità è una necessità evolutiva e un ottimo campo di prova è proprio quello economico. “In economia – spiega lo scienziato – dobbiamo prendere decisioni importanti e rapide in contesti complessi. il cervello umano risolve questi problemi con processi mentali che tuttavia non sono complessi; ecco, questo è il tipo di meccanismi che io chiamo semplessi. il cervello utilizza principi semplificativi come l’inibizione, la ridondanza, la vicarianza o l’attenzione selettiva, che ci permettono di essere efficienti. Questi processi inducono inoltre a una cooperazione tra aspetti cognitivi ed emotivi, il che sta alla base della costruzione di una vera e propria gerarchia di soluzioni da adottare secondo le evenienze”. La didattica semplessa Dall’economia alla psicologia fino alle scienze politiche, le proposte teoriche di Berthoz stanno dunque contaminando non solo il campo delle scienze dure, ma anche quello delle scienze umane, generando uno straordinario interesse, a partire dalla didattica e dalla pedagogia, ambiti che proprio in italia si stanno mostrando come un terreno particolarmente fertile alle sfide di frontiera nate nel solco della semplessità. Un terreno, per così dire, coltivato innanzitutto da semi campani. lo dimostra la giornata di studi tenuta giovedì scorso a Roma su “neuroscienze e didattica: prospettive di ricerca transdisciplinari” promossa dalla Società italiana di Ricerca sull’Educazione Mediale e dal gruppo di “Traiettorie non lineari” della Società italiana di Pedagogia guidato da Maurizio Sibilio, ordinario di Didattica e Pedagogia Speciale all’Università di Salerno, pioniere in italia della “didattica semplessa”. “Contro il modello tradizionale basato su un rapporto puramente trasmissivo del sapere tra studenti e insegnanti, considerati in modo statico, la proposta teorica di Berthoz ci permette di guardare la classe come un microambiente animato da soggetti dinamici in grado di trovare insieme sempre nuove strategie di adattamento”. “Partendo da studi fisiologici – continua Sibilio – l’applicazione di questa teoria sta dimostrando una flessibilità che va molto oltre l’ambito originario”. Una piccola rivoluzione In ogni caso l’intuizione di Sibilio di tradurre i principi elaborati da Berthoz dal campo neurobiologico a quello pedagogico stupiscono non solo i colleghi più tradizionalisti ma lo stesso scienziato francese che ironicamente ammette: “non avrei mai immaginato che i libri di un fisiologo protesero avere questa adozione in pedagogia”. Fatto sta che la sfida lanciata dalla scuola salernitana sta facendo breccia. “noi – osserva Sibilio – abbiamo semplicemente fatto da trigger, in accordo con gruppi di ricerca dell’Università Cattolica di Milano con Pier Cesare Rivoltella, e dell’Università di Macerata con Pier Giuseppe Rossi, con la magistrale supervisione della professoressa Elisa Frauenfelder. Alla giornata di studio hanno partecipato i rappresentati di ben quattordici atenei. Un buon segnale, forse la rigida divisione tra le “due culture” sta finalmente sparendo anche da queste parti.


Ricerca di frontiera tra pedagogia e inclusione Ordinario di Didattica e Pedagogia Speciale, Maurizio Sibilio è responsabile del laboratorio “Handicap”, del laboratorio di “Didattica e Pedagogia Speciale” del Dipartimento di Scienze Umane e del laboratorio di “Analisi del movimento” del Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Salerno. È membro del Senato Accademico e Coordinatore del Dottorato di Ricerca in “Metodologia della Ricerca Educativa” presso il medesimo ateneo. È inoltre Delegato del Rettore per formazione e ricerca per l’educazione e l’inclusione.

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