Anime prigioniere del nulla. Sembra un mondo parallelo e lontanissimo, dall’esterno un lamento che ripete parole quasi uguali, ma con una irrimediabile disperazione, mancanza di motivazione, di stimoli, assenza della vita stessa. Un dolore interiore, angosciante, che ha un nome preciso: depressione. Subdola e silenziosa, la depressione rappresenta il male del secolo. In Italia, oltre 3,5 milioni di persone soffrono di disturbi depressivi, con un aumento delle diagnosi registrato negli ultimi anni. A livello globale, la depressione rappresenta una delle principali cause di limitazione, colpendo in misura maggiore le donne rispetto agli uomini. Oltre un miliardo di persone al mondo convive con un problema di salute mentale, la seconda causa principale di disabilità a lungo termine, con ingenti costi in termini di cure, perdita di produttività e sostegno sociale. Due persone nello stesso corpo, la depressione si manifesta con una distanza tra ciò che mostriamo e ciò che viviamo quando arriva la depressione. “Ma cosa ti manca?” E’ probabilmente una delle frasi più pronunciate e più dolorose che una persona depressa possa sentirsi dire. Perché parte da un presupposto sbagliato: che il benessere possa essere misurato osservando ciò che una persona possiede, mostra o raggiunge. C’è un’immagine esteriore e pubblica fatta di sorrisi, di bell’apparenza, e forse anche di una vita che al di fuori sembra invidiabile, ma nell’animo di ognuno si nascondono fragilità, dolori, irrequietezza, senso di abbandono, solitudine, una vita insoddisfatta o inconcludente, quello all’esterno non traspare e spesso è incomprensibile ai più. Infatti, la cronaca, le testimonianze pubbliche e la vita quotidiana continuano a raccontarci una realtà diversa. E’ stato Gabriele Cirilli, a raccontare per primo, qualche settimana fa, la sua battaglia contro la depressione e l’isolamento, raccontando di aver passato intere giornate sul divano mentre la moglie lavorava per mantenerlo. E’ riuscito a superare questo buio, grazie alla fede, all’amore della moglie e alla nascita del figlio, che gli ha dato la forza di ripartire. Anche la showgirl argentina, Belen Rodriguez, ha parlato apertamente del periodo di profonda depressione che ha dovuto affrontare, confessando di essersi sentita fragile, svuotata e di aver perso il proprio valore. Belen ha sottolineato come sia stato fondamentale per lei fermarsi e riconoscere la depressione come una vera e propria malattia, prendendosi il tempo necessario per guarire. Un comico, e nessuno lo avrebbe detto mai che un uomo di ironia e apparenza, ha attraversato il tunnel difficile della depressione. Una showgirl bella e invidiata, criticata dall’esterno anche nelle sue stesse fragilità. Eppure dietro l’apparenza perfetta, si nasconde il buio. Ha parlato, invece, di un altro fenomeno, Sarah Felberbaum, attrice nonché moglie del calciatore Daniele De Rossi, di aver conosciuto la depressione e i disturbi alimentari. L’attrice, infatti, ha acceso i riflettori su quanto, spesso, attraverso l’alimentazione si fa male al corpo, talvolta, senza rendersene conto. “Mi facevo del male fisicamente, senza riuscire a capire davvero il motivo”, ha detto. Ci si sente invisibili con la sensazione che nessuno si accorge della propria sofferenza. Quando si attraversano alcune fragilità emotive, affrontare la realtà non è mai semplice. Il mondo sembra trasformarsi in una minaccia continua e la propria comfort zone diventa una gabbia dorata in cui nascondersi per sentirsi al sicuro. La Felberbaum, ha raccontato di recente le sensazioni che l’ansia provoca nella vita quotidiana, riportando “quando stai passando uno dei momenti più brutti della tua vita, dopo un anno complicato, e alcune delle persone che ami di più ti dicono “stasera si esce”. E tu non vuoi.” Raccontando anche che spesso la gente, mette ansia. Perché ci si sente al sicuro solo dentro casa, con tua mamma o con tua sorella. Insomma con le persone che ti conoscono davvero e davanti alle quali non devi mai fingere. Lasciarsi convincere non è facile, alle volte ci provi, e nonostante quella sensazione di pericolo addosso, esci. E sorridi. E alle volte non pensi. Un dolore, la depressione, definito il malessere dei nostri tempi, e non si può banalizzare definendoci tutti “un po’ depressi”, va capita e compresa, e fattori come depressione e stress, del resto, fanno la loro parte, innescando cambiamenti biochimici, ormone che nel tempo aumenta la vigilanza di fronte a un pericolo percepito. Il suo rilascio cronico è devastante: peggiora sonno, appetito, energia, tono dell’umore, tutti i sintomi di chi è depresso. Perché la depressione non si riconosce dagli occhi spenti. A volte si nasconde proprio dietro quelli che brillano di più. E forse è per questo che, prima di chiedere a qualcuno cosa gli manca, dovremmo chiederci quanto conosciamo davvero il suo dolore.






































