Digitale, l’IA entra negli studi dentistici: dalle patologie allo smart design

Foto di Bruno Pereira da Pixabay
L’intelligenza artificiale è già entrata nello studio dentistico. Secondo una ricerca di Ada (American Dental Association), negli Stati Uniti il 43,3% dei dentisti dichiara di utilizzarla per almeno un’attività e un altro 26,4% prevede di adottarla. Dati che fotografano la trasformazione in corso: algoritmi e tecnologie digitali stanno diventando potenti strumenti a supporto del professionista, senza sostituirne il giudizio clinico. In occasione del World Smile Day del 2 ottobre, Straumann Group, insieme al dottore Matteo Cordaro, odontoiatra, ricercatore e fondatore della start-up Treatbase, hanno individuato cinque trasformazioni che l’Ai sta portando nel ‘viaggio’ del paziente dal dentista. ”L’intelligenza artificiale sta già cambiando il modo in cui lavoriamo: ci aiuta a leggere meglio le informazioni, velocizzare alcuni passaggi e rendere più precisa la pianificazione”, dichiara Cordaro. ”Per il paziente significa beneficiare di un percorso sempre più personalizzato, comprensibile e predicibile”.
Ecco le 5 innovazioni: 1) Ai che ‘vede’: dalla radiografia alle zone grigie. Una delle applicazioni più concrete riguarda l’analisi delle immagini diagnostiche. I software basati sull’Ai – usati negli Usa già dal 22,8% dei professionisti – possono supportare il dentista nell’esame delle radiografie, evidenziando visivamente le aree nelle quali potrebbe essere presente una patologia e indirizzando l’attenzione del professionista verso le cosiddette ‘zone grigie’, che richiedono un approfondimento clinico. Il vantaggio riguarda anche la comunicazione: le aree segnalate possono essere mostrate direttamente al paziente, rendendo più comprensibile ciò che il dentista sta osservando e facilitando il confronto durante la visita. 2) Ai che ‘progetta’: vedere il sorriso prima del trattamento. Una delle trasformazioni più immediatamente percepibili dal paziente riguarda lo smile design. Attraverso strumenti supportati dall’intelligenza artificiale è possibile elaborare, a partire dalle caratteristiche individuali, una simulazione di una possibile soluzione estetica e condividerla già nelle prime fasi del percorso. Non si tratta soltanto di ‘vedere prima’ il possibile sorriso – La simulazione diventa uno strumento di comunicazione tra medico e paziente, utile per confrontarsi sulle aspettative, spiegare le possibilità del trattamento e renderne comprensibili anche gli eventuali limiti biologici. Un’applicazione che assume particolare valore nei casi ricostruttivi complessi, nei quali la gestione delle aspettative può essere delicata. ”Un esempio sono i giovani pazienti affetti da labiopalatoschisi, spesso sottoposti fin dall’infanzia a numerosi interventi”, spiega Cordaro.
E ancora: 3) Ai che ‘pianifica’: l’intervento inizia prima della chirurgia. In implantologia, una parte sempre più importante del trattamento viene progettata prima dell’intervento. Le immagini tridimensionali consentono di ricostruire l’anatomia ossea del paziente, mentre i software permettono di pianificare virtualmente il posizionamento degli impianti. L’AI può intervenire automatizzando alcuni passaggi che in precedenza richiedevano un’elaborazione manuale più lunga – sottolineano gli esperti – Per il paziente, una pianificazione più accurata può tradursi in benefici molto concreti: interventi meno invasivi, tempi di guarigione più rapidi e meno tempo trascorso sulla poltrona con la bocca aperta.
4) Tecnologia che ‘assiste’: la chirurgia diventa navigata. Dalla pianificazione virtuale si passa alla sala operatoria. In questa fase l’Ai lascia maggiormente spazio ad altre tecnologie digitali, che aiutano il professionista a trasferire nella pratica il piano definito prima dell’intervento. Nella chirurgia guidata statica, a partire dalla scansione della bocca e dal piano di trattamento digitale viene realizzata una dima chirurgica su misura: una sorta di guida che viene posizionata nella bocca del paziente e che, grazie a fori realizzati nella posizione prevista dal progetto, indirizza il chirurgo nel corretto posizionamento dell’impianto.
5) Ai che ‘prevede’: dalla cura all’anticipazione del rischio. La quinta trasformazione guarda soprattutto al futuro. Gli algoritmi di machine learning e deep learning potrebbero consentire di elaborare grandi quantità di informazioni relative al singolo paziente per identificare pattern difficilmente riconoscibili attraverso la sola valutazione umana. L’obiettivo è arrivare progressivamente a stimare la predisposizione a determinate patologie, prevedere come potrebbe evolvere la salute orale e personalizzare ulteriormente trattamenti, prevenzione e follow-up.
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