Diplomatici in fuga da Tripoli

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Incandescente e critica da giorni la situazione a Tripoli. Le forze leali al generale Khalifa Haftar, uomo forte dell’est della Libia, hanno lanciato l’offensiva sulla capitale, sede del governo di unità nazionale del premier Fayez Al-Sarraj. L’operazione è stata accolta con appelli internazionali alla moderazione, mentre il Consiglio di sicurezza Onu ha organizzato una riunione d’emergenza in questo non nella serata di venerdì. “Lascio la Libia con il cuore pesante e profondamente preoccupato. Spero ancora sia possibile evitare un sanguinoso scontro dentro e intorno a Tripoli”. Lo ha scritto su Twitter il segretario generale delle Nazioni unite, Antonio Guterres, che si trovava a Bengasi. Qui ha incontrato Haftar, hanno fatto sapere fonti dell’autoproclamato Esercito nazionale libico. Le forze del generale hanno preso l’aeroporto.

Tensione alle stelle
Mentre il diplomatico portoghese lasciava il Paese, promettendo anche di continuare “l’impegno per una soluzione politica” e di “sostenere il popolo libico”, i due schieramenti si scontravano violentemente a meno di 50 chilometri a sud di Tripoli, nella zona di Sog Al-Khmies Emsihel. Una fonte di sicurezza ha anche dichiarato ad AFP che le forze di Haftar sono state respinte venerdì da un importante posto di blocco a ovest della città, a Zawiya, dove al-Sarraj si è recato in giornata. La milizia locale è una delle decine che sono nate dopo la destituzione di Muammar Gheddafi nel 2011. Nel messaggio diffuso giovedì online, Haftar aveva affermato che “è arrivato il momento” di prendere Tripoli, promettendo di risparmiare civili e istituzioni. Gli Usa e i loro alleati hanno diffuso una nota congiunta. Hanno chiesto“a tutte le parti una immediata de-escalation delle tensioni” e la Russia ha chiesto di fare “tutti gli sforzi per risolvere la situazione con mezzi politici pacifici”. Anche l’Italia ha espresso preoccupazione. Lo ha fatto con il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che ha ribadito che “la via degli scontri armati rischia di alimentare una escalation di violenza destinata ad allontanare, anziché ad avvicinare, un percorso di pace e stabilità”. E il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, ha aggiunto che “c’è in gioco tutta la stabilità del Mediterraneo”. Due autorità rivali si contendono il potere in Libia da quando il Paese è piombato nel caos alla caduta della dittatura di Gheddafi. Il governo guidato da al-Sarraj, istituito a fine 2015 in virtù di un accordo patrocinato dall’Onu e basato a Tripoli, e l’autorità stabilita nell’est e controllata da Haftar. Il campanello d’allarme è suonato mercoledì sera. Quando l’autoproclamato Esercito nazionale libico ha annunciato da Bengasi la preparazione dell’offensiva per “ripulire l’ovest” del Paese “da terroristi e mercenari”.Dichiarazioni a cui Al-Sarraj ha immediatamente risposto denunciando una “escalation” e parlando di “provocazione”.

Haftar, uomo forte dell’est della Libia, hanno lanciato l’offensiva sulla capitale, sede del governo di unità nazionale del premier Fayez Al-Sarraj. L’operazione è stata accolta con appelli internazionali alla moderazione, mentre il Consiglio di sicurezza Onu ha organizzato una riunione d’emergenza nella serata di venerdì. “Lascio la Libia con il cuore pesante e profondamente preoccupato. Spero ancora sia possibile evitare un sanguinoso scontro dentro e intorno a Tripoli”. Lo ha scritto su Twitter il segretario generale delle Nazioni unite, Antonio Guterres , che si trovava a Bengasi. Qui ha incontrato Haftar, hanno fatto sapere fonti dell’autoproclamato Esercito nazionale libico. Le forze del generale hanno preso l’aeroporto.
Mentre il diplomatico portoghese lasciava il Paese, promettendo anche di continuare “l’impegno per una soluzione politica” e di “sostenere il popolo libico”, i due schieramenti si scontravano violentemente a meno di 50 chilometri a sud di Tripoli, nella zona di Sog Al-Khmies Emsihel. Una fonte di sicurezza ha anche dichiarato ad AFP che le forze di Haftar sono state respinte venerdì da un importante posto di blocco a ovest della città, a Zawiya, dove al-Sarraj si è recato in giornata. La milizia locale è una delle decine che sono nate dopo la destituzione di Muammar Gheddafi nel 2011. Nel messaggio diffuso giovedì online, Haftar aveva affermato che “è arrivato il momento” di prendere Tripoli, promettendo di risparmiare civili e istituzioni. Gli Usa e i loro alleati hanno diffuso una nota congiunta. Hanno chiesto“a tutte le parti , anche attraverso l’Ambasciatore Usa a Tripoli Peter Bodde , una immediata de-escalation delle tensioni” e la Russia ha chiesto di fare “tutti gli sforzi per risolvere la situazione con mezzi politici pacifici”. Anche l’Italia ha espresso preoccupazione. Lo ha fatto con il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che ha ribadito che “la via degli scontri armati rischia di alimentare una escalation di violenza destinata ad allontanare, anziché ad avvicinare, un percorso di pace e stabilità”. E il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, ha aggiunto che “c’è in gioco tutta la stabilità del Mediterraneo”. Due autorità rivali si contendono il potere in Libia da quando il Paese è piombato nel caos alla caduta della dittatura di Gheddafi. Il governo guidato da al-Sarraj, istituito a fine 2015 in virtù di un accordo patrocinato dall’Onu e basato a Tripoli, e l’autorità stabilita nell’est e controllata da Haftar. Il campanello d’allarme è suonato mercoledì sera. Quando l’autoproclamato Esercito nazionale libico ha annunciato da Bengasi la preparazione dell’offensiva per “ripulire l’ovest” del Paese “da terroristi e mercenari”.Dichiarazioni a cui Al-Sarraj ha immediatamente risposto denunciando una “escalation” e parlando di “provocazione”.