Diplomazia Usa al lavoro per capire le cause del disastro del volo Et

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In foto Lewis M. Eisenberg, ambasciatore degli Stati Uniti d'America in Italia

Un presagio oscuro che diventa realtà non può lasciare impassibili; specialmente se arriva da una Ambasciata poco prima dello schianto in Etiopia del Boeing 737 ove sono stati coinvolti anche italiani. In rete si sono diffuse in poco tempo le prime ipotesi complottiste sull’incidente aereo in Etiopia costato la vita a 157 persone. “Non partite da Addis Abeba il 10 marzo”: questo il messaggio pubblicato due giorni prima dello schianto dell’aereo dell’Ethiopian Airlines verificatosi il 10 marzo 2019 sei minuti dopo il decollo dall’aeroporto di Addis Abeba e diretto a Nairobi, in Kenya. Il messaggio è stato pubblicato sul sito ufficiale dell’ambasciata americana in Etiopia l’8 marzo, ma non ha nulla a che vedere con l’incidente aereo come proferito in contemporanea dall’Ambasciatore Usa Lewis Eisemberg.
L’allerta infatti si riferiva ad una manifestazione in programma per il 10 marzo a Meskel Square, una delle piazze principali di Addis Abeba. “L’Ambasciata degli Stati Uniti è a conoscenza delle richieste di protesta che si terranno domenica 10 marzo 2019 a Meskel Square. Non è noto se la protesta sia stata o sarà approvata dalle autorità etiopiche. Proteste si sono già tenute in molte parti della regione di Oromia dal 6 marzo e potrebbero verificarsene ulteriori”, si legge nel testo pubblicato online dall’ambasciata e rilanciato sul profilo Twitter. Il personale diplomatico americano e i turisti erano quindi avvisati del potenziale rischio per la loro sicurezza ed erano invitati a limitare i movimenti intorno ad Addis Abeba e a non arrivare o partire dall’aeroporto internazionale di Bole domenica 10 marzo. In rete però c’è chi ha legato il messaggio dell’ambasciata americana con l’incidente aereo del 10 marzo. Leggendo quanto riportato nel testo, è evidente che le tesi formulate non reggono: l’avviso pubblicato l’8 marzo si riferiva unicamente ad eventuali problemi per la sicurezza in città, a causa della manifestazione che sarebbe potuta sfociare in veri e propri scontri. Inoltre, il messaggio è stato aggiornato il 9 marzo e l’allarme era stato fatto rientrare. “ ​I viaggiatori del governo degli Stati Uniti possono arrivare o partire dall’aeroporto internazionale di Bole domenica 10 marzo. Questo aggiorna l’avviso di sicurezza inviato l’8 marzo 2019”, si legge sul profilo Twitter. Oggi il terrore non ha luogo geografico e l’Africa rappresenta di per se un posto altamente a rischio per chi vuole viaggiare o far ritorno al proprio Paese di origine. Le cause dovute al pannello elettronico possono essere riferite alla complessità che caratterizza i sistemi di bordo dei nuovi vettori Boeing , ma ricondurre un disastro del genere a problemi del genere può essere anche riduttivo dando spazio ad ogni congettura Una coppia di Arezzo, un uomo di Bergamo e un assessore siciliano tra le otto vittime italiane del disastro aereo del volo 302 dell’Ethiopian Airlines , precipitato 6 minuti dopo essere decollato da Addis Abeba. A quanto apprende l’Adnkronos, si tratterebbe di tre volontari della Africa Tremila Onlus di Bergamo: il presidente Carlo Spini, la moglie Gabriella, e il tesoriere Matteo Ravasio. I primi due abitano ad Arezzo, il terzo, un commercialista, sarebbe residente a Bergamo. Spini e la moglie sono due cittadini di San Sepolcro, in provincia di Arezzo. Lui medico in pensione dall’ospedale di San Sepolcro, lei infermiera. Lo ha confermato all’Adnkronos il sindaco, Mauro Cornioli: “Carlo Spini – ha detto con commozione il sindaco – era una persona bellissima che ha lavorato anni nel nostro ospedale. In pensione aveva intensificato il suo amore per l’Africa e con la moglie Gabriella aveva trasmesso alla comunità la sua passione”. Da oltre 10 anni la coppia “collaborava con la onlus bergamasca in cui sono coinvolti tanti medici ed infermieri della nostra zona: si tratta di un mondo che avevano stimolato e coinvolto loro. Erano trascinatori, grandi trascinatori”. Nella lista delle vittime italiane del disastro, anche l’assessore ai Beni Culturali della Regione Siciliana, l’archeologo Sebastiano Tusa. Tusa era diretto a Malindi, in Kenya, per una conferenza internazionale promossa dall’Unesco con la partecipazione di archeologi provenienti da tutto il mondo. L’assessore, che era già andato in Kenya lo scorso Natale insieme alla moglie Valeria Patrizia Livigni, era stato chiamato per la sua grande competenza nel settore dell’archeologia marina. Morto nel disastro aereo anche Paolo Dieci, presidente del Cisp, Comitato Internazionale per lo Sviluppo dei Popoli. Lo confermano all’Adnkronos fonti dell’organizzazione non governativa. Morta anche una funzionaria italiana del Wfp, il World Food Programme dell’Onu. A quanto si apprende da fonti diplomatiche, i nomi di tutte le vittime italiane del disastro aereo di questa mattina in Etiopia: Paolo Dieci, Sebastiano Tusa, Gabriella Viciani, Matteo Ravasio, Maria Pilar Buzzetti, Virginia Chimenti, Rosemary Mumbi, Carlo Spini.