Diplomazie di Italia e Libia in campo per “Time for Action”

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In foto Ahmad Safar, ambasciatore della Libia in Italia

Il 2 maggio Gianfranco Damiano, presidente della Camera di Commercio italolibica, ha aperto a Tripoli, i lavori del primo forum economico tra i due Paesi; con l’avvio del progetto “Time for Action” . Si è attivato un piano di contatti con gli interlocutori imprenditoriali libici che durerà 12 mesi e che vedrà il coinvolgimento di PMI di entrambi i Paesi e di istituzioni governative. Il Presidente ha guidato una delegazione composta da 19 imprenditori, in rappresentanza di 62 imprese interessate nei vari settori strategici per la Libia: oil & gas, telecomunicazioni, infrastrutture, costruzioni, pesca, impianti, energia, Dopo sette anni di guerra, è la prima delegazione della comunità europea che approda, alla luce del sole, in un contesto non del tutto pacificato ma che presenta segni di evidenti miglioramenti. La necessità di consolidare la posizione da sempre strategica per il nostro Paese, ha spinto la Camera di Commercio italolibica ad effettuare un passo così decisivo e tutt’altro che semplice da realizzare. Grazie alla fattiva collaborazione dell’Ambasciata di Libia in Italia, di cui l’Ambasciatore Ahmed Safar,  e a Omar Tharuni, consigliere per l’Italia del premier Fayez al Serraj, è stato possibile avviare il primo evento, la cui portata è stata più volte richiamata durante le due intense giornate di lavoro. L’iniziativa è stata interpretata come un segno positivo e di fiducia, molto apprezzato proprio nel giorno che ha visto la città di Tripoli bagnata dal sangue di 16 vittime per l’attacco condotto al Dipartimento elettorale centrale da parte di tre kamikaze di presunta appartenenza all’Isis. La capacità di favorire condizioni di sviluppo economico, di creare lavoro e soprattutto parternariati tra le imprese dei due Paesi, può consentire il consolidamento dei livelli sociali e accelerare il processo di stabilizzazione della Libia. Nei tre panel di discussioni Damiano ha incontrato, oltre al Premier Serraj, anche i ministri dell’economia, delle infrastrutture e il presidente della Noc (National Oil Company, l’Eni libica) Mustafa Sanallah, della Gecol (l’Eenel ibica) Abdul Majeed Hams e i dirigenti delle principali aziende di stato, nei settori dell’agricoltura, dell’università, delle infrastrutture, dell’edilizia pubblica, dell’energia, dei rifiuti … e della programmazione degli investimenti. È stato molto proficuo l’incontro con il Libyan Businessmen Council (la Confindustria libica) e il suo presidente Tareg Elforjani, che ha portato alla firma di un protocollo d’accordo per incentivare le imprese dei due Paesi a collaborare, considerando che il mercato di riferimento non può essere solo quello domestico ma anche quello dei paesi circostanti, che contano circa 300 milioni di consumatori. La Libia può diventare l’hub strategico per l’Africa e viceversa per l’Europa. 2 La valutazione di un mercato così vasto, consentirebbe nuove attività e assorbirebbe, previa formazione, gli immigrati provenienti da sud; la Camera italolibica ha invitato a presentare progetti, proposte per creare lavoro, produrre beni e servizi soprattutto nel Fezzan. Quest’area subisce una pesante crisi economica nonostante l’incremento dei traffici di droga, armi, carburanti ed esseri umani e dove un sistematico riposizionamento dei cugini d’oltralpe, volta a favorire e sviluppare, con notevole disinvoltura, gli interessi francesi, rischia di generare fratture all’unità del paese. Circa due settimane fa il Presidente Damiano ha incontrato a Tunisi il sindaco di Gharian, il presidente della Camera di Commercio ed altri esponenti di Sebha, con i quali ha avviato un’intensa collaborazione che porterà ad una missione per i primi del prossimo luglio. Nei recenti incontri di Tripoli, e sempre nell’area del Sahara, è stato sottolineato l’interesse a sviluppare e a finanziare, in collaborazione con una banca locale, l’avvio di progetti a sostegno dell’agricoltura (già consolidata), sia per la produzione che per lavorazione dei prodotti. Damiano a Tripoli ha presentato l’iniziativa “Time for Action”, manifestando disponibilità e impegno per sorreggere la fase di ripresa dell’economia e quindi del lavoro, annunciando ben 11 missioni con differenti appuntamenti settoriali che si svolgeranno in Libia sino a maggio 2019. Il prossimo incontro si terrà a Tripoli il primo luglio, con tappa a Bengasi e conclusione a Sebha il 7 luglio pv.; sono previsti meeting principalmente sul tema delle infrastrutture e anche sull’agricoltura. Le imprese italiane, nel B2B, hanno contattato numerose aziende libiche, disponibili ad intessere relazioni sempre più strette per arrivare, come nel passato, a costituire proficue joint ventures. Ricordiamo il recente progetto sulla filiera della pesca, promosso dalla Camera italolibica e reso operativo dalla Regione Friuli Venezia Giulia, sviluppatosi con l’apporto del Ministero degli Interni e decollato grazie alla disponibilità di Benedetta Oddo, all’interno del progetto di cooperazione Nicosia Initiative. Questo percorso produrrà un quadro di riferimento normativo e interessanti connessioni tra gli operatori del settore ittico dei due Paesi, con un’indubbia ricaduta occupazionale. Se il settore oil&gas ha avuto un ruolo predominante, negli incontri sono emersi anche i danni, con effetti letali, dovuti ai depositi dei fanghi estratti dai pozzi; immensi laghi maleodoranti disperdono nell’aria particelle che attivano processi cancerogeni e che stanno segnando con lutti le varie comunità. È un’emergenza dove le nostre imprese possono impegnarsi in un’opera di bonifica totale, grazie a tecnologie brevettate e ad alta efficacia. Sarà questo uno dei temi da affrontare a brevissimo mediante la costituzione di una task force di aziende italiane che dovranno fare da incubatore per creare aziende locali in questa tipologia di risanamento ambientale. L’accoglienza e la disponibilità del governo di Serraj e del centinaio di imprese libiche presenti alla due giorni, in un momento così delicato, fanno ben sperare per un riposizionamento e delle imprese italiane e per un solido e sostanziale aiuto al processo di stabilizzazione del Paese. Restano sul piatto tre temi, non discussi a Tripoli, le cui soluzioni possono risolversi per ora solo a Roma: i visti, i crediti nei confronti delle imprese italiane pari a circa 600 milioni di euro (anni ’90 e ante rivoluzione 2011) e il coordinamento nelle azioni di promozione del nostro Sistema Paese. Nella recente assise tripolina è stata ricordata, più volte, la lentezza dei rilasci dei visti; ad oggi la finestra digitale, per l’iscrizione nella procedura, si apre solo per qualche decina di minuti al giorno e senza date prestabilite. Perdurando questa situazione gli imprenditori libici saranno sempre più attratti dalle facilitazioni di altri paesi (ad esempio verso la Turchia con emissione di visto in aeroporto o Malta che, pur essendo soggetta alla procedura Schengen, garantisce tempi molto più ristretti di emissione). Tutto ciò accade mentre “l’appetito” per i prodotti Made in Italy sembra nuovamente aumentare. Anche la questione dei crediti pregressi, per ora, deve risolversi in Italia: oggi la Libia non può affrontare questo nodo così delicato. La Camera si è mossa affinché con il provvedimento legislativo pubblicato nell’ultima finanziaria si desse una risposta alle nostre aziende: ora si attende, oramai da troppi mesi, il varo del decreto attuativo affinché una promessa non diventi una delusione cocente per le imprese che vogliono e che devono rientrare ad operare e ad investire in Libia. Infine resta innegabile che la voglia d’Italia sia ancora presente tra i libici, ma per quanto tempo riusciremo a favorire questa tendenza? Alcuni interventi sono dettati dalle emergenze (immigrazione e diritti civili) e nonostante l’esigua disponibilità economica, la programmazione non 3 può dirigersi solo in funzione del tema della sicurezza o di “affiancamento” alle grandi imprese. Occorre che la presenza delle PMI sia incentivata, affinché si possano facilitare spin off. Parimenti è necessario che si dia attenzione anche a problemi ai quali possiamo, come Paese, dare risposte qualificanti, immediate e concrete. Il Presidente della Camera ha citato l’emergenza delle mine a Zintane: queste esplosioni continuano a martoriare i corpi di decine di adolescenti, mentre basterebbe l’intervento di un paio di plotoni dei nostri genieri sminatori per ridare sicurezza e serenità alla comunità. Damiano ha chiesto che si aiutino concretamente i fratelli libici, i nostri vicini di casa, a superare questa fase critica: l’Italia lo deve e la Libia lo attende, mentre l’Europa, distratta, assiste.