Discorsi riflessivi

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A Sanremo oltre che ai cantanti è stato lasciato spazio a bellissimi monologhi con argomenti di grande spessore, come quelli sulle donne e soprattutto sulla violenza che queste hanno subito e subiscono tutt’ora. Questa violenza, che a volte assume la forma di una vera e propria ‘’tortura’’, resiste a scomparire nonostante i buoni propositi.
Rula Jebreal, in particolare, ha ricordato il passato duro e doloroso che ha vissuto la madre, oggetto di due violenze: da parte di un uomo e poi di un sistema che l’ha obbligata al silenzio.
Tutti sappiamo che questo accadeva e accade maggiormente in epoche e culture diverse dalla nostra, ma ciò non toglie che resta intatta la sfida a un grande tabù: se dovessimo subire violenza è meglio denunciare o è meglio lasciar stare?
I dati evidenziano che rispetto al passato si denuncia di più ma non tutti i casi hanno avuto esito positivo, non sempre si è avuta giustizia. E molti si chiedono a cosa possa servire la giustizia se non può porre rimedio a quell’evento terribile che ha segnato bambine, mamme, nonne.
Se c’è chi riesce a superare il trauma c’è chi preferisce togliersi la vita perché non riesce a sopportare il dolore del ricordo: i flashback costanti e ricorrenti che si presentano alla mente sempre e in ogni luogo, ricchi di dettagli tanto vivivi da farci rivivere la triste esperienza.
Dall’altra parte, gli autori di tutto questo male quasi mai comprendono la sofferenza che riescono a infliggere insistendo nel comportamento deviato con superficialità e ignoranza. Sapere che esistono persone capaci di tutto questo male ci spaventa e scatena un campanellino d’allarme che ci induce a essere caute e a usare misure di sicurezza.
Dobbiamo stare attente al nostro modo di vestire, evitare di uscire quando cala il sole, muoverci senza destare il sospetto di essere attraenti e infine sperare che tutto questo basti per tutelarci da cattive intenzioni. Ma un’esistenza che punta alla sopravvivenza quanto merita di essere vissuta?
Certamente ci sono altri tipi di abusi, oltre che fisici anche psicologici, da non sottovalutare perché fanno tanto male quanto i primi e ci spingono a sviluppare ulteriori preoccupazioni. Ad esempio, a chiederci se il nostro partner diventerà come gli uomini di cui leggiamo con orrore sulle cronache.
Insomma, è una vita sacrificata per chi deve confrontarsi tutti i giorni con problemi che non si risolvono. Ed è giusto rendere sensibile l’opinione pubblica sulla disperazione delle vittime e sulle conseguenze che certe azioni possono provocare.