Dissapori tra alleati per la gestione delle ostilità

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Ferdinando Nelli Feroci

“C’è una nemmeno troppo celata irritazione americana per il fatto che Zelensky non si consulti abbastanza per la scelta degli obiettivi. Nel momento in cui l’Occidente, e soprattutto gli Usa e il Regno Unito, forniscono assistenza militare massiccia e fondamentale per la difesa dell’Ucraina, è legittimo e comprensibile che su certe scelte di operazioni sia sul terreno, sia fuori, come l’assassinio della figlia di Dugin, Zelensky, prima di prendere iniziative, si consulti coi suoi alleati e in particolar modo col suo principale alleato, ovvero gli Usa”. Sono le parole pronunciate ai microfoni di “24 Mattino” (Radio24) dall’ambasciatore Ferdinando Nelli Feroci, presidente dell’Istituto Affari Internazionali, che spiega: “Se Zelensky si fosse consultato con gli Usa, probabilmentegli sarebbe stato sconsigliato di colpire il ponte di Kerch, perché, anche se dal punto di vista etico, è il minimo sindacale che ci si possa aspettare da un Paese aggredito, è anche vero che era abbastanza prevedibile la reazione russa, che va tutta nel senso di una escalation“.

Nelli Feroci poi commenta l’intervento telefonico di un radioascoltatore, che, criticando le parole precedenti del giornalista Paolo Mieli, parla di “due pesi e due misure” da parte dell’Occidente nei confronti dell’Ucraina e di altri Paesi coinvolti ugualmente in cruenti conflitti: “La questione sollevata dall’ascoltatore è reale. Il tema dei due pesi e delle due misure è uno dei motivi per cui l’Occidente non è riuscito a muovere e a mobilitare una solidarietà attiva a sostegno della propria linea presso i Paesi non occidentali. Paesi come la Cina, l’India, il Brasile, l’Africa e buona parte del Medioriente o sono stati guardare o addirittura si sono schierati dalla parte di Mosca. E questo – conclude – si spiega in larga misura con un risentimento maturato in questi Paesi contro l’Occidente appunto per via di quei casi in cui l’Occidente o non si è mosso o si è mosso dalla parte sbagliata. Questo è un tema su cui forse non si è riflettuto abbastanza. L’Ucraina è un caso diverso ed è giusto che ci siamo schierati, però non siamo riusciti a mobilitare una solidarietà diffusa nel mondo sulla nostra posizione. E questo dovrebbe farci riflettere”.