Documento di Confindustria Salerno:
Ecco come può ripartire la Campania

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I cinque punti di forza: opportunità mediterraneo; qualità, forza lavoro e capitale umano; risorsa conoscenza; patrimonio di bellezza; cultura di impresa. Le cinque priorità da affrontare: sensibilità I cinque punti di forza: opportunità mediterraneo; qualità, forza lavoro e capitale umano; risorsa conoscenza; patrimonio di bellezza; cultura di impresa. Le cinque priorità da affrontare: sensibilità industriale; ambiente e habitat sociale; semplificazione; fondi europei; tassazione. Ha avuto luogo, questa mattina, la presentazione del documento “Impresa Campania. Cinque punti di forza e cinque priorita’ da affrontare” elaborato da Confindustria Salerno in vista delle elezioni regionali di maggio. “In occasione del voto che aprirà in Campania un nuovo ciclo istituzionale – ha sottolineato Maccauro – abbiamo inteso fornire il nostro contributo di idee per la costruzione di un progetto regione che restituisca smalto e nuovo slancio alla nostra terra. La prossima legislatura regionale sarà, infatti, un banco di prova fondamentale: le scelte che si compiranno dovranno essere indirizzate, non solo al recupero delle quote di competitività perdute in questi anni a causa della crisi economica, ma anche a consentire all’intero territorio regionale di avanzare lungo una prospettiva di sviluppo a tutto tondo, coordinando intorno ad essa gli sforzi della politica e, più in generale, della collettività. Al centro va messa la capacità diffusa di fare impresa e di creare un binomio a nostro avviso inscindibile tra il lavoro e la persona, l’unico in grado di legare sviluppo economico e crescita sociale.” Di seguito la sintesi del documento in cui Confindustria indica i cinque punti di forza e le cinque priorità da affrontare: I cinque punti di forza: Opportunità mediterraneo: La Campania per la sua strategica posizione geografica, al centro dei traffici del mediterraneo, ha l’opportunità di giocare un ruolo di primissimo piano che le permetterebbe di guadagnare un punto quasi naturalmente già suo. Dalla nostra abbiamo un elemento di forza straordinario, il porto, la prima industria della provincia salernitana con 1200 dipendenti e circa 5000 persone di indotto diretto. se opportunamente integrata – mettendo in sinergia, e non in conflitto tra loro, gli scali di Salerno e Napoli – la portualità della Campania può concretamente generare ricchezza e occupazione, catalizzare risorse imprenditoriali e investimenti, stimolare lo sviluppo territoriale, migliorando al tempo stesso l’accessibilità e la produttività del sistema economico locale, di cui è già un fondamentale asset strategico. Qualità forza lavoro e capitale umano: noi continuiamo a scegliere la campania come terra di azione perché qui abbiamo sempre trovato le competenze giuste, un riuscito mix di organizzazione, tecnologia, carattere e intelligenza che imprimono dinamicità e sviluppo nelle nostre fabbriche. Risorsa conoscenza La Campania, con i suoi sei atenei, garantisce, specie al mondo produttivo, il giusto incremento e ricambio di capitale umano, nonché la crescita dell’innovazione. in particolare, riteniamo che l’ateneo di Salerno –primo del sud nella classifica sulla qualità delle università redatta dal il sole24ore del 23/6/14 – sia un autentico fattore di sviluppo. va senz’altro ancor più potenziato il raccordo tra l’impresa e le università per migliorare sia la didattica, sia la ricerca, le cui ricadute nel territorio sono essenziali per alimentare processi di crescita. Patrimonio di bellezza In Campania –più facilmente che altrove- è possibile proporre un modello di sviluppo che postuli un’economia di distretto allargato, imperniata attorno ad un processo che integri la valorizzazione turistica con altri settori produttivi (artigianato, enogastronomia, trasporti, ict) strettamente connessi ad esso. Cultura di impresa la nostra cultura di impresa ha dato prova della sua solidità ed efficacia non chiudendosi nei riti e nei miti della proprietà assoluta, ma trasformandosi per stare al passo con i mercati e le richieste dell’ambiente in cui è immersa. base produttiva e funzioni manageriali e tecniche si sono adattate alle mutazioni di bisogni, costumi e consumi di mercati in continuo cambiamento. Basti pensare al caso Fiat di Pomigliano, la cui trasformazione negli ultimi anni è stata radicale. Le cinque priorità da affrontare Sensibilità industriale Va sostenuta una politica di incentivi alle imprese basata su meccanismi automatici e su regolamenti di agevole applicazione. questa deve essere la regola e non l’eccezione. Chiediamo alla regione, di insistere su misure operative come il credito d’imposta, investimenti in nuovi macchinari e attrezzature e potenziamento del fondo di garanzia a supporto del credito, interventi apprezzati dalle imprese per la semplicità di accesso e procedura. Ambiente e habitat sociale Chiediamo un maggiore impegno nella salvaguardia dell’ambiente, attraverso sia una politica di prevenzione, sia una sana collaborazione con gli enti statali per il risanamento delle aree attualmente inquinate. la riqualificazione derivante – non solo “ambientale” – è oggi indispensabile per il rilancio del territorio. Chiediamo, inoltre, all’ente regionale di stimolare la costante partecipazione delle amministrazioni pubbliche competenti nelle conferenze di servizi, indipendentemente dall’obbligo di legge, per il rapido e buon fine dei procedimenti. Semplificazione La semplificazione amministrativa, lo snellimento del sistema burocratico e delle relative normative sono un tema centrale, un costo diretto e indiretto che incide pesantemente sulla competitività del nostro sistema economico e sociale cui è ormai urgente porre riparo. Fondi europei Rispetto alla nuova programmazione di fondi strutturali, la regione Campania – nonostante la riduzione dovuta al tasso di cofinanziamento al 25% – ha disponibili oltre 4 miliardi di euro per realizzare investimenti da tempo attesi nel campo della ricerca ed innovazione, per le infrastrutture e i trasporti, lo sviluppo urbano sostenibile, l’attuazione dell’agenda digitale. Interventi capaci, nel medio periodo, di migliorare in modo strutturale la competitività della regione. Ci auguriamo che possano essere risolte le criticità fin qui avutesi e che problemi di natura finanziaria, mancanza di pianificazione strategica, limitato ruolo dell’impresa negli investimenti, difficoltà di governance amministrativa, diventino un ricordo del passato. Tassazione Strategico poi sarebbe pensare, fin da ora, a un beneficio fiscale legato agli investimenti. Questa misura avrebbe una natura complementare rispetto alla legge Sabatini che riguarda investimenti fino a 1,5 milioni di euro e ai contratti di sviluppo che resterebbero nella disponibilità della regione per interventi superiori a 20 milioni di euro: il beneficio fiscale sarebbe rivolto alla fascia da oltre 1,5 milioni e fino a 20 milioni di euro. E, rimanendo all’interno del perimetro nel quale inserire gli sgravi fiscali, è possibile avanzare una proposta specifica rispetto al programma parallelo che, sulla scorta dell’indicazione del Comitato Mezzogiorno di Confindustria, potrebbe con risorse nazionali integrare le risorse dei fondi strutturali ed essere interamente orientato alla attrazione degli investimenti privati, prevedendo appunto un beneficio proprio per questa tipologia di interventi economici privati (non finanziabile con i fondi strutturali) sotto forma di credito d’imposta.