Domenica, l’ultima d’agosto, che caldo fa, anche ora che il mese sta per finire

Un tempo il mese di agosto era riservato un po’ da tutti al riposo o, soprattutto in campagna, a portare a termine i vari lavori meno importanti lasciati indietro, nei mesi trascorsi fino ad allora, per dare la dovuta precedenza alle scadenze colturali. Questo che finirà domani è stato di tutt’altro genere. Oltre che caldissimo e anche più, è stato pieno di eventi tutt’altro che distensivi, più precisamente di particolare violenza. Per iniziare a elencarli, c’è solo l’imbarazzo della scelta e, per essere prudenti e anche scaramantici, è doveroso ricordare che domani è ancora agosto. Per molti di tali accidenti esiste un denominatore comune: sono stati tutti o quasi manifestazioni spontanee del pianeta Terra. I fatti a cui si riferisce quanto appena esposto sono ormai tristemente noti. È l’altra serie, quella non spontanea, coeva e causata dall’uomo, che ha intensificato il proprio potere distruttivo anziché avviarsi a soluzione. Per di più, i disastri causati, in primis il numero delle vittime, è di gran lunga superiore a quello delle altre aberrazioni innanzi esposte. Quindi si sarebbe portati a credere che, all’interno di un anno, il 2026, orribile e memorabile di per sé, il periodo estivo abbia fatto da culmine. Con domani i primi otto mesi dell’anno saranno stati superati: in campagna si suol dire che la semina è finita e è imminente l’inizio della raccolta. Fuori dai campi la situazione è diversa. La semina non ha rispettato la sequenza naturale e la raccolta risulterà di conseguenza fuori degli standard ordinari. Non è piacevole affermare che, stando così i fatti, potrebbero rivelarsi pie illusioni le previsioni di rientro negli alvei naturali delle sorgenti di violenza che a tutt’oggi non hanno ridotto minimamente la loro portata. La storia ha dovuto annoverare nei suoi annali combinazioni negative oltremodo pesanti, ma a un marasma del genere dalle dimensioni dell’attuale, prossimo al punto di non ritorno, a memoria d’uomo, mai. Ciò che è necessario tenere nella dovuta considerazione è che al peggio non c’è limite, né tanto meno si è mai avvicinato come ora.