Domenica nel Museo con ingresso gratuito

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Domenica nel Museo con ingresso gratuito. Ah quante speranze. Speranza di vedere gratuitamente la mostra sulla Magna Grecia, di ripararsi dal sole d’agosto più caldo e crudele di sempre, di trascorrere qualche ora d’emozione lasciandosi trasportare dalla storia e dalle storie che ogni singolo pezzo può raccontare a chi voglia ascoltarlo. Il tutto gratuitamente. Apperò.
Il pubblico nel pomeriggio sembra però meno interessato all’ingresso gratuito. Al mattino genitori con bambini approfittano di questa facilitazione per proporre ai pargoli in crescita una visione che supera qualsiasi fotorendering, videogioco o altro. Nel pomeriggio il pubblico, meno interessato all’intrattenimento, e probabilmente anche culturalmente più strutturato, indugia piacevolmente davanti alle opere. Domenica d’agosto che caldo fa. I visitatori barcollanti si aggirano tra le sale, sono interessati ma per lo più cercano di giungere vivi alla fine del percorso. Alla ricerca del condizionatore perduto. Due strenui residui della refrigerazione, affiancati in un’unica sala emettono il sospirato fresco attirando più pubblico dell’intera collezione museale. Il sospetto di un guasto all’impianto d’areazione diventa pian piano certezza, qualche altro refrigeratore di fortuna ormai fuori uso è abbandonato negli angoli di alcune sale.
Il locale adibito a bar ha un aria deliziosamente e pericolosamente gelida. Ogni tanto qualche turista lo scova e si accascia sui divani o ai tavolini. La visita in queste condizioni è diventata un impresa prima di tutto fisica. Poche le sedie, le panchine, o qualsiasi cosa che possa servire a riposare durante la visita ad uno dei musei dalle collezioni più affascinanti al mondo. Un gruppo di tedeschi chiede con insistenza di avere accesso alla mostra sulla Magna Grecia. Impossibile, poiché l’ingresso è gratuito ed invece la mostra non lo è. La sala è dunque chiusa. Senza specifica su internet. E il visitatore disposto a pagare per godere dei quei capolavori? A casa, o guardi il resto: c’è tanto altro. E se…basta non si insista e si torni domani. E se il turista parte peccato per lui. Sarà per un’altra volta. Così è se vi pare. Pirandello fai tu qualcosa, se puoi.
La valutazione dell’opportunità o meno di tenere aperta una struttura in assenza (per qualsiasi motivo) di un adeguato sistema di raffrescamento, di tenere chiusa anche per chi voglia pagare, la collezione più ambita del momento con scuse poco credibili è un problema. Giorno di festa nel mese in cui quasi dovunque è vacanza. Sembra uno scherzo, o una sfida per misurare il coefficiente d’interesse per la struttura anche in condizioni precarie. Ecco un elemento che avrebbe potuto attirare ancora più pubblico e non ricevere critiche. Denunciare le carenze, sfidando il pubblico degli appassionati. Una buona comunicazione e il risultato sarebbe arrivato.
Si può elucubrare d’interpretazione, storytelling, chi è nato prima l’uovo o la gallina, la fava e la rava…tutto. Quando però l’errore è di natura organizzativa non è più una questione di capacità, di filosofia sulla gestione o di altro. Il ragionamento è invece economico (posso tenere chiusa la sezione a pagamento nel giorno d’ingresso gratuito? Perdo visitatori, considerato il periodo? Eccetera eccetera), di capacità ricettiva in senso qualitativo, non quantitativo. È un peccato che un Museo davvero contenitore di bellezze incomparabili perda in appeal solo per banalità organizzative. Organizzazione. nell’alfabeto della gestione dei beni culturali dovrebbe state proprio all’inizio dell’elenco.