Domenico Sepe, autore della statua D10S: Napoli per me è tutto, e Diego mi ricorda il sorriso di papà

249
in foto Domenico Sepe (ph. Antonio Murolo)

Domenico Sepe, autore della statua “D10S” inaugurata il 25 novembre all’esterno del Maradona, si racconta in questa speciale intervista a cuore aperto. Le emozioni provate dopo la morte di Diego, il meticoloso lavoro per rappresentare il Dieci, l’amore per Napoli e la sua arte. Sentimenti e competenza si fondono nelle sue parole, dando vita ad uno splendido racconto.

in foto la statua all’esterno dello stadio Diego Armando Maradona (ph. Matteo Ciacchio)

di Raffaele De Santis

Hai avuto l’onore ed il piacere di creare la prima statua di Diego post mortem: la definiresti una sfida più emozionante o più impegnativa?
Penso entrambe le cose. Emozionante perché, per un napoletano, poter realizzare la scultura di Diego significa tanto. Per un tifoso del Napoli la perdita di Maradona significa la perdita di qualcuno veramente vicino a te, una persona cara: questa spinta emozionale mi ha dato la forza per lavorare sulla scultura.
È stata anche impegnativa perché realizzare tecnicamente una statua di un giocatore che calcia, che corre e che ha uno sguardo concentrato nella corsa non è semplice. Quando ho iniziato non sapevo che potesse diventare un’opera, l’ho capito dopo circa 15 giorni.
La statua per me non rappresenta unicamente Diego, ma anche il legame con mio padre. Attualmente non gode di ottima salute, ed osservarla mi riporta allo stadio con lui, che con le braccia verso l’alto sorrideva: il Parkinson ora non mi permette di vederlo più così. Diego per me significa questo, rapporto genitore-figlio.

Il rapporto con il papà penso sia il collegamento più sentito e bello che Diego ci riporta alla mente: abbracciarsi ed essere felici con il proprio genitore grazie alle sue magie è meraviglioso. La statua è costruita in bronzo, un materiale con cui lavori spesso: è quello con cui ti trovi meglio o ne preferisci altri?
Il bronzo è il materiale che prediligo, quando avevo 12 anni ho viaggiato in Grecia, visitando il Partenone, ed ho studiato i greci. Amo la scultura in bronzo perché essendo vuota ha lo spazio per custodire la parte spirituale. Inoltre, questo materiale riflette e ti consente di restituire la luce e lo sguardo di chi lo guarda.
Non a caso nella mia scultura il numero 10 ha l’effetto specchio, e chi lo guarda si rivede in Diego. La base della statua è la cartina geografica dell’Argentina: il piede sinistro di Diego parte dalla provincia di Buenos Aires, dalle origini di Diego Maradona, fino ad arrivare alla maglia del Napoli vincitrice, con i trofei cuciti sopra.
C’è un altro aspetto che mi interessa: quello del fuoco. Per fare un’opera in bronzo parto dal modello in argilla e poi ritocco la cera, quindi modello con il fuoco, che scioglie la cera e fonde il bronzo. È un elemento centrale nell’opera e nel mio vissuto, che ci riporta direttamente al fuoco del Vesuvio.

in foto Domenico Sepe al lavoro (ph. Antonio Murolo)

I greci sono un popolo importantissimo a livello artistico e culturale, a Napoli hanno lasciato molto. Rivedi nella nostra città qualcosa che ti ispira?
Napoli per me rappresenta tutto. È la mia maggior fonte d’ispirazione in assoluto: abbiamo il Cristo Velato, oppure la bellezza neoclassica dell’arco di Piazza del Plebiscito… assorbo tutto ciò che è partenopeo, non a caso la mia scultura si ispira anche a quella di Vincenzo Gemito, scultore di inizio ‘900. Per me è stato un faro e mi rivedo molto in lui.
Sostanzialmente, Napoli è tutto per me. Non trovo altri modi per descrivere il mio rapporto con la città e la sua storia, i suoi paesaggi, i suoi musei…

in foto il Cristo Rivelato

Delle opere che hai creato, escludendo quella di Diego, quale ti entusiasma di più?
In realtà ce ne sono diverse. Però, effettivamente, una rappresenta l’inizio e la fine di un percorso lunghissimo: il Cristo rivelato. Una resurrezione, completata nel momento in cui siamo stati tutti costretti in casa per via del virus, senza poter uscire e vivere la nostra quotidianità. Ho creato quest’opera, che racconta per la prima volta nella storia un Cristo nella fase di resurrezione, pensandola in un luogo oscuro e chiuso. Lo spostamento del panno (che simboleggia la morte) indica la ricerca della luce. Quest’opera sicuramente mi identifica più delle altre.

Svegliarsi dunque dal buio in cui ci siamo ritrovati in quei terribili giorni. Forse è lo stesso buio in cui siamo precipitati dopo la morte di Diego, e che spero la statua non debba ancora vedere a lungo: quando verrà esposta fuori al Maradona definitivamente?
Il mio desiderio è che presto possa essere installata in maniera definitiva, poiché l’emozione che ho provato il 25 novembre è stata immensa, e spero che quest’attesa sarà compensata dall’eternità. L’eternità che Diego può donarci da fuori il Maradona, quando sarà definitivamente collocato lì. E’ una tempistica tecnica, legata alla parte burocratica, che va rispettata perché tutto dev’essere a posto. Stiamo comunque installando un monumento pubblico, dunque inevitabilmente legato ad una serie di dinamiche burocratiche.

Domenico vi attende alla presentazione della sua opera Cristo Rivelato del Museo-Cripta “Cristo Rivelato” (Brusciano, in via Camillo Cucca 386). Il Museo aprirà le sue porte domani, mercoledì 8 dicembre, alle 10, con la presentazione fissata alle 10,30