Donne ed energie green: accordo tra Italia e Agenzia Internazionale dell’Energia

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Clean Energy Education and Empowerment (C3E): è questo il nome dell’accordo siglato da Italia, Canada, Finlandia e Svezia con l’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA), organizzazione intergovernativa dell’Ocse nata nel 1974 in seguito alla crisi petrolifera dell’anno precedente, oggi sempre più orientata verso lo sviluppo di energie alternative e sostenibili. L’obiettivo è di rafforzare il ruolo delle donne nelle professioni legate all’efficienza energetica, alle fonti rinnovabili e alle tecnologie low-carbon. È l’Enea a rappresentare il nostro Paese: l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile fa parte del comitato esecutivo, oltre ad essere leader della task force che avrà il compito di raccogliere dati e di formulare indicatori per individuare le barriere che impediscono alle donne di accedere e fare carriera nel settore. “I dati finora rilevati – dichiara Tania Giuffrida dell’Unità Studi e Strategie dell’Enea, membro del comitato esecutivo di C3E – non sono in linea con quelli sulla formazione universitaria, che dovrebbe essere alla base del percorso di carriera. In Italia, infatti, nel 2014 la percentuale di donne laureate nei settori tecnico-scientifici, definiti anche STEM, è stata pari al 53%, contro il dato del 58% relativo al totale delle lauree. Le ragazze tendono quindi a raggiungere un livello elevato di formazione e sarà interessante monitorare negli anni quale effetto avrà”. Nelle imprese della Penisola, la legge 120 del 2011 ha favorito l’aumento delle quote rose: nelle società quotate in borsa il consiglio di amministrazione deve essere composto per almeno un terzo da donne e la presenza femminile è passata dal 5% del 2007 al 30,9% nel 2017, ma la percentuale che ricopre il ruolo di amministratore unico rimane ferma all’8%. In particolare, nelle principali società di produzione e distribuzione dell’energia, la posizione di presidente è ricoperta da donne per il 43%; nessuna, tuttavia, ha il ruolo di amministratore unico. Nelle associazioni di industriali dell’ambito energetico, solo il 19% delle posizioni di vertice è occupato da donne, mentre la quota rosa nel management è pari al 9%. Nel settore della ricerca pubblica in campo energetico, infine, le donne coprono circa il 22% delle posizioni di responsabilità nei gruppi di management, come le direzioni di dipartimento, i laboratori e le unità speciali.

Pa.Ci.