Dopo 45 anni il centro sociale Gridas di Scampia rischia lo sgombero, appello dal mondo della cultura

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Il Gridas – Gruppo risveglio dal sonno rischia lo sgombero dallo storico centro sociale di via Monterosa, a Scampia. Dopo quasi 45 anni di attività culturali, artistiche e sociali, l’associazione lancia un appello pubblico sostenuto da esponenti del mondo della cultura, dell’arte e dello spettacolo per fermare quella che viene definita una decisione non solo giuridica, ma profondamente politica.

La sentenza e il rischio sgombero

Alla base del provvedimento c’è una sentenza della Corte d’Appello che ha respinto il ricorso del Gridas contro la condanna per “occupazione senza titolo”, riconoscendo la proprietà dell’immobile all’Acer (già Istituto autonomo case popolari), ente afferente alla Regione Campania. Tradotto, secondo l’associazione: chi ha restituito vita a un luogo abbandonato viene trattato come un problema, chi ha prodotto cultura, relazioni e cura viene definito abusivo.

Quarantacinque anni di attività senza finanziamenti

Il centro sociale di via Monterosa fu costruito tra gli anni Sessanta e Settanta per essere destinato ad attività sociali. Il Gridas lo ha sottratto all’abbandono, mantenendone la destinazione d’uso, aprendolo al quartiere, pagando le utenze e cercando negli anni soluzioni per regolarizzare la propria presenza.
L’associazione sottolinea di aver sempre operato senza alcun finanziamento pubblico o privato, esclusivamente grazie al volontariato e all’impegno gratuito.

L’assoluzione del 2013

Già nel 2013, il Gridas era stato protagonista di un procedimento penale conclusosi con una piena assoluzione, che riconosceva il valore della sua opera gratuita al servizio della collettività.

Il Carnevale sociale e l’urgenza dell’appello

L’allarme arriva a due mesi dalla 44ª edizione del Carnevale sociale di Scampia, che parte proprio dal centro sociale e coinvolge persone, bande musicali e associazioni provenienti da tutta Italia.
L’appello è rivolto al presidente della Regione Campania Roberto Fico, al sindaco di Napoli Gaetano Manfredi e al dirigente Acer Vincenzo Lebro, affinché consentano al Gridas di continuare la propria attività culturale, sociale e artistica nella periferia nord di Napoli.

I primi firmatari dal mondo della cultura

Tra i primi a sottoscrivere l’appello figurano Desirée Klain, Marisa Laurito, Maurizio de Giovanni, Roberto Saviano, Daniele Sanzone, Maurizio Capone, Carmine D’Aniello ‘o Rom, Patrizio Rispo, Massimo Mollo, Marzia Del Giudice, Trisha, Roberto Colella, Giuseppe Giulietti. L’appello è pubblicato sulla piattaforma Change.org.

“Non è una questione tecnica, ma politica”

Il testo dell’appello è netto: lo sgombero del Gridas non viene letto come un atto amministrativo, ma come una scelta politica che colpisce un’idea di città fondata su partecipazione, autogestione e cultura come bene comune.
Per questo il Gridas chiama in causa il mondo della cultura non come ornamento, ma come responsabilità pubblica, invitando artiste e artisti, attrici e attori, musiciste e musicisti, scrittrici e scrittori, registe e registi, operatrici e operatori culturali, cittadine e cittadini a prendere parola.

L’eredità di Felice Pignataro

Le pareti del centro sociale sono impreziosite dai murales di Felice Pignataro, figura centrale della cultura popolare napoletana e riferimento nazionale per l’arte pubblica e l’impegno educativo nei territori.

A Pignataro è dedicata, su proposta dal basso, la stazione FELImetrò della Linea 1 della metropolitana di Napoli (fermata Piscinola). La sua opera è riconosciuta ufficialmente come bene comune immateriale della città di Napoli da una delibera comunale del febbraio 2018 ed è apprezzata anche a livello internazionale.

Video, firme e prese di posizione pubbliche

L’appello invita a:

  • firmare il documento;

  • realizzare brevi video di solidarietà al Gridas;

  • chiedere pubblicamente il blocco della sentenza e una chiara assunzione di responsabilità politica da parte della Regione Campania e del Comune di Napoli.

Non servono comunicati prudenti, sottolinea il testo, ma una presa di parola diretta. Una sola domanda: “Cos’è per te il Gridas?”.

Non solo un edificio

“Il Gridas non è un edificio. È una pratica viva. È memoria collettiva, conflitto, possibilità”.
Per questo, avverte l’associazione, il silenzio non è neutralità, ma complicità.

Il messaggio finale è chiaro: “Il Gridas non si tocca, è della città di Napoli. Giù le mani dagli spazi sociali”.