Dopo lo scivolone di Wall Street crolla anche Tokyo (Nikkei -2,13%)

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Piazza Affari unitamente a tutte le borse europee si muove in rosso, stamani. Il Ftse Mib segna -0,71%, il Ftse Italia All-Share -0, 69%, il Ftse Italia Mid Cap -0,55%, il Ftse Italia Star -0,58%.
A Francoforte il DAX segna -0,62%, a Londra il FTSE 100 -091%, a Parigi il CAC 40 -0.69%, a Madrid l’IBEX 35 -0.49%.

Dopo lo scivolone di Wall Street martedì (il peggiore dei tre principali indici Usa è stato il Nasdaq, in declino dell’1,83%), le vendite sono proseguite alla riapertura degli scambi in Asia sui dubbi riguardo alle prospettive derivanti dalle politiche economiche del presidente Usa Donald Trump. Timori che hanno spinto gli investitori verso i beni rifugio: l’oro è poco mosso, ma arriva da cinque sedute consecutive di guadagni (e in overnight ha toccato i massimi di due settimane), e il vero protagonista è lo yen, salito ai livelli più elevati dal 28 novembre scorso.

Per questo è proprio Tokyo a trainare il declino dei mercati asiatici: il Nikkei 225 si è chiuso con un crollo del 2,13% (performance sostanzialmente uguale per l’indice più ampio Topix, deprezzatosi del 2,12%). Decisamente più limitata la flessione di Seoul: il Kospi, che martedì in intraday aveva toccato i massimi degli ultimi 23 mesi, ha segnato infatti un declino dello 0,46% in chiusura. Il clima complessivo però è evidenziato dall’andamento dell’indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso, che perde l’1,40% (più netta flessione intraday dal 15 dicembre), dopo che nella precedente seduta aveva toccato i massimi dal giugno 2015.

Tra le altre materie prime, continua il declino dei metalli di base, con il rame che perde lo 0,60% a Londra (dopo il crollo dell’1,80% della sessione precedente) a fronte della flessione di quasi il 2% del nichel. 
Protagonista assoluto, in negativo, è però il minerale di ferro: i future sull’iron ore in consegna a settembre al Dalian Commodities Exchange hanno toccato un crollo del 4% ai minimi dell’ultimo mese. Il declino è di quasi il 12% da fine febbraio. 
A deprimere i corsi ci sono anche le banche cinesi che, come riporta Caixin, su ordine della People’s Bank of China hanno ulteriormente aumentato i tassi d’interesse applicati sui mutui, deprimendo le prospettive per il settore immobiliare.

Tracollo per i titoli minerari a Sydney: Bhp Billiton e Rio Tinto hanno perso quasi il 3% mentre è superiore al 5% la flessione di Fortescue. E l’S&P ASX 200 ha segnato un declino dell’1,56% in chiusura. Calo, ma più moderato, anche per le piazze cinesi: Shanghai Composite e Shanghai Shenzhen Csi 300 hanno infatti perso lo 0,50% e lo 0,47% rispettivamente. In negativo anche lo Shenzhen Composite, deprezzatosi dello 0,30% a fine seduta.

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Mercoledì 22 Marzo 2017

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