Dopo Sorrentino, Martone: il cinema made in Napoli incanta Venezia: quasi 8 minuti di applausi per Qui rido io

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in foto una scena del film Qui rido io

Un lunghissimo applauso di quasi 8 minuti ha accolto la proiezione nella Sala Grande del Palazzo del Cinema del Lido di “Qui rido io”, il film di Mario Martone, terzo titolo italiano a sfilare nel concorso principale della Mostra di Venezia.
Mario Martone è tornato a Venezia, a due anni dal film Il sindaco del rione Sanità, tratto dalla celebre opera di Eduardo De Filippo, con un’altra opera che parla di teatro, di Napoli e di paternità negata, questa volta a plurimi livelli. Qui rido io è un ritratto del grande commediografo e attore napoletano Eduardo Scarpetta, interpretato da Toni Servillo, e della sua enorme famiglia allargata. “Un patriarca amorale”, lo ha definito il regista, rappresentato nel momento in cui, all’apice della carriera, “pecca di hybris, decidendo di sfidare il più grande poeta d’Italia, Gabriele D’Annunzio”, parodiando una sua opera, il che lo porterà a dover affrontare la prima storica causa sul diritto d’autore in Italia. “Quanto si può scherzare su argomenti su cui non si può scherzare? Ci sono cose su cui oggi non si può più molto scherzare, ed è anche un bene – ha dichiarato Martone rispondendo a una domanda dell’agenzia Dire -. Le cose cambiano, qualche anno fa era in un modo ora è così, in futuro, quando una serie di questioni sociali saranno state un po’ messe a posto, sarà ancora un’altra cosa, magari si allenterà la presa. Certamente Scarpetta ci si è trovato in mezzo, la sua comicità irritava un po’ di artisti napoletani che volevano un teatro fatto non solo di risate. E D’Annunzio rappresenta una forma d’arte legata al potere, rappresenta ciò che è alto”.
Oltre alla paternità negata del testo parodiato del poeta, nella pellicola c’è anche e soprattutto quella non concessa ai tanti suoi figli (tra cui i celebri Titina, Eduardo e Peppino De Filippo) generati fuori dal matrimonio, ma comunque accolti nella enorme “famiglia-compagnia-tribù” di Scarpetta, dove casa e teatro sono una cosa sola. “In uno scambio fantastico di vita e palcoscenico, si mischiano continuamente le tende dei salotti e le quinte del palcoscenico- ha dichiarato Servillo oggi in conferenza stampa al Lido- È stata un’occasione magnifica interpretare Scarpetta, un attore che celebra la vita. È un film in cui coincidono nascite e debutti, successi e insuccessi, le invidie e l’ammirazione, come in un grande prisma che è la vita stessa”. A intrecciare ulteriormente vita e arte, la presenza nel cast di un vero Scarpetta, il giovane Eduardo, bisnipote di Vincenzo Scarpetta (personaggio che interpreta nel film) e figlio del capo dinastia a cui Servillo presta il volto. A fare da sfondo la sfavillante Napoli degli inizi del ‘900, dove splendono teatri e cinematografo, e che torna prepotente anche nella colonna sonora, con brani che rievocano la città in maniera libera, in quanto non per forza storicamente legati al periodo in cui Scarpetta è vissuto.