Dopo Spagna e Francia anche l’Italia avrà il ministero per la Transizione ecologica

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in foto Roberto Cingolani (Imagoeconomica)

Il Ministero della transizione ecologica passerà alla storia come il ministero più importante di cui non avevamo mai sentito parlare. Se fino a pochi anni fa il tema dell’ecologia era di appannaggio (quasi) esclusivo dell’ormai defunto partito dei Verdi, negli ultimi tempi, complice l’inclusione nelle linee guida del Recovery Fund, la vocazione ecologica sembra essere diventata propria di tutti partiti. Tutti vogliono piantare la bandierina nella speranza di riuscire a raccogliere il voto della platea sempre più ampia di elettori attenti alle tematiche ambientali.
Sulla scia di quanto già avvenuto in Spagna e Francia, il Presidente del Consiglio Draghi ha deciso di istituire anche in Italia un nuovo ministero per rendere il sistema produttivo più eco-sostenibile. Sotto la guida del professor Roberto Cingolani, ex direttore scientifico dell’Istituto italiano di tecnologia di Genova, in poco più di due mesi, il vecchio Dipartimento per la transizione ecologica e gli investimenti verdi (costola nel governo precedente del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare) dovrà diventare un vero e proprio ministero, la cui responsabilità primaria sarà quella di gestire parte dei fondi che arriveranno all’Italia attraverso il Recovery Fund.
Per comprendere meglio la centralità che questo ministero è destinato ad assumere nei prossimi anni, è necessario fare un passo indietro e chiarire il ruolo della transizione ecologica nel contesto degli aiuti che l’Unione Europea ha messo a disposizione degli stati membri per affrontare la crisi dovuta alla Pandemia di COVID-19. Il Recovery Fund è infatti stato creato per finanziare investimenti pubblici e riforme strutturali nei singoli stati dell’Unione Europea. I fondi vengono distribuiti agli stati membri sulla base dei piani presentati entro il 30 Aprile 2021 dai governi nazionali. Per poter ricevere l’assenso dell’UE i piani devono necessariamente rispettare quattro criteri:
1. Allinearsi con le priorità dell’UE;
2. Affrontare le criticità specifiche evidenziate a livello Europeo;
3. Supportare la transizione ecologica;
4. Favorire le transizione digitale.
Nello specifico, è stato stabilito che il 37% delle risorse destinate agli stati membri deve essere utilizzato per implementare iniziative volte a combattere il cambiamento climatico e promuovere la sostenibilità ambientale. Il Dicastero del prof. Cingolani avrà dunque un controllo diretto su circa 77 dei 209 miliardi di Euro messi dell’Italia dall’UE.
Ma il ruolo del Ministero per la transizione ecologica non si limiterà alla gestione diretta di parte dei fondi proveniente dall’Europa. A differenza degli altri ministri che tendono ad occuparsi di un settore specifico (vedi turismo, pubblica amministrazione, economia, politica estera, etc.), l’azione del neo-Ministro Cingolani è destinata ad intrecciarsi con tutte le iniziative promosse dal governo che vogliano essere finanziate con i fondi europei. Indistintamente dal settore, tutti i progetti e tutte le riforme che vogliano beneficiare delle risorse messe a disposizione dal Recovery Fund, dovranno rispettare il principio del “non arrecare un danno significativo” contro l’ambiente. Gli Stati membri – chiarisce la Commissione Ue – dovranno fornire una valutazione che confermi che ciascun progetto non danneggi in maniera significativa l’ambiente. Questa valutazione verrà svolta proprio dal Dicastero della transizione ecologica che sarà preposto alla supervisione di tutti i progetti inclusi nel Recovery Plan, sia nella fase di programmazione che nella fase di esecuzione.
Si prospettano dunque mesi impegnativi per il Ministro Cingolani. Tra azioni volte a definire l’organigramma e le funzioni del nuovo Ministero alla preparazione dei progetti da includere nel Recovery plan, c’è molto lavoro da fare e poco tempo a disposizione. Non possiamo che fare i nostri migliori auguri al Ministero della transizione ecologica dalle cui capacità di programmazione e supervisione dipenderanno la quantità di risorse che l’Europa deciderà di mettere a disposizione dell’Italia per far ripartire l’economia.