Draghi, il paternalismo libertario della spinta gentile

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(in foto Mario Draghi)

La teoria alla quale sembra più avvicinarsi il metodo scelto dal premier Mario Draghi per governare il Paese è quella della “spinta gentile” (nudge) suggerita dal premio Nobel Richard H. Thaler e dal giurista Cass R. Sunstain in un libro diventato molto famoso in America per la sua alta capacità suggestiva.
Questa teoria parte dalla considerazione che gli esseri umani agiscono in maniera irrazionale (contrariamente a quanto sostenuto dagli economisti classici) e che, dunque, hanno bisogno di incentivi e pungoli per prendere decisioni che vadano nel loro interesse. Insomma, vanno aiutati a scegliere bene.
Il principio ispiratore viene definito dai due autori come “paternalismo libertario”. Espressione che a prima vista potrebbe apparire contradditoria e che invece aderisce perfettamente alla fattispecie: paternalismo perché c’è un’indicazione chiara del percorso, libertario perché non c’è obbligo di seguirlo.
La formula è così elastica che si può adattare a tutti i livelli di comando: dall’ordine mondiale alla gestione di un piccolo comune. Vale per le imprese e per le famiglie. Si tratta, appunto, di un metodo e come tale può essere utilizzato in ogni genere di istituzione, pubblica o privata, e circostanza.
Più facile a dirsi che a farsi perché, in definitiva, tutto dipende dal sistema di regole che saremo capaci di proporre alla comunità alla quale ci rivolgiamo e farlo accettare dalla maggioranza che la compone in modo che i comportamenti dominanti si conformino al desiderio di chi ha progettato il modello.
In sostanza occorre attivare una disciplina che passa sotto il nome di “architettura delle scelte”. Dal modo in cui sapremo definire e realizzare l’infrastruttura delle regole dipenderà la risposta dei destinatari. Molto intuitivo nella teoria, assolutamente ignorato nella maggior parte dei casi pratici.
Prediamo il caso del pagamento delle tasse, per fare un esempio a tutti comprensibile. Non c’è dubbio che la volontà del legislatore sia quella di ricevere il dovuto dai contribuenti. Ma il sistema che ha costruito per riuscirci è così farraginoso, così contradditorio, che scoraggia i buoni cittadini e incoraggia i cattivi.
Dovrebbe naturalmente essere il contrario. Tutti ci aspetteremmo di trovare i tappeti rossi sotto i piedi di chi compie tempestivamente il suo dovere fiscale contribuendo al benessere della collettività. E invece l’esperienza insegna che la via della virtù è ingombra di ostacoli di ogni genere.
Oggi si parla molto della necessità di ridefinire i parametri con cui si misurano le nostre esistenze. In ogni campo s’invocano nuovi paradigmi che siano in grado di meglio interpretare i bisogni delle persone, delle famiglie e delle imprese perché possano sviluppare il massimo delle proprie capacità.
Paternalismo libertario, architettura delle scelte, pungoli e incentivi rappresentano un armamentario soffice e al tempo stesso poderoso perché non impone le sue opzioni d’autorità ma per ottenere il rispetto usa la forza della persuasione e fa leva sul vantaggio di tutti e ciascuno a comportarsi in modo corretto.
L’occasione che abbiamo davanti è troppo ghiotta per non approfittarne. E non farlo sarebbe delittuoso. Con Draghi al comando e l’Europa che ci chiede riforme strutturali per rendere efficace l’investimento dei fondi legati al Recovery Plan le condizioni per una rivoluzione ci sarebbero tutte.