Due motori per la ripartenza: il convegno di Maratea indica la rotta

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in foto Mara Carfagna

Si apre con una buona notizia il forum sull’Umanesimo digitale organizzato a Maratea dalla Fondazione Francesco Saverio Nitti e dall’Associazione Merita: d’ora in avanti non sarà più la spesa storica a determinare gli stanziamenti nazionali per i servizi dei comuni ma l’effettivo bisogno del territorio.
Si tratta di un risultato molto importante per il quale si è battuta la ministra del Mezzogiorno Mara Carfagna (presente alla kermesse) trovando una sponda convinta nella viceministra all’Economia con delega alla finanza locale Laura Castelli. La prima di Forza Italia, la seconda dei 5Stelle.
Vuol dire che d’ora in avanti le comunità che non avevano speso nulla negli asili nido, per fare un esempio tra i più avvertiti, non saranno condannate a nulla ricevere dallo Stato interrompendo un circolo vizioso che penalizza soprattutto il meridione dove il fenomeno si verifica con più evidenza.
È un segnale che la rotta si può cambiare. Aumenta la consapevolezza nel Paese che l’Italia può crescere ai tassi che servono per venir fuori dalla crisi e ripagare il debito pubblico che abbiamo accumulato solo se impariamo a viaggiare con due motori accesi: quello del Sud accanto a quello del Nord.
Di questo e di molto altro si è parlato nella perla della Basilicata, tipica espressione della bellezza mediterranea, nella tre giorni che Stefano Rolando e Claudio De Vincenti – in rappresentanza delle rispettive organizzazioni – hanno voluto dedicare ai temi dell’economia, della cultura e dell’innovazione.
Otto panel ben nutriti, quattro interviste singole, quarantadue partecipanti in presenza e in remoto hanno animato la prima convention post pandemica (si spera) per tirare le fila degli impegni assunti dalla politica e dal mondo dell’impresa mentre si andava configurando il Piano di rilancio.
Nessuno si senta escluso, aveva ammonito il Capo dello Stato Sergio Mattarella a proposito dello sforzo di ricostruzione che ci accingiamo a compiere. E, appunto, nessuno può tirarsi fuori delle responsabilità se le regole si chiariscono e i fondi affluiscono nel modo giusto su sani piani d’investimento.
Il Mezzogiorno, in particolare, è atteso a una prova molto delicata. Deve dimostrare di aver acquisito capacità progettuale e di spesa senza accampare più alibi se le infrastrutture non si realizzano o il livello delle prestazioni rese dall’amministrazione pubblica resta sotto la linea della decenza.
È un po’ come la storia della bicicletta. Una volta che l’hai avuta devi pure pedalare. Ma per scommettere sulla buona performance della locale classe dirigente occorre avere molto coraggio. L’esperienza del passato non aiuta a trarre fiducia e d’altra parte non si può nemmeno rinunciare a sperare.
Di certo occorrerà selezionare ogni volta che se ne presenterà l’occasione le migliori persone per ciascuno dei ruoli che servirà coprire. In un tempo veloce anche per questi velocissimi tempi è stata spazzata via la retorica dell’uno che vale uno per rivalutare il compito salvifico della competenza.
Potrebbe essere anche l’occasione di richiamare in patria i giovani valorosi che se ne sono allontanati per mancanza di opportunità e di prospettive. Una chiamata alle armi di chi avrebbe voglia energia e conoscenza per afferrare al volo promesse e buoni propositi e piantare tutto sulla solida terra.