E le stelle – di scarsa luminosità – stanno a guardare: solo ciò e null’altro

Religioni, usi e costumi, anche se discutibili, devono essere rispettati ovunque e da chiunque, purché non ledano i diritti altrui. Esistono, tuttavia, pratiche comprensibili, ma non giustificabili, sotto qualunque profilo le si voglia considerare.

Accade così che il mondo debba limitarsi a osservare, tacendo o, al più, mormorando, che un funerale, quello dell’Ayatollah Khamenei in Iran, quando terminerà, sarà durato oltre un mese e mezzo.

È superfluo commentare che situazioni del genere derivano dall’osservanza di una religione che si rifiuta di stare al passo con i tempi. Ne consegue che essa tenda a respingere, per miopia e cattiva fede, la revisione di modi di fare inqualificabili e lontani anni luce da quanto accade ormai da tempo nella maggior parte del resto del mondo.

Quanto appena scritto vuole contribuire a comprendere le difficoltà che ostacolano il processo che dovrebbe condurre, se tutto andasse per il verso giusto, alla fine delle ostilità in corso tra Usa e Iran.

Ciò significa che della vera pax, quella che presiede all’interscambio di beni e servizi tra popoli diversi, come avviene tra Paesi che intrattengono rapporti normali e stabili, non si riesce ancora a scorgere nemmeno un accenno.

Si innesca così una reazione a catena capace di generare una pericolosa impasse, dagli effetti più che deleteri.

Che cosa proporrebbe, allora, il segretario comunale di Rocca d’Evandro a quanti cercano, senza riuscirci, di calmare i bollenti spiriti delle parti in conflitto?

Tra le varie indicazioni, quella che fa da pendant all’uovo di Colombo potrebbe essere così sintetizzata: esistono istituzioni sovranazionali che dovrebbero svolgere un ruolo di garanti imparziali, imponendo con determinazione un comportamento che consenta, gradualmente, alle parti interessate di uscire dal guado.

«Volendo, potendo e pagando», direbbero a Napoli.

Chissà se un comportamento del genere potrebbe davvero contribuire a risolvere una situazione come quella in esame.

Vale comunque il vecchio adagio: «Tentar non nuoce», con l’ulteriore considerazione che, anche qualora ciò comportasse un’ulteriore spesa, essa sarebbe probabilmente meno inutile di tante altre.