E’ morto Vittorio Taviani

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Roma, 15 apr. (AdnKronos) – Addio a Vittorio Taviani. E’ morto a Roma all’età di 88 anni, dopo una lunga malattia, il più anziano della coppia di fratelli registi più impegnata e importante del cinema italiano. Non ci sarà una cerimonia funebre pubblica, il corpo verrà cremato. Vittorio Taviani era nato a San Miniato (Pisa), il 20 settembre 1929; poco più di due anni dopo, l’8 novembre 1931, sarebbe nato il fratello minore Paolo.

I fratelli Taviani, diventato nel tempo un vero e proprio ‘marchio cinematografico’, nel 1967 iniziarono un’attività autonoma, dirigendo, da allora sempre insieme, il primo film, “I sovversivi”. Coerenti interpreti di un cinema civilmente impegnato, nella seconda fase della loro carriera, pur continuando a rappresentare la necessità e il rimpianto dell’utopia, si sono dedicati soprattutto alla rievocazione del passato e alla trascrizione filmica di opere letterarie.

Tra i film di maggior successo: “Sotto il segno dello Scorpione” (1969); “San Michele aveva un gallo” (1971); “Allonsanfàn” (1974); “La notte di San Lorenzo” (1982); “Kaos” (1984), ispirato alle novelle di Luigi Pirandello; “Fiorile” (1993); “Le affinità elettive” (1996), dall’originale romanzo omonimo di Goethe; “Tu ridi” (1998).

Nella loro filmografia spicca “Padre padrone” (1977), dal libro-simbolo dello scrittore sardo Gavino Ledda, vincitore della Palma d’Oro e del Premio della Critica al Festival di Cannes, con Roberto Rossellini presidente della giuria. La pellicola ottenne anche il Gran Prix al Festival di Berlino, il David di Donatello speciale e il Nastro d’Argento per la miglior regia.

Del 2007 è “La masseria delle allodole”, tratto dall’omonimo bestseller della scrittrice Antonia Arslan che racconta il genocidio del popolo armeno durante la prima guerra mondiale, mentre nel 2012 i due registi hanno diretto “Cesare deve morire”, dramma carcerario ambientato a Rebibbia che nello stesso anno è stato insignito dell’Orso d’oro al Festival di Berlino ed è valso ai Taviani i due maggiori premi ai David di Donatello, quelli di miglior film e di migliore regista.

Nel 2015 i fratelli sono tornati alla regia con “Maraviglioso Boccaccio”, liberamente ispirato al Decamerone, cui ha fatto seguito nel 2017 “Una questione privata”. Nel 2016 hanno ricevuto il David di Donatello Speciale per il 60° anniversario della cerimonia.

Figlio di un avvocato che sotto la dittatura fascista aveva incontrato le ostilità del regime per le sue idee politiche, Vittorio Taviani frequenta l’Università di Pisa, studiando legge, anche se nel contempo, assieme a un suo amico partigiano, Valentino Orsini e al fratello Paolo, organizzano degli spettacoli e delle proiezioni cinematografiche a Pisa e Livorno, dando presto vita al Cineclub di Pisa.

Presa la decisione di abbandonare definitivamente gli studi universitari nel 1954, i tre, ormai inseparabili, iniziano a realizzare una serie di documentari a sfondo sociale, largamente ispirati al Neorealismo e in particolar modo alla pellicola di Roberto Rossellini “Paisà”, come “San Miniato, luglio ’44” (1954) con la collaborazione di Cesare Zavattini, e “L’Italia non è un paese povero” (1960) di Joris Ivens. Con Valentino Orsini firmarono i film “Un uomo da bruciare” (1962) e “I fuorilegge del matrimonio” (1963).

Il primo film autonomo dei Taviani fu “I sovversivi” (1967), con il quale anticipavano gli avvenimenti del ’68. Con Gian Maria Volonté raggiunsero il grande successo con “Sotto il segno dello scorpione” (1969) in cui s’avvertono gli echi di Brecht, Pasolini e Godard. Era l’inizio di una filmografia più unica che rara del cinema italiano.

La tematica della rivoluzione è poi presente sia in “San Michele aveva un gallo” (1972), adattamento del racconto di Tolstoj “Il divino e l’umano”, film molto apprezzato dalla critica, vincitore del premio Interfilm a Berlino, che nel film sulla Restaurazione “Allonsanfàn” (1974) in cui si rilegge l’epoca attraverso la lente di una differente coscienza storica per segnalare il tradimento della classe proletaria: protagonista è Marcello Mastroianni, attorniato da Laura Betti e Lea Massari. In entrambe le pellicole sono presenti i loro attori feticcio Giulio Brogi e Renato Scarpa.

Ma è con “Padre padrone”, autobiografia di Gavino Ledda, ex pastore sardo diventato filologo, che nel 1977 i fratelli Taviani guadagnano fama internazionale grazie alla Palma d’Oro e al Premio della Critica al Festival di Cannes. La filmografia continua con “Il prato” (1979), in cui si riscontrano echi neorealistici, e “La notte di San Lorenzo” (1982) che aggiunge un attore feticcio in più alla loro lista: Omero Antonutti che ben si destreggia nella storia di un gruppo di uomini e donne che fuggono dai tedeschi nel tentativo di raggiungere una zona occupata dagli alleati. La musica di Nicola Piovani accompagna questo film sulla speranza e profondamente antibellico che gli fruttò il Gran Premio della Giuria a Cannes, nonché i conseguenti David e Nastri d’Argento per la regia e sceneggiatura ai Taviani.

Membri della giuria al Festival di Venezia nel 1984, quello stesso anno i fratelli Taviani adatteranno quattro novelle di Luigi Pirandello in “Kaos” (1984), vincendo David di Donatello e Nastro d’Argento per la sceneggiatura, scritta a sei mani con Tonino Guerra. Il Leone d’Oro alla carriera della Mostra del Cinema di Venezia nel 1986 li invogliò a continuare il loro percorso artistico con “Good Morning, Babilonia (1988)”, con Vincent Spano e Joaquin De Almeida, “Il sole anche di notte” (1990), “Fiorile” (1993) e “Le affinità elettive” (1996).

Due anni più tardi, i fratelli Taviani realizzano “Tu ridi” (1998), film a episodi con Antonio Albanese e Sabrina Ferilli, successivamente seguito, nel 2001, dalle miniserie televisiva “Resurrezione”, con Stefania Rocca, e Luisa Sanfelice (2004) con Laetitia Casta e Adriano Giannini, mentre nel 2007 continuano a parlare dell’uomo e della sua esistenza, fra violenza e innocenza ne “La masseria delle allodole” (2007) con Paz Vega, Angela Molina e Alessandro Preziosi.

Ancora attivissimo, nonostante l’età avanzata, Vittorio vince con il fratello Paolo l’Orso d’Oro a Berlino 2012 per “Cesare deve morire”. Il film racconta la preparazione e la messa in scena dell’opera di William Shakespeare da parte di alcuni detenuti nel carcere di Rebibbia. Ancora una volta i fratelli trionfano nell’impegno sociale e nella qualità cinematografica, ottenendo anche il David di Donatello per il miglior film e il David di Donatello per il miglior regista.

Nel 2017 tornano al cinema, per l’ultima volta, con il film “Una questione privata”, tratto dal romanzo omonimo di Beppe Fenoglio, presentato in anteprima al Festival del Cinema di Roma. Nel 1996 la città natale di San Miniato (Pisa) ha intitolato ai due fratelli un centro di cultura cinematografica: il Centro Cinema Paolo e Vittorio Taviani.