“È stata la mano di Dio”, l’emozione di Sorrentino a Napoli: Peccato non ci sia più Diego

di Maridì Vicedomini
“Ho atteso l’anteprima mondiale del mio film “E’ stata la mano di Dio” con la stessa trepidazione ed uguale emozione con le quali ho affrontato il giorno del mio matrimonio”, ha riferito il regista Paolo Sorrentino, nel “Sorrentino’s day” in cui è stato proiettato a Napoli la sua ultima opera “E’ stata la mano di Dio”( Produzione The Apartment Pictures, Distribuzione Netflix), unico film italiano candidato agli Oscar. L’evento si è svolto il 16 novembre sera, al cinema Metropolitan nel cuore di Chiaia, dove si è svolto un red carpet delle grandi occasioni con, in passerella, esponenti di spicco delle Istituzioni, tra cui il Ministro Franceschini, il Presidente della Camera dei Deputati Fico ed il sindaco di Napoli Manfredi, accanto a tutto il cast del film ed a rappresentanti del mondo del professionismo e dell’impresa campano. ““E’ stata la mano di Dio, “ha riferito il regista napoletano, “è un film che avevo in mente da diversi anni. In un primo momento ho avuto l’idea del soggetto, poi ho cominciato a scrivere la sceneggiatura ed ho voluto farla leggere ai miei familiari e alla fine, dopo diversi passaggi, ho trovato il coraggio di realizzarlo. Fino a quel momento non avevo mai voluto fare film autobiografici, anzi guardavo con stupido pregiudizio i colleghi che nelle loro opere, si ispiravano alla propria vita privata. Qualche tempo fa, raggiungendo il fatidico traguardo dei miei primi 50 anni, ho avvertito che erano maturati i tempi per poter realizzare questo mio nuovo progetto. Desideravo ripercorrere, attraverso la macchina da presa, i momenti più significativi della mia infanzia e della mia adolescenza accanto ad una Napoli protagonista, filmando i luoghi più cari del mio trascorso di vita, quali la casa dei miei genitori, ambientando alcune scene nell’abitazione situata appena al piano di sotto della stessa, la scuola che frequentavo da ragazzo, i luoghi in cui trascorrevo ore di svago in compagnia dei miei amici coetanei. Sono tornato nella mia città in veste di regista, ha proseguito Sorrentino, “a distanza di 20 anni da “L’ Uomo in più”, il mio primo lungometraggio, ambientando tutta la storia negli anni “80 in cui Diego Maradona, era considerato un vero e proprio idolo. Il mio rammarico?”, ha continuato Sorrentino? “Quello di non aver avuto la possibilità di fare vedere questo film a Maradona, ma purtroppo non si può modificare il destino!” Protagonista eccellente del film, in un cast di tutto rispetto in cui emergono “nomi” come Luisa Ranieri, Massimiliano Gallo, Teresa Saponangelo, ed il giovane Filippo Scotti, nei panni di Fabietto Schisa (Sorrentino da ragazzo), vincitore del Premio Marcello Mastroianni alla scorsa edizione del Festival del cinema di Venezia, l’attore Tony Servillo nel ruolo di padre di Sorrentino. “Con Paolo, ci siamo capiti con poche indicazioni, rispetto al personaggio che dovevo interpretare, forti di un grande affiatamento artistico che esiste tra di noi già da alcuni anni”, ha detto Servillo; “da subito ho avvertito in lui il desiderio di girare un film nella sua città e devo dire che ci è riuscito brillantemente mixando abilmente la sua vicenda personale con i costumi e le ambientazioni di una città in cui si è formato e che è ancora ricca di stimoli idonei ad alimentare la sua immaginazione”. “E’ stata la mano di Dio” è un film ricco di continui riferimenti a Fellini e ad Antonio Capuano, anche se Sorrentino afferma testualmente che il suo vero ispiratore è stato Massimo Troisi del quale ammira soprattutto la delicatezza e l’ironia con le quali affronta alcune tematiche importanti ed una serie di toni e sfumature che ha cercato di riprendere nel suo film.