Ecco l’industria italiana che vince sul Reno. Intesa Sanpaolo: Oltre 1.600 le nostre Pmi radicate in Germania

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(da Shutterstock)

di Nicola Rivieccio

Se si guarda agli investimenti esteri dei Paesi europei, la Germania rappresenta la seconda meta degli imprenditori italiani, con una quota del 10,8% sul fatturato totale realizzato dalle imprese esteri italiane nel mondo (59 miliardi su 546,2 secondo i dati Eurostat).
È quanto fa rilevare la ricerca “Il valore delle aziende italiane in Germania”, realizzata dalla Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo per la Camera di Commercio Italo-Germanica (AHK Italien), volta a quantificare la presenza su suolo tedesco delle imprese a controllo italiano e il loro contributo all’economia locale.
Nello specifico, sono 1.670 le aziende italiane che operano su territorio tedesco, per 104 mila addetti che per il mondo dei servizi 61% e per il restante 39% al manifatturiero. La Lombardia è la prima regione di provenienza geografica delle imprese, seguita da Veneto, Emilia-Romagna, Piemonte e Trentino-Alto Adige.
Prendendo in esame il fatturato complessivo delle controllate esteri attive in Germania, la quota italiana si sostanzia in un 2%, ma aumenta per la distribuzione all’ingrosso (4,4%), i trasporti (2,5%) e per alcuni settori manifatturieri, quali i prodotti e materiali da costruzione (6%), l’elettrotecnica (4,2%), la metallurgia ei prodotti in metallo (3,9%).
L’analisi approfondita di un campione di bilanci relativi al triennio 2017-19, estratto dal database ISID ( Intesa Sanpaolo Integrated Database ) fa emergere una dimensione media elevata delle controllanti delle imprese italiane attive in Germania rispetto a quelle che operano in altri Paesi. Lo spaccato per classi di fatturato vede un 44% di grandi imprese e un 20% di piccole, da confrontarsi, rispettivamente, con percentuale del 19% e del 43% nel campione complessivo delle controllanti di imprese esteri italiane.

Restringendo il settore al perimetro di osservazioni al manifatturiero, le controllanti di imprese italiane su suolo tedesco per una maggiore diffusione di marchi (sono imprese dal 62,1% delle contro il 41% nel campione totale delle osservate e tedesche), brevetti ( 58,5% contro 36,4%) e certificazioni ambientali (27,8% contro 19,5%), a indicarne l’elevato profilo strategico-competitivo.
Le relazioni economiche italo-tedesche non si limitano alla presenza diretta di imprese a controllo italiano, ma sono in realtà ancor più intense se si considera il complesso intreccio di legami che caratterizzano le catene globali del valore. I partner europei giocano, in linea generale, un ruolo chiave nel funzionamento della macchina produttiva tedesca, in tutti i settori manifatturieri.
L’Italia ha, in particolare, una posizione di primato tra i fornitori della catena automotive, fiore all’occhiello del manifatturiero, con un apporto di valore aggiunto del 2,4% alla produzione tedesca di autoveicoli, davanti a Francia, Polonia e Cina. Il contributo italiano si presenta estremamente diversificato in termini merceologici, riflettendo così l’eterogeneità della base produttiva del Paese, ma spicca soprattutto nella metalmeccanica, negli intermedi in gomma-plastica e nel tessile-pelletteria per l’automotive. Le aziende italiane in Germania, inoltre, si presentano molto ben inserite nelle catene del valore tedesco, dando luogo a una presenza basata sull’alta qualità e su un’integrazione strategica all’interno dello scenario tedesco.
“Lo studio presentato oggi conferma la centralità della Germania nelle attività e negli investimenti delle imprese del nostro Paese. Forti di un rapporto consolidato di co-produzione con i partner tedeschi, le aziende italiane attive in Germania contribuiscono ad alimentare un ecosistema produttivo che generi valore per l’economia tedesca attraverso la qualità dei Loro prodotti e servizi”, ha commentato Jörg Buck, consigliere delegato dell’AHK Italia. “In generale, l’Italia è un tassello fondamentale all’interno delle catene del valore tedesco dei dati sul commercio bilaterale ci dicono che il ruolo di primo piano dell’Italia per l’industria tedesca ha retto la prova della pandemia. In un’ottica di ripartenza e di crescita continua, occorre continuare a puntare, a livello privato come pubblico, sulle leve strategiche delle aziende italiane evidenziate anche dalla ricerca: l’innovazione, anche nelle sue forme protette dalla proprietà intellettuale, la tutela dell’ ambiente e l’elaborazione di modelli produttivi che facciano della sostenibilità il proprio fulcro”.
Ma ottime sono anche le prospettive. Secondo Fabrizio Guelpa, responsabile Industry and Banking Research di Intesa Sanpaolo “grazie anche al PNRR, le imprese italiane potranno rafforzarsi ulteriormente sul piano della digitalizzazione e della sostenibilità ambientale, diventando così partner di maggior valore per le aziende esteri e migliorare la propria a livello internazionale”.