Ecofin contro evasione multinazionali

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A cura di Antonio Arricale Stop all’evasione fiscale delle multinazionali e al segreto bancario in Europa. Sono questi i due diktat messi in pratica ieri dall’Ecofin, l’ultimo sotto la Presidenza A cura di Antonio Arricale Stop all’evasione fiscale delle multinazionali e al segreto bancario in Europa. Sono questi i due diktat messi in pratica ieri dall’Ecofin, l’ultimo sotto la Presidenza dell’Italia. I Ministri delle Finanze dei Paesi dell’Unione Europea hanno approvato la revisione della direttiva comunitaria sulle società madri e le loro filiali e la normativa che regola lo scambio obbligatorio di informazioni tra le autorità fiscali europee. Quanto al primo punto, la nuova direttiva, anche detta “madri-figlie”, ha lo scopo di contrastare l’evasione delle multinazionali e di “consentire agli Stati membri di combattere meglio la pianificazione fiscale aggressiva da parte dei gruppi di imprese, garantendo in questo modo una più equa imposizione sulle imprese nell’UE”, come spiegato dal Ministro dell’Economia Pier Carlo Padaon. La direttiva madri-figlie risale al 2011. Essa garantisce che i profitti delle multinazionali non siano tassati due volte ed esenta dal fisco i profitti che le filiali site in altri Stati membri “inviano” alle capogruppo. Ieri l’Ecofin ha approvato la modifica alla direttiva proposta a fine 2013 dalla Commissione UE che introduce la clausola anti-abusi. Questa clausola evita che gli Stati membri concedano i benefici della suddetta direttiva madri-figlie anche nel caso di accordo definiti “non genuini” perché tesi a concedere vantaggi fiscali alle multinazionali. Approvata in via definitiva anche la normativa che regola lo scambio obbligatorio di informazioni tra le autorità fiscali europee, cosa che metterà fine alla pratica del segreto bancario in Europa. L’Ecofin ha deciso di includere nel divieto di segreto bancario (e dunque nell’obbligo di scambio di informazioni) anche dividendi, rendite finanziarie, interessi e altri profitti. E’ stato invece rinviato al 2015 l’accordo sull’introduzione di una Tobin tax, la tassa sulle transazioni finanziarie. Borse asiatiche La Borsa giapponese in deciso calo questa mattina. Il Nikkei ha ceduto il 2,25% attestandosi in chiusura a 17412 punti in scia al rafforzamento dello yen nei confronti delle altre principali valute. I recenti dati macro hanno evidenziato un quadro economico peggiore del previsto ed il mercato sembra averne approfittato per monetizzare i guadagni dell’ultimo mese. In difficoltà i titoli del comparto automotive e quelli ad esso correlati come i produttori di pneumatici con Bridgestone e Yokohama che hanno ceduto attorno ai 3 punti percentuali così come Toyota. Sul fronte macro da segnalare che l’Ufficio di Gabinetto nipponico ha comunicato che nel mese di novembre l’indice della fiducia dei consumatori è sceso a 37,7 punti da 38,9 punti di ottobre (39,9 in settembre). Nel quarto mese consecutivo di declino, il dato si con fronta con attese degli economisti per un progresso a 39,5 punti. L’indice dei prezzi dei beni corporate in Giappone, secondo quanto comunicato dalla Bank of Japan, è aumentato del 2,7% su base annua in novembre, a fronte del progresso del 2,9% di ottobre (+3,6% in settembre) e contro attese degli economisti per un incremento del 2,6%. Su base mensile l’indice registra un declino dello 0,2% dopo il -0,8% di ottobre (-0,3% il consensus). L’indice anticipatore, elaborato dal Conference Board, ha segnato un progresso su base mensile dello 0,4% in ottobre (terzo mese consecutivo in crescita), contro l’aumento dello 0,8% di settembre (+0,3% in agosto). L’indice di coincidenza ha invece segnato una crescita dello 0,1% dal +0,4% di settembre. In Cina invece secondo quanto comunicato dall’Ufficio nazionale di Statistica, i prezzi al consumo in novembre segnano un progresso dell’1,4% contro l’1,6% di settembre e ottobre. Il dato, che si confronta con l’1,6% previsto dagli economisti, scende al livello più basso di cinque anni. Su base mensile l’indice dei prezzi al consumo cala dello 0,2% in novembre dopo la lettura invariata di ottobre allo 0,5%. I prezzi alla produzione al contrario sono calati in novembre, 33esimo mese consecutivo di declino, del 2,7% contro la flessione del 2,2% di ottobre (-1,8% in settembre) e a fronte del -2,4% del consensus. Su base mensile in novembre si è registrato un declino dello 0,5% contro lo 0,4% di settembre e ottobre. Tra le altre principali piazze azionarie asiatiche Seul ha ceduto l’1,29% mentre Hong Kong ha guadagnato lo 0,16% e Shanghai ha recuperato terreno rispetto a ieri risalendo del 2,93%. Borsa Usa A New York i principali indici hanno chiuso la seduta contrastati. Il Dow Jones ha perso lo 0,29%, l’S&P 500 lo 0,02% mentre il Nasdaq Composite ha guadagnato lo 0,54%. I listini azionari a stelle e strisce hanno recuperato terreno dopo un avvio in netto calo. A pesare sono stati i rischi sulla crescita economica mondiale e i timori provenienti dall’Europa dopo il crollo della Borsa di Atene. Bene in particolare i titoli legati alle risorse di base e i tecnologici. In agenda macro indicazioni migliori del previsto dall’indice Nfib (National Federation Of Independent Business) che misura il sentiment delle piccole imprese, salito a novembre da 96,1 a 98,1 punti, dall’indicatore relativo le offerte di lavoro (Jolts, Job openings and labor turnover summary), passato da 4,74 a 4,83 milioni di unità; e dalla fiducia dei consumatori Ibd/Tipp (Investor’s Business Daily e TechnoMetrica Institute of Policy and Politics), cresciuta di due punti a 48,4. Salgono anche le scorte all’ingrosso, aumentate dello 0,4% mensile ad ottobre. Europa Le principali Borse europee hanno aperto la seduta in rialzo dopo il deciso calo registrato ieri a causa delle tensioni politiche in Grecia. Il Dax30 di Francoforte guadagna lo 0,9%, il Cac40 di Parigi lo 0,88%, il Ftse100 di Londra lo 0,4% e l’Ibex35 di Madrid l’1,1%. BG Group +0,5%. Il colosso del gas britannico ha annunciato la cessione di QCLNG Pipeline Pty Ltd all’australiana APA Group per 5 miliardi di dollari. Ieri un’ondata di vendite ha travolto la Borsa di Atene che ha chiuso la seduta in calo di quasi il 13 per cento. Si tratta del peggior flop da 27 anni. A pesare è l’incertezza politica sul Paese ellenico: il premier Antonis Samaras ha deciso di anticipare le elezioni del presidente della Repubblica, inizialmente previste nel primo trimestre del 2015. Il primo round delle votazioni è infatti previsto per mercoledì 17 dicembre. La mossa di Samaras alimenta i timori di elezioni anticipate. A completare uno scenario già scricchiolante si aggiungono anche le preoccupazioni legate alla crescita economica globale: da una parte la Cina dovrebbe rivedere al ribasso la stima di crescita sul 2015 al 7% contro il +7,5% del 2014, e dall’altra la Banca mondiale ha già ridotto le previsioni di crescita sulla Russia. Una battuta d’arresto, quella della Borsa di Atene, che ha trascinato anche gli altri listini continentali: la giornata si è così chiusa con il Cac40 e il Dax che hanno ceduto rispettivamente il 2,55% e il 2,21%, mentre il Ftse 100 ha lasciato sul terreno il 2,14 per cento. Italia Il Ftse Mib segna +0,56%, il Ftse Italia All-Share +0,55%, il Ftse Italia Mid Cap +0,60%, il Ftse Italia Star +0,83%. I mercati azionari, compresa Milano, ieri hanno pagato il crollo della Borsa di Atene in scia ai timori di elezioni anticipate. In questo quadro a Piazza Affari l’indice Ftse Mib ha chiuso la seduta con un ribasso del 2,81% a 19.390 punti. Forti vendite sui titoli del comparto bancario: Banco Popolare ha ceduto il 4,71% a 10,72 euro, Popolare dell’Emilia Romagna il 3,78% a 5,585 euro, Popolare di Milano il 4,19% a 0,57 euro, Intesa SanPaolo il 2,03% a 2,502 euro, Ubi Banca il 4,42% a 6,15 euro, Unicredit il 3,84% a 5,63 euro. Yoox è arretrata del 5,06% a 18,20 euro, Tod’s del 2,13% a 66,35 euro e Luxottica del 2,19% a 43,26 euro. Il nuovo strappo ribassista del petrolio ha fatto sbandare i titoli del settore oil. I riflessi si sono sentiti anche a Piazza Affari dove Eni ha perso il 2,07% a 14,66 euro (in chiusura non scendeva sotto 15 euro dal novembre 2011), mentre Saipem ha lasciato sul parterre l’1,98% a 9,13 euro.


I dati macro attesi oggi Mercoledì 10 dicembre 2014 00:50 GIA Indice prezzi alla produzione nov; 02:30 CINA Inflazione nov; 02:30 CINA Indice prezzi alla produzione nov; 06:00 GIA Indice fiducia consumatori nov; 08:45 FRA Produzione industriale ott; 10:30 GB Bilancia commerciale (non UE – GBP) ott; 10:30 GB Bilancia commerciale (totale – GBP) ott; 16:30 USA Scorte settimanali petrolio e derivati.