Economia e mercato del lavoro: gli scenari secondo Maurizio Del Conte (Afol)

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di Ugo Calvaruso e Roberta Bruno

Ad una situazione difficile e ad un contesto economico provato dai cambiamenti repentini degli ultimi due anni, di cui la pandemia e la successiva forte ripresa sono soltanto una parte, si è aggiunto con l’andare al voto un elemento di straordinaria incertezza.
Contemplando le conseguenze della crisi della logistica internazionale e delle materie prime, esplosa già a partire dal terzo trimestre dell’anno scorso, il professore Maurizio Del Conte, presidente Afol, illustra gli scenari del nostro Paese tra l’instabilità politica, l’aumento dell’inflazione e l’evoluzione del mercato del lavoro tra le varie criticità.
“Vi è una sovrapposizione fra l’espansione delle attività, soprattutto post-pandemica, e il contenimento dei costi, ossia l’ineluttabile perdita dei posti di lavoro, dovuto all’aumento delle materie prime e dell’inflazione, che è uno degli elementi di contesto che compongono la situazione attuale e che rendono difficile una previsione sullo sviluppo dell’economia e del mercato del lavoro”.
Al momento, per il professore Del Conte, gli scenari ipotizzabili sono due, definibili rispettivamente con un andamento a “V” e l’altro ad “L”: “Il primo scenario è il più ottimistico perché, nonostante un’inflazione significativa, legata alla contingente situazione di difficoltà connessa all’incremento dei costi energetici e delle materie prime, prevede un trend in discesa dalla fine dell’anno. Lo scenario alternativo contempla invece l’evoluzione verso una situazione di stagflazione, caratterizzata da un’inflazione strutturale, che lascia la sola produzione primaria (costi dell’energia e materie prime) e diventa generalizzata, e un aumento della disoccupazione. Si tratta dello scenario meno auspicabile e più pericoloso per l’economia”.
Le ricadute di tutto questo sul lavoro in Italia si sommano alle conseguenze legate alla transizione green, la quale nel lungo periodo produrrà maggiore e migliore occupazione ma, spiega Del Conte, nell’immediato pone problematiche per l’occupazione. “La nostra industria è poco verde e i grandi poli industriali non sono conformi ai parametri condivisi a livello internazionale. Questo implica che inevitabilmente entro qualche anno il nostro modello produttivo sarà protagonista di una grande trasformazione industriale che avrà forte impatto». Una prima conseguenza sarà l’espulsione dal mercato del lavoro di quelle persone non aggiornate professionalmente, dal momento che molte attività produttive e differenti settori saranno completamente rinnovati. Il settore dell’automotive è sicuramente tra questi. «Per via di tutto l’indotto e l’export che produciamo il rischio per l’Italia è ritrovarsi in un’attività obsoleta e da reinventare. Secondo la Fim, nel breve solo nel settore metalmeccanico, si rischiano 70.000 posti di lavoro. Questa sarà la conseguenza di quello che da oggi andrà fatto per iniziare il percorso green”, avverte Del Conte. Secondo il Presidente quello che può essere fatto per affrontare la transizione è guardare al medio-lungo periodo attrezzandosi per cogliere il nuovo modello industriale, immaginando già da ora le possibili attività complementari, o alternative, a quelle che dovranno trasformarsi. “E’ qui che si apre la possibilità di ridefinire i settori, dalla logistica al turismo, digitalizzando e creando opportunità”.