Economia in Campania, Srm:
Bilanci e prospettive verso il 2015

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La fotografia dell’anno in chiusura, raccontata dal report di SRM (Studi Ricerche Mezzogiorno), conferma come, a livello generale non sembra ancora spirare un vento favorevole per l’economia Campana sebbene non vadano La fotografia dell’anno in chiusura, raccontata dal report di SRM (Studi Ricerche Mezzogiorno), conferma come, a livello generale non sembra ancora spirare un vento favorevole per l’economia Campana sebbene non vadano evidenziati alcuni positivi segnali nell’industria. Segnali positivi che vengono infatti dalla componente industriale del PIL, dai dati di dinamica sulle imprese, dall’apertura internazionale della regione che aumenta e si dirige sempre più verso i nuovi paesi. La Campania sta puntando soprattutto nella componente export su settori tradizionali Labour Intensive come l’Agroalimentare e l’Abbigliamento, all’interno dei quali vuole imprimere il suo Know How di qualità che anche se non immediatamente identificabile in un “marchio” è riconosciuto in tutto il mondo. Sempre più inoltre si afferma anche nei settori Scala Intensive ed in particolare nella filiera Aeronautica e dello Shipping. Gli Asset infrastrutturali campani, in particolare porti ed aeroporti, che già contribuiscono significativamente all’economia non solo regionale ma dell’intero Mezzogiorno, possono fungere da volano per l’ulteriore sviluppo dell’area. Il Prodotto Interno Lordo (PIL) in Campania al 2013 è stato pari a 95,1 miliardi di euro, il 26,9% dell’intero PIL meridionale. Rispetto al 2012 si è registrata una flessione del PIL pari a -2,1%. A livello pro capite il PIL campano continua ad avere un valore troppo contenuto essendo pari a 16 mila e 291 euro, leggermente inferiore alla media del Mezzogiorno ma molto al di sotto dell’Italia. Il settore dell’industria in senso stretto ha, però, registrato un incremento del 3,5%, in controtendenza rispetto al Mezzogiorno e all’Italia mentre quello delle Costruzioni ha perso il 13,8% del valore. La produttività regionale resta superiore al Mezzogiorno anche se inferiore all’Italia. La mancata ripresa economica dell’intero Paese si riflette negativamente sulle dinamiche occupazionali creando forti difficoltà. Continua il calo degli occupati (-0,5% a un milione e 565 mila persone), in linea con quanto accaduto nel Mezzogiorno (-0,4%). Inoltre, il tasso di occupazione si è ridotto portandosi al 39,7% della popolazione, valore inferiore a quello registrato nel Mezzogiorno (41,9%). A tali segnali negativi, si contrappongono alcuni lievi segnali di attenuazione delle criticità; una diminuzione del numero dei disoccupati (-2% a 398 mila persone) ed una contrazione del tasso di disoccupazione che però resta critico al 20,3% superiore anche al dato medio meridionale (19,6%). Vero è però che non c’è molto da stare allegri il lieve calo del tasso di disoccupazione è infatti dovuto oltre che alla riduzione dei disoccupati, anche alla componente delle forze di lavoro che rinuncia o si trasferisce altrove. La Campania resta però un bacino di lavoro considerevole: la forza lavoro in Campania, anche se in calo, al terzo trimestre 2014 è stata mediamente costituita da un milione e 963 mila persone (il 27% del totale meridionale). Timidi segnali di ripresa si registrano sul versante delle imprese attive dopo molti anni di calo progressivo; in base ai dati relativi al II trimestre del 2014, in Campania sono attive 468.274 imprese, pari al 27,9% del totale delle imprese attive nel Mezzogiorno. Esse sono leggermente in aumento rispetto al II trimestre del 2013 (+0,1%)ed aumentano significativamente le società di capitali (+3,8% a 89.030). Tali segnali di ripresa sono legati al settore del Commercio e agli altri settori. Dalla fotografia sull’imprenditoria manifatturiera campana emerge che la regione risulta più specializzata (il rapporto tra i pesi percentuali determina un indice di specializzazione) dell’Italia nella filiera dell’Agroalimentare, dell’Abbigliamento, del Legno e gomma e plastica ed (all’interno degli altri Mezzi di trasporto) nell’Aeronautica. Nelle prime due filiere segnalate la Campania presenta, nonostante la crisi, anche un numero di imprese molto elevato pari a circa il 40%. Nei primi nove mesi del 2014 la Campania ha registrato un interscambio commerciale con l’estero pari a circa 15 miliardi di euro, in aumento del 2,1% rispetto ai primi nove mesi del 2013; Le importazioni sono state pari a 8,1 miliardi (in aumento del 4,8%) e le esportazioni a 7 miliardi (in calo di 0,8%). In particolare, sono cresciute le esportazioni verso i Paesi BRICS (+10,3% a 393 milioni) e verso i Paesi UE che non fanno parte della Area Euro (+4,8% a circa 1 miliardo). Si è ridotto, invece, del 17% l’export verso l’Area Med (composta da Southern MED cioè Marocco, Algeria, Tunisia, Libia, Egitto ed Eastern Med, cioè Israele, Libano, Siria, Turchia e Giordania). Riguardo ai principali settori manifatturieri in termini di export, in Campania, nei primi nove mesi del 2014, sono aumentate le esportazioni relative ai settori del chimico-farmaceutico (+9,4%), dei mezzi di trasporto (+6,8%), del tessile (+1,8%) e dell’agroalimentare (+0,4%). A livello settoriale gli ultimi dati sull’export rivelano inoltre che la Campania presenta rispetto all’Italia oltre ad una quota quasi doppia di export nei settori tradizionali maggiormente labour intensive (40%), una quota di export dell’industria Scala Intensive più elevata del dato nazionale (il 26% rispetto al 26% nazionale). Tale propensione maggiore a mantenere l’occupazione all’innovazione ed all’economia di scala è positivo perché ha un effetto diretto sulle capacità di vendita ed inoltre è difficilmente aggredibile dai paesi concorrenti. “In un quadro generale che è rimasto fortemente negativo durante tutto l’anno – dichiara Massimo Deandreis, direttore generale SRM – non sono tuttavia mancati nel 2014 segnali di resistenza e anche di ripresa. Il settore dell’industria in senso stretto (dedotta l’edilizia) ha registrato un incremento del 3,5% del Pil in controtendenza con il dato nazionale, mentre la produttività regionale è rimasta superiore a quella media del Mezzogiorno. Timidi segnali positivi sono arrivati anche dalla nati-mortalità delle imprese che ha visto un saldo finalmente positivo con una significativa crescita soprattutto delle società di capitali. Ma il dato più marcato arriva ancora dall’export che fotografa una regione dove nei primi 9 mesi del 2014 l’interscambio commerciale è cresciuto del 2,1% con una marcata specializzazione nell’export agroalimentare, del legno, gomma e plastica oltre che nell’aeronautico. Grazie proprio a questo settore l’export campano è per il 17,8% high tech con un significativo indotto e buone prospettive per il prossimi due anni. Da queste basi si può guardare al 2015 come ad un anno di stabilizzazione verso una fase più forte di ripresa nel 2016. Occorre però accompagnare questo tessuto produttivo manifatturiero con un rilancio delle infrastrutture logistico-portuali. Il 45,5% dell’interscambio commerciale della Regione avviene via nave. Un dato che da solo ci fa capire che investire nell’efficienza dei porti e della logistica integrata significa investire nella competitività delle imprese campane”. I principali Asset infrastrutturali della Campania Interscambio commerciale Nei primi 9 mesi del 2014 l’interscambio della Campania è stato pari a 15,2 miliardi di euro; di questi, una quota del 45,5% è ascrivibile al trasporto via mare. Si tratta, in particolare, di un valore pari a quasi 7 miliardi di euro che pesano sul totale del trasporto via mare del Mezzogiorno per il 16,6% e per il 4,2% sul totale Italia. Rispetto all’analogo periodo del 2013, l’interscambio marittimo della Campania mostra un incremento del 2,1% (-7,6% per il Mezzogiorno e -2,3% per l’ Italia) dovuto per lo più ad un aumento delle importazioni che registrano una crescita del 6,8%. Per quanto riguarda le aree partner di riferimento, al primo posto vi sono i Paesi dell’Asia Orientale con il 22,7% del totale scambiato; seguono l’UE 28 con il 15,7% e l’America settentrionale con il 15,6%. Partner di significativa importanza sono anche i paesi del Nord Africa che assorbono una quota del 9,2%. In riferimento alle performance, invece, le aree che hanno raggiunto i risultati più significativi in termini di variazione percentuale annua (III trim. 2014 su III trim. 2013) sono l’Asia centrale con un +22,4% ed i Paesi europei non UE con +20,6%. I settori a maggior valore scambiato via mare sono quelli dei metalli con il 19,8%, dei prodotti alimentari (17,3%) e dell’industria tessile (16,9%). Traffico portuale Nel 2013 i porti campani hanno movimentato 740.426 TEU, in lieve calo rispetto al 2012 (-2%), con circa i 2/3 del totale ascrivibili al porto di Napoli. I due scali registrano performances diverse: Salerno è in crescita (+26,3%) mentre Napoli è in calo (-12,8%); i dati al I semestre 2014 confermano questi trend. Per le rinfuse, la movimentazione regionale è esclusivamente dello scalo napoletano che, rispetto al 2012, fa registrare un aumento sia per le rinfuse liquide (+23,2%) sia per quelle solide (+14,8%). Il traffico passeggeri, nel 2013, ha registrato oltre 8,1 milioni di unità, per il 90% sul porto di Napoli. Sul totale, quasi 1,3 milioni sono crocieristi. Traffico aeroportuale Nel periodo gennaio-novembre 2014, lo scalo napoletano (secondo nel Mezzogiorno per numero di passeggeri) ha fatto registrare oltre 5,5 milioni di unità dei quali 3,2 in traffico internazionale. Rispetto all’analogo periodo del 2013, si registra un aumento del 9,3%, dovuto per lo più al traffico internazionale che ha riportato una crescita del 18,4% a fronte di un lieve calo di quello nazionale (-1,1%). Le previsioni future di PIL ed export per il 2015-2016 Nello scenario del prossimo biennio si prevede per l’economia della Campania un trend in lieve crescita. In particolare le previsioni di PIL parlano di un 2015 in sostanziale tenuta mentre un aumento dello 0,5% è previsto per il 2016. A sostenere l’economia campana sarà l’export che si prevede in crescita rispettivamente del 2% nel 2015 e del 3% nel 2016. A trainare l’export campano saranno i suoi prodotti di punta Aeronautico, Automotive e Agroalimentare in testa.
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