Economia Usa rallenta
La Fed lascia i tassi fermi

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A cura di Antonio Arricale L’economia americana rallenta e cresce nel primo trimestre dello 0,2%, dopo il +2,2% degli ultimi tre mesi del 2014. Il dato è sotto le attese degli analisti, A cura di Antonio Arricale L’economia americana rallenta e cresce nel primo trimestre dello 0,2%, dopo il +2,2% degli ultimi tre mesi del 2014. Il dato è sotto le attese degli analisti, che scommettevano su un aumento dell’1%. A pesare sulla crescita il rallentamento delle esportazioni, il calo dei prezzi del petrolio e degli investimenti, condizionati dal dollaro forte e dall’inverno rigido. I consumi sono saliti nel primo trimestre dell’1,9%. Gli investimenti fissi non residenziali – quali il software, la ricerca e sviluppo e le apparecchiature – sono scesi del 3,4%. Gli investimenti aziendali in strutture sono calati del 23,1%, con il -48,7% delle spese nel settore minerario che comprende le aziende energetiche alle prese con il calo dei prezzi del petrolio. Le esportazioni sono calate del 7,2%. Le importazioni sono salite dell’1,8%. La Fed lascia invariato il costo del denaro. I tassi sui Fed Funds restano in una forchetta fra lo 0 e lo 0,25%. La crescita economica americana è ”moderata”: la ripresa ha rallentato nel primo trimestre con l’inverno rigido. Ma il ”rallentamento invernale” – sottolinea la Fede – rappresenta un ‘‘fattore transitorio”. L’inflazione ”nel breve termine” resterà bassa, ma l’attesa è per una ”crescita graduale verso il 2% nel medio termine”. Borse asiatiche Borse asiatiche negative questa mattina con Tokyo che ha fatto segnare un pesante ribasso alla riapertura delle contrattazioni dopo la festività di ieri. Il Nikkei ha infatti ceduto il 2,69% attestandosi a 19520 punti, in rosso anche Seoul che ha chiuso in calo dello 0,72% mentre Shanghai arretra dello 0,2%. Il ribasso trova le proprie radici nel rallentamento della locomotiva economica statunitense e nella decisione della BoJ di rivedere al ribasso l’outlook dell’inflazione e le stime sul Pil. L’Istituto centrale nipponico infatti nel suo semestrale Outlook for Economic Activity and Prices, diffuso poche ore dopo l’ennesima conferma delle sue politiche monetarie, ha rivisto al ribasso le aspettative sull’economia del Giappone. In particolare per l’esercizio 2015 si prevede un’inflazione allo 0,8% contro l’1% stimato in gennaio. Rivista dal 2,2% al 2% quella per l’esercizio 2016 (3,2% nel 2017). La crescita del Pil 2015 è stata invece abbassata dal 2,1% al 2% e dall’1,6% all’1,5% quella del 2016 (significativo rallentamento allo 0,2% atteso invece per il 2017). Restando in ambito macroeconomico da segnalare che l’edilizia del Giappone ha accelerato in marzo. Lo scorso mese, infatti, gli ordinativi di nuove costruzioni da parte dei 50 maggiori operatori del settore sono cresciuti dell’8,2% su base annua dopo l’1% di progresso registrato in febbraio. I nuovi cantieri edili residenziali hanno segnato un progresso dello 0,7% in marzo, mettendo fine a una striscia di 12 mesi mesi consecutivi in segno meno. Il dato si confronta con il declino del 3,1% registrato in febbraio (e il crollo del 13% di gennaio) e arriva a sorpresa visto che il consensus era per una flessione dell’1,9%. La produzione industriale del Sol Levante è scesa dello 0,3% in marzo su base mensile dopo il declino del 3,1% in febbraio e il progresso del 3,7% di gennaio, ma assai meglio del calo del 2,3% atteso dagli economisti. Secondo i dati diffusi dal mini stero nipponico di Economia, Commercio e industria, su base annuale la lettura preliminare indica una flessione dell’1,2% dopo il calo del 2,0% del dato finale di febbraio e contro il declino del 3,4% del consensus. Come già accennato infine la Bank of Japan (BoJ) ha confermato ancora una volta le proprie politiche monetarie nonostante il target d’inflazione al 2% continui a restare lontano e la stagnazione della crescita dei prezzi spinga le speculazioni su possibili nuovi interventi. E ancora una volta, nell’ultima due giorni del board dell’istituto centrale nipponico, è stato mantenuto il piano di quantitative easing con il riacquisto di asset per 80.000 miliardi di yen (607 miliardi di euro) l’anno. Respinta al mittente la richiesta del parlamentare Kozo Yamamoto, stretto alleato del premier Shinzo Abe, che settimana scorsa aveva auspicato un incremento a 90.000 miliardi di yen (683 miliardi di euro). Borsa Usa A New York i principali indici hanno chiuso la seduta in ribasso. Il Dow Jones ha perso lo 0,41%, l’S&P 500 lo 0,37% e il Nasdaq Composite lo 0,63%. Sul fronte societario Twitter -8,9%. Il titolo del social media ha perso ulteriormente terreno dopo il -18% di martedì. A scatenare le vendite è stata la deludente trimestrale (ricavi inferiori alle attese) e la revisione al ribasso delle stime per l’intero esercizio in corso. Hilton Worldwid e Holdings +1,09%. La catena di alberghi ha chiuso il primo trimestre con un utile di 150 milioni di dollari, in crescita del 22% rispetto allo stesso periodo di un anno prima. I ricavi sono aumentati del 10% a 2,6 miliardi. La società ha rivisto leggermente al rialzo la stima di utile per azione per l’intero esercizio a 0,79-0,83 dollari da 0,78-0,83 dollari della precedente guidance. GoPro +12,63% . Il produttore di microcamere indossabili ha annunciato una trimestrale in crescita e migliore del previsto. L’utile nel primo trimestre è balzato del 52% a 16,6 milioni di dollari mentre i ricavi sono aumentati del 54% a 363,1 milioni. Escluse le poste straordinarie l’utile si è attestato a 0,24 dollari per azione. Gli analisti avevano previsto un Eps di 0,18 dollari su ricavi per 341 milioni. Goodyear +4,38% . Il produttore di pneumatici ha annunciato il ritorno all’utile nel primo trimestre per 224 milioni di dollari contro la perdita di 58 milioni di un anno prima. Escluse le poste straordinarie l’utile si è attestato a 0,54 dollari contro i 44 centesimi attesi dagli analisti. Mondelez +5,16%. Il gruppo alimentare ha pubblicato una trimestrale superiore alle attese. L’utile per azione adjusted si è attestato a 0,41 dollari contro i 38 centesimi indicati dal consensus. I ricavi sono diminuiti meno del previsto a 7,76 miliardi (-10%) contro i 7,72 miliardi previsti dagli analisti. Salesforce.com +11,89%. Secondo Bloomberg il gruppo specializzato nei software “cloud” sarebbe stato approcciato da un potenziale acquirente. Europa Le principali Borse europee hanno aperto la seduta in ribasso. Il Dax30 di Francoforte cede lo 0,5%, il Cac40 di Parigi lo 0,9%, il Ftse100 di Londra lo 0,6% e l’Ibex35 di Madrid lo 0,9%. Male in particolare il settore tecnologico dopo la deludente trimestrale di Stm. I listini europei ieri hanno chiuso la seduta in pesante territorio negativo. Londra ha chiuso in ribasso dell’1,2% a 6.946,28 punti mentre l’indice spagnolo, l’Ibex, è sceso di due punti percentuali (-1,97%) a 11.378,9. Perdite più consistenti per Cac40 (-2,59% a 5.039,39) e Dax (-3,21% a 11.432,72). Italia Il Ftse Mib segna -0,71%, il Ftse Italia All-Share -0,74%, il Ftse Italia Mid Cap -1,02%, il Ftse Italia Star -1,31%. Ieri Piazza Affari ha chiuso in deciso ribasso aumentando le perdite dopo il rallentamento messo a segno dall’economia americana nel primo trimestre. A Milano l’indice Ftse Mib ha chiuso con un calo del 2,27% a 22.995 punti, mentre sul valutario il cambio euro/dollaro si è portato sui massimi degli ultimi due mesi. Forti vendite sui titoli delle banche: Banco Popolare ha ceduto il 3,67% a 13,88 euro, Montepaschi il 3,95% a 0,546 euro, Popolare di Milano il 3,61% a 0,906 euro, Intesa SanPaolo il 2,91% a 2,998 euro, Ubi Banca il 3,18% a 7 euro, Unicredit il 2,15% a 6,36 euro. Male FCA (-4,64% a 14,15 euro) che ha chiuso il primo trimestre 2015 con ricavi per 26,4 miliardi di euro, in crescita di 4,3 miliardi rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Il trimestre è stato chiuso con un utile netto di 92 milioni che si confronta con la perdita di 173 milioni dell’analogo periodo 2014. Telecom Italia invariata (a a 1,056 euro) in attesa delle prossime mosse di Vivendi, che riunirà il board il prossimo 12 maggio. Prima dell’estate il colosso francese diventerà il primo azionista del gruppo di telecomunicazioni con una quota pari all’8,3 per cento. Mediaset (-3,14% a 4,562 euro) ha tirato il freno dopo che Pier Silvio Berlusconi, vice presidente del gruppo di Cologno Monzese, a margine dell’assemblea degli azionisti ha dichiarato che il controllo del gruppo non è in discussione.


I dati macro attesi oggi Giovedì 30 aprile 2015 GIA Riunione BoJ; 01:50 GIA Produzione industriale (prelim.) mar; 05:00 GIA Conferenza stampa Kuroda (BoJ); 07:00 GIA Nuovi cantieri residenziali mar; 08:00 GER Vendite al dettaglio mar; 08:45 FRA Consumi mar; 09:00 SPA Inflazione (prelim.) apr; 09:00 SPA PIL (prelim.) T1; 09:55 GER Tasso disoccupazione apr; 09:55 GER Variazione nr. disoccupati apr; 10:00 ITA Tasso disoccupazione (prelim.) mar; 10:00 EUR Bollettino Economico BCE; 11:00 EUR Inflazione (flash) apr; 11:00 EUR Tasso disoccupazione mar; 11:00 ITA Inflazione (prelim.) apr; 12:00 ITA Indice prezzi alla produzione mar; 14:30 USA Indice costo del lavoro T1; 14:30 USA Deflatore consumi mar; 14:30 USA Redditi persone fisiche mar; 14:30 USA Richieste settimanali sussidi disoccupazione; 14:30 USA Consumi persone fisiche mar; 15:45 USA Indice manifatturiero PMI Chicago apr.