Edilizia agevolata, a Roma è incubo per 400mila

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Roma, 3 ott. (AdnKronos) – Per quasi mezzo milione di cittadini di Roma, la casa di proprietà, il sogno di una vita sta diventando un incubo. ”A fine agosto mi è arrivata una lettera che mi ha gettato nell’angoscia. Gli acquirenti di una casa a Casal Monastero che avevo venduto qualche anno fa, mi chiedono un indebito di 185mila euro in virtù di una sentenza della Cassazione che ha stabilito che le case in piani di zona ad edilizia convenzionata non potevano essere vendute a prezzo di mercato”. Elena racconta all’AdnKronos il suo “dramma”, come lo definisce, vittima, insieme a circa 400mila concittadini, della ‘18135’, la sentenza della Cassazione a sezioni unite che nel 2015 ha stabilito che per le case costruite in piani di zona in edilizia convenzionata o agevolata debba rimanere il vincolo del prezzo massimo di cessione anche dopo i primi 5 anni. “Cado dalle nuvole, non ne sapevo niente, io avevo venduto con tanto di notaio e autorizzazione del Comune. Mi sono fidata e soprattutto quei soldi non li ho. Rischio di finire in mezzo ad una strada”, dice la donna, non nascondendo la sua disperazione.

Dietro il suo dramma, e quello di tantissimi altri come lei, la sentenza della Suprema Corte, che ha reso nullo, retroattivamente, il prezzo di compravendita di circa 200mila immobili di Roma, aprendo la porta a richieste di presunto indebito (la differenza tra il prezzo di compravendita liberamente pattuito tra le parti e il prezzo di massima cessione) stimato intorno a 30 milioni di euro. In poche parole ogni famiglia si è ritrovata davanti a una richiesta di restituzione di 200mila euro. ”Scopro che c’è un comitato venditori 18135, al momento siamo circa 150 famiglie, che stanno nella mia stessa situazione, che stanno vivendo un bagno di sangue”, dice Elena.

Case in quartieri come Torraccia, Casal Monastero, Ponte Galeria, Spinaceto (sono 125 i piani di zona a Roma) comprate, perlopiù su carta, a partire dalla fine degli anni ’70 da migliaia di famiglie direttamente da un costruttore o associandosi ad una delle numerose cooperative nate per la realizzazione dei cosiddetti Piani di Zona in Edilizia Convenzionata o Agevolata, con l’unico vincolo del divieto di rivendita prima dei 5 anni. Passano gli anni, cambiano le esigenze familiari, molti rivendono la casa a prezzo di mercato, lievitato anche per l’avvento dell’euro e la bolla immobiliare, nel rispetto dei vincoli conosciuti. Notai, Comune, agenzie immobiliari e istituti di credito, tutti dicono che si può fare.

Ma dopo il 2015 tutto cambia. Iniziano a scattare le richieste di soldi. Molti vengono trascinati in Tribunale, considerati speculatori, palazzinari. ”Siamo vittime di una ‘ingiustizia sociale’ perché abbiamo venduto in buona fede: né il costruttore, né la cooperativa, né i notai che hanno rogitato gli atti di prima assegnazione, né il Comune di Roma che ha rilasciato dichiarazioni di via libera, ci hanno informato dell’esistenza di vincoli sul prezzo di rivendita degli immobili”.

Solo l’anno dopo il Comune di Roma, con il commissario Francesco Paolo Tronca, corre ai ripari. Emana una serie di delibere che, in attuazione della legge 106/2011 che ha istituito il diritto all’affrancazione, permettono agli attuali proprietari di rimuovere il vincolo del prezzo massimo di cessione. Pagando una somma stabilita da alcune tabelle, in base alla zona in cui si trova la casa ma che di media si aggira intorno ai 20mila euro, si potrà ‘liberare’ la casa, così da poterla rivendere a prezzo di mercato.

Ad oggi il Campidoglio ha messo a punto una delibera, domani in Aula Giulio Cesare per il disco verde finale, che semplifica le procedure e, in qualche modo, rivede le cifre dell’affrancazione. ”Un tema al quale abbiamo posto da sempre la massima attenzione – rivendica l’assessore capitolino all’Urbanistica Luca Montuori – a partire dal potenziamento degli uffici per smaltire le pratiche in corso e dare risposta alle urgenze dei cittadini”. ”Con questa delibera – spiega Donatella Iorio (M5S), presidente della Commissione urbanistica capitolina – abbiamo risistematizzato la materia, abbiamo introdotto la detrazione degli oneri di urbanizzazione e semplificato la procedura. Andando sul sito del Dipartimento, ogni cittadino potrà calcolare il corrispettivo da pagare. Stiamo anche valutando la possibilità di introdurre una rateizzazione. Abbiamo anche previsto che le entrate, al momento non quantificabili, non vadano a finire nel calderone del bilancio del Comune ma vengano vincolate alle opere di urbanizzazioni nei piani di zona”.

Un caso nel caso quello di Elena, venditore intermedio che ha comprato a prezzo di mercato e venduto quasi allo stesso prezzo, perché non può rivalersi sul suo venditore visto che sono scaduti i 10 anni di prescrizione. ”E’ una tipica storia romana, una pastetta tra notai, costruttori e mala amministrazione. Adesso poi c’è il far west, con avvocati sciacalli che lasciano nella cassetta della poste dei volantini con su scritto ‘sei stato truffato, ti aiutiamo noi e potrai avere 200mila euro’. Vanno anche nelle riunioni di condominio a caccia di clientela”.

”Serve un intervento legislativo nazionale”, chiede il ‘Comitato 18135′ che cancelli l’indebito previsto dalla sentenza della Cassazione, interrompa la catena di richieste di soldi e permetta di sanare la questione con il pagamento di una affrancazione. La richiesta di una ”necessaria soluzione politica” arriva anche dal Campidoglio. ”Abbiamo avviato un dialogo con il governo – afferma l’assessore all’Urbanistica, Luca Montuori – per la risoluzione degli aspetti più impattanti delle norme che necessitano un intervento legislativo non solo nell’immediato per risolvere l’emergenza che si è venuta a creare con il contenzioso tra acquirenti e venditori degli immobili ma anche per guardare al tema dell’edilizia convenzionata in maniera più strutturale rispetto ai bisogni della contemporaneità”. ”Al momento – sottolinea Iorio – Roma capitale ha una interlocuzione aperta con il Mit e alcuni parlamentari del M5S per un intervento legislativo. Roma è la città che vive maggiormente questo problema”. Nei giorni scorsi anche la consigliera regionale Roberta Lombardi si è schierata, sottolineando che il ”problema va risolto politicamente” perché ”è intollerabile vedere famiglie distrutte per colpa di un legislatore distratto e di professionisti opportunisti”.

”E’ oggettivamente un dramma sociale”, afferma l’avvocato Marco Cesetti che tra i suoi clienti ha molte situazioni che ruotano intorno alla ‘18135’. ”Parliamo di numeri da capogiro. Al momento si parla di 200mila immobili su Roma, con una famiglia su sette che potrebbe essere coinvolta. Serve un intervento legislativo che faccia chiarezza perché siamo davanti a uno dei più gravi paradossi giuridici, che ha creato un corto circuito tra diritto e realtà, con effetti su pregresse situazioni e la creazione di sperequazioni patrimoniali tra i cittadini, con attuali proprietari che hanno un ingiusto e ingiustificabile arricchimento ai danni di altre famiglie”.