Edilizia storica a Napoli
Pegaso punta al recupero

38

Recuperare la memoria di Napoli partendo dai suoi luoghi più antichi; progettare gli interventi di recupero guardando all’insieme e non solo al “particolare”. Ristrutturare gli edifici Recuperare la memoria di Napoli partendo dai suoi luoghi più antichi; progettare gli interventi di recupero guardando all’insieme e non solo al “particolare”. Ristrutturare gli edifici storici con uno sguardo agli effetti sociali ed economici. Sono alcune delle strategie di intervento emerse nel corso della giornata di studio sul tema “Edilizia storica, conoscenza e recupero”, svoltasi a Napoli presso la Basilica di San Giovanni Maggiore, ed organizzata dall’Ordine degli Ingegneri di Napoli in collaborazione con l’Università Telematica Pegaso e l’Università di Napoli Federico II. Un seminario tecnico e professionalizzante che ha visto la partecipazione di oltre 500 persone tra ingegneri, architetti e commercialisti. “Napoli è la città della conoscenza con i suoi oltre 100mila studenti – così Edoardo Cosenza, assessore ai Lavori pubblici della Regione Campania – ha il patrimonio storico più bello d’Italia e di Europa. Noi ci muoviamo finanziando quello che possiamo finanziare, a partire dal grande progetto Unesco che ha stanziato 100 milioni di euro per il centro antico. Eppure molti degli edifici storici non possono essere ristrutturati con i fondi europei, perché sono palazzi privati e non pubblici. E considerando il fatto che quelli europei sono gli unici fondi veri, resta da trovare una formula adeguata e coerente per realizzare progetti di riqualificazione”. Riqualificare, dunque, e non limitarsi a ristrutturare: sembra essere questa l’unica via per recuperare il valore antico delle città. Napoli non esula da questo principio. Ne è convinto Alessandro Bianchi, neo Rettore dell’Università Telematica Pegaso, che da ex ministro ai Trasporti del Governo guidato da Romano Prodi ma soprattutto da ingegnere urbanista, sottolinea la necessità di ripensare le politiche del territorio. “È finito, per fortuna, il tempo in cui le città si espandevano – commenta -. Napoli, per esempio, ha raggiunto ormai una sua dimensione oltre la quale non può più allargarsi”. “E allora – prosegue ancora Bianchi – va rimodulato l’approccio culturale e metodologico che sta alla base di ogni intervento di recupero: non solo riqualificare, ma se è necessario anche rigenerare la storia di una città, come è successo a Bilbao o a Barcellona”. Da qui, il ruolo fondamentale della formazione di tutti i professionisti chiamati ad intervenire sul territorio, a partire dagli ingegneri. Senza dimenticare l’apporto fondamentale di architetti e urbanisti. “Seminari come quello di oggi – dichiara Danilo Iervolino, presidente di Pegaso – dimostrano l’attenzione che la Pegaso e la Federico II hanno verso il territorio, e contestualmente l’apertura verso un modello educativo nuovo che in America chiamano edu-info-tainment, ovvero educare attraverso l’intrattenimento, e non solo con la classica lezione frontale. La possiamo chiamare una One Day University, una giornata interamente dedicata alla formazione in una specifica materia, che consente a chi partecipa di acquisire nuove competenze e rafforzare quelle già possedute”. Anche il rettore della Federico II, Gaetano Manfredi, sottolinea “l’importanza di giornate come questa ad alto contenuto scientifico, e che vede la partecipazione di studiosi eccellenti”. È d’accordo Luigi Vinci, presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Napoli: “Mi auguro che simili progetti vadano avanti con nuove iniziative. Ben venga la collaborazione delle Università, perché la formazione oggi è l’unica via per il rilancio del Paese”. Una giornata di studi che apre il dibattito ma anche tante proposte concrete nelle relazioni tecniche dei partecipanti. Da segnalare, il progetto di recupero del legno lamellare del Teatro San Carlo, illustrato da Alberto La Tegola, ricercatore di Architettura Tecnica nell’Università del Salento; l’analisi morfologica e strutturale delle scale del centro antico di Napoli, di Francesco Fabbrocino, ricercatore di Scienze delle Costruzioni nell’Università Telematica Pegaso. E ancora: le nuove tecniche di intervento per il miglioramento sismico dell’edilizia storica proposta da Andrea Prota, associato di Tecnica delle Costruzioni alla Federico II di Napoli.