Edu Pro, l’eco del tempo: il teatro che salpa dalle mura del carcere di Secondigliano

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La Nuova Comune Aps, compagnia professionale di teatro sociale e civile che opera anche all’interno del carcere di Secondigliano (NA) con allievi attori detenuti in alta sicurezza al reparto Tirreno, ci invia la riflessione di “una collega spettatrice ” sullo spettacolo Scetate Partenope che riassume il progetto “Edu Pro – l’eco del tempo”, sovvenzionato dal Ministero della Giustizia, dal dipartimento della casa circondariale e patrocinato dal comune di Napoli.

 

Un orizzonte, dietro il sipario un gruppo di uomini si prepara a salpare. Un cielo oltre le mura. I compagni, quelli vecchi e quelli nuovi, tutti insieme cantano “casa”… “E la nave non va”. Il 18 dicembre la Casa Circondariale P. Mandato di Secondigliano si è trasformata in un teatro per accogliere lo spettacolo “E la Nave non va” assieme ai membri dell’associazione de La Nuova Comune, associazione teatrale ideatrice e pioniera del progetto.. Come ci spiega la Dott.ssa Giulia Leone, vicedirettrice della Casa Circondariale di Secondigliano, questo spettacolo rappresenta la conclusione del progetto E.P. L’Eco del Tempo finanziato dal dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, ed è volto a valorizzare le attività teatrali in carcere, in linea con l’obiettivo di rieducazione previsto dall’articolo 27, comma 3, della Costituzione Italiana. Al fianco dei detenuti della compagnia “I NONVOLEVANOSCENDERE” c’erano Deborah Di Francesco, Josepha Pangia, Valentina Coppola, Costanzo Salatiello, Francesco Barra, Alessio Palumbo e Stefano Coppola, i professionisti de La Nuova Comune APS, un’associazione che dal 2023 si occupa di teatro civile e sociale. La Nuova Comune crede nel teatro come strumento di educazione e rieducazione, ma anche di prevenzione e informazione. Lo spettacolo “E la Nave non va”, scritto dai professionisti e dai detenuti stessi, è solo il prodotto finale di un percorso che ha accompagnato le persone detenute nella scoperta del teatro, in tutte le sue declinazioni. Accanto al laboratorio teatrale, sono stati organizzati workshop di scenografia, costumeria e maschera, audio e luci, videomaking e fotografia di scena, grazie al contributo dei numerosi professionisti che collaborano con La Nuova Comune: Carlo Dini, Stefania Romagna, Francesco Fele, Giusi D’Alessio, Mirko Amato. L’obiettivo di questo percorso, che intreccia educazione, creatività e tecnica, consiste non solo nell’offrire uno sguardo su ogni aspetto che caratterizza il teatro, ma anche di aprire la strada e gettare le basi a corsi di formazione professionalizzanti che consentano alle persone detenute di formarsi in questi ambiti. A completare il percorso di scoperta e col fine di sensibilizzare il grande pubblico alla responsabilità che ognuno di noi ha nel far salpare la nave, La Nuova Comune ha organizzato un ciclo di convegni ed incontri interattivi dal titolo, fortemente esplicativo, “Il teatro sociale e civile e le arti come strumento di prevenzione, educazione e informazione”. Si tratta di un’iniziativa a cui la popolazione ha risposto con entusiasmo e che ha permesso, anche attraverso le testimonianze dirette di alcuni utenti, di avvicinare il pubblico alle esperienze e ai vissuti delle persone che vivono in contesti come case circondariali, comunità di riabilitazione alle tossicodipendenze, case di accoglienza per donne maltrattate e che, attraverso il teatro, hanno potuto scoprire nuove parti di sé e dei loro “compagni di viaggio”. Accanto ai convegni, il progetto ha scelto di aprirsi ulteriormente alla città attraverso “Scetate Partenope” di e con Deborah Di Francesco e con Marco Gregorio Pulieri e Josepha Pangia, performance di Teatro Civile portata in scena dalla compagnia La Nuova Comune APS al di fuori delle mura carcerarie. Uno spettacolo che chiama Napoli a un risveglio simbolico e necessario, attraversando mito e contemporaneità, ironia e rabbia, memoria e desiderio di rinascita. “E la nave non va” ci mostra che in scena, come nella vita quotidiana, i naviganti alternano momenti di disperazione a momenti di speranza: non solo confusione, grottesche cantilene e grida, ma anche introspezione, amicizia, sostegno reciproco. Un viaggio lungo, vissuto restando tra le mura che conosciamo, in cui i vissuti, le lingue, le opinioni si mescolano. Un nave immobile, che prende il largo ancora e ancora, che solca sempre lo stesso mare, metafora di un condizione che caratterizza l’umanità tutta, anche quella al di là delle sbarre. In questo viaggio il teatro è, allora, non solo uno strumento che ci aiuta a prendere consapevolezza delle nostre emozioni, delle nostre potenzialità e dei sogni che ancora custodiamo, ma una possibilità concreta per essere ancora viaggiatori, per salpare davvero e, insieme ai compagni che avremo al nostro fianco, trovare la nostra terra di libertà.