Effervescenti, probabilmente è la qualifica più consona ai tempi

Oggi, sabato 27 giugno, inizio del fine settimana, sarà un giorno da definire, sin dal mattino, né di relax, né di svago. Tra i pungoli che tempestano le menti non ancora messe k.o. dal caldo, domina la scena, il disastro che si è concretato in Venezuela. È sufficiente la crudezza di alcune immagini che giungono dalle zone più colpite dai terremoti, perché chi le vede si affretti a confermare che quella catastrofe debba essere posta come prima inter pares (le guerre in corso) nei pensieri di buona parte dell’Umanità. L’opera di soccorso, iniziata immediatamente, è destinata anche a riportare aggiornamenti continui sulla situazione, che, quasi sempre, saranno purtroppo di portata negativa. È tanto più probabile che ciò accada anche perché “majora (?) premunt” e lo stock di aiuti umanitari, composti da uomini e mezzi, non può operare in un numero di paesi in evidente e continua ascesa. Sono importanti, anche se qualche gradino al di sotto di quanto riportato innanzi, i fatti economici e politici che sono esplosi – il verbo è usato senza esagerare – di recente e mostrano alta probabilità di ipotecare ancor più il futuro dell’Occidente. Chiarisce il dubbio legittimo originato dall’ espressione che precede il particolare che, tra le tante notizie negative somministrate al mondo previo un prudente dosaggio ottenuto ricorrendo a alambicchi semantici e a bilance di precisione lessicali, una in particolare ha attentato all’udito della popolazione, tanto è stata deflagrante. È la comunicazione della Volkswagen di poche ore fa con cui quella casa automobilistica ha informato il mondo della decisione presa dalle alte sfere di sopprimere 100.O00 – centomila – posti di lavoro in più aziende sparse per il mondo. Quindi di dismettere alcuni impianti produttivi. La notizia, come era facile intuire, ha generato l’attesa di un altro terremoto, questa volta di genere diverso, e con un numero minimo di “vittime” noto già prima che accada. Va aggiunto, non per prudenza, ma per onestà mentale, che quel numero annunciato dallo stato maggiore della VW appare fuorviante per la considerevole sottostima delle conseguenze che provocherà quella decisione: basti pensare al solo indotto che ruota, ancora per poco, intorno alla produzione realizzata da quei centomila licenziati. La constatazione che segue la narrativa in esame è che, quello della VW non resterà, a bocce ferme, un caso isolato venuto alla luce in Europa e solo li. Con molta probabilità si espanderà a macchia d’olio anche nel resto del mondo e, per ora, è meglio non pensare a quanto potrebbe accadere. È deludente concludere che l’unica ipotesi che sta’ in piedi, che peraltro l’umanità può prendere in considerazione senza alcuno sforzo, è proprio questa. Con l’augurio che la stessa, da brutto sogno, non si trasformi in un incubo terribile.