Elea, l’Essente e il Nulla.

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6. Elea, l’Essente e il Nulla. Il “terribile e venerando” Parmenide di Elea, cittadina greca del Cilento salernitano, oggi, non lontano dalla quale tante estati ho trascorso, spesso visitandola, ammoniva:i “mortali” perché non seguissero la strada del Nulla, per quella strada, spiegava, solo il Nulla puoi trovarci, ossia, il buio, Nulla! Segui, consigliava, quella dell’Essente, lì vi troverai la luce e vedrai il “ciò che è”, il quanto esiste, si tocca e si vede. Molta e sorprendente confusione hanno fatto i traduttori dal greco, coloro che insegnano ai giovani la storia della filosofia, hanno confuso, per dirla in latino, il quid (il “ciò”, il “qualcosa” con l’è, Parmenide voleva dire il “ciò che esiste, perché esistere è il significato del verbo ausiliare “einai”, essere. Di qui l’abitudine di noi studenti del Liceo classico, di dire “essere”, l’infinito, per essente, ente, participio presente. Tuttora tutti dicono “essere” per indicare l’ente, talvolta in senso spregiativo: “quell’essere lì” senza rendersi conto che diciamo quell’esistere lì, invece di “ciò che esiste”, Parmenide vuole dire, invece solo il “ciò” il quid, una qualche cosa esiste, non il Nulla, chi vive nel Nulla in realtà è un morto, sta nella buia notte del caos, degli inferi. Questo è il senso del disprezzo per il “mortale” da parte della grande filosofia greca, agli inizi, poi fu solo nichilismo, sofistica, da allora ai giorni nostri, la cosa fu sancita dal Processo a Socrate, con la condanna a morte, per bevuta della cicuta, potente veleno. Circa quattro secoli e mezzo dopo, morì sulla Croce, Gesù, fiore spuntato all’improvviso dalla sapienza antica ormai inabissatasi. Con Gesù crocifisso abbiamo condotto la nostra vita, come europei, fin quasi ai nostri attuali giorni, sia pure con un Gesù adattato a questa decadenza lunga e spesso indecorosa, solo dipingendo o scolpendo Madonne, putti, Calvari, riuscimmo a rifiorire per un momento, nel Rinascimento, quando l’Italia, a Firenze, ricominciò a tradurre il greco e a scriverlo, dopo avere parlato solo latino, lingua non adattissima al greco, per quanto tentasse di andargli vicino. Vinse la Giurisprudenza, col latino, lingua che tutta l’Europa centroccidentale parlò nelle sue classi dirigenti, i preti, mentre al volgo fu lasciato il volgare. Un legalitarismo ottuso e carognesco prese le mosse dal “latinorum”, i Savonarola è impossibile spiegarli altrimenti, mentre ben altra origine hanno i Masaniello, ben altra generosità li generò! Ben altra generosità originò Dante e il suo fare diventare la “volgarità” nobiltà, la colpa vera di Dante, che gli procurò l’esilio è l’avere scardinato, di fatto, la fonte del potere della Chiesa con la nobilitazione del volgare! Poi, troppi volgari vennero alla ribaltà e…furono le Nazioni e lo Stato, l’Europa morì con la Chiesa, la sua agonia si conclude in questi giorni! Il latino si rifugìò nel Liceo classico, avendo come fratello minore il greco, sol perché, ci dicevano, sui libri di storia che la Grecia, conquistata da Roma, finì per conquistare Roma con il suo pensiero, in greco antico scritto. Cicerone divenne il tramite della filosofia greca, il suo “divulgatore”, un avvocato! Seneca, il cacasentenze, l’espressione più citata del pensiero romano, l’Europa attuale è figlia più del sentenziare che del librarsi di Platone dalla Caverna al Sole, nelle mani di quei burattinai che nella Politheia di Platone confondevano gli uomini che si muovevano al suo fondo, lanciando ombre da un teatrino dei pupi, a uomini che vivevano nel Nulla in fondo. Che enorme cosa il “Mito della caverna” di Platone, anche su esso, soprattutto su esso, i nostri professori hanno toppato, come su Eraclito e Parmenide, il primo, a lor dire, schierato contro il secondo e viceversa, il primo pensatore del “divenire”, il secondo dell’”Essere”, della immobilità e dello stare fermi, quasi che “essere”, infinito del verbo essere, non esprimesse l’esistere e l’esistere non stesse per divenire. Esistere e Divenire dicono la stessa cosa, non vi fu gente più mobile dei romani, se non quella che ci piombò addosso dalle steppe della Siberia e dell’Asia, ma i professori, figli della Scolastica Cattolica e delle sue Università, dalla Sorbona alla dotta Bologna, alla Federico II di Napoli, Roma venne dopo, – molto dopo, era all’epoca solo sterpaglia e capre e pecore si cibavano in essa! Un passaggio dovremo concedercelo sul Liceo Classico e sui mostri che esso ha creato, tutto il Risorgimento italiano si resse sul latino e su Roma, la stessa Prussia si resse sulla Metafisica scolastica, Lutero inventò il tedesco traducendo la Bibbia dalla versione latina, tutti i segretari e alti funzionari dei partiti e degli Stati, di lì vengono di Partito venivano dal Liceo classico, anche chi scrive, minor pars in tanta celebrità, di là viene, anche se, però, per strani casi della vita ha avuto in sorte di non farsi gabbare, sulla sua strada incontrò Nietzsche e tutto si rivoltò e cambiò, in un baleno, lesse la sua Nascita della Tragedia e, prima le sue Inattuali, prima i tutte quella sul “senso storico” dei moderni, uscì dalla notte del nulla e s fece Luce, con Nietzsche. Da tenere presente che la versione del pensiero greco di Nietzsche, prima di queste opere, era la stessa dei professorini del classico e delle varie Università che la Scolastica aveva permeato, se non fondato! Cosa è il Classico, come sorse il suo concetto, inesistente fino al Settecento-Ottocento? Poi…imperversò! In Italia siamo stati tutti figli di De Snactis, Croce e gentile, negatori della scienza, fanatici delle lettere e di un vuoto filosofare! distruggendoci! Tutti, anche chi esce dal professionale di una volta dice “Essere” e intende l’ente non l’esistere, il divenire, tutti dicono “essere” e intendono l’Ente, la cosa non esere il quid questo o quell’altro, nel tempo e nello spazio. Come capire il “venerando e terribile”, la sua distinzione tra il Nulla e l’Essente, sempre lo stesso, quello e sempre quello, in queste condizioni? L’Essente di Parmenide è, amici miei, proprio quella Cappella, il Cosmo, sotto il quale viviamo, riferimento fisso con la neve, la pioggia o il sole, di giorno e di notte, sempre lo stesso, comune a tutti noi, unito e connesso, occasione data a nessun altro ente che non siamo noi, di spaziare e calcolare i tempi, di “Orizzontarci e guidare”, come Mose è nel deserto! Come comprendere il cattolico, il Mezzogiorno d’Italia, la Sicilia, e tutti i paesi del Mediterraneo che condividono la nostra situazione, senza sentire che il Cosmo è la nostra casa comune, la Città Divina? La Politheia che “Città Divina” significa non Costituzione! Agostino, il tunisino, ancora lo sapeva! Dovremo intrattenerci un poco sul Classico e la sua origine, è cosa molto istruttiva per l’Istruttoria che stiamo mettendo su! Ricordare da parte di tutti che Maometto si riconosceva nella Bibbia di Abramo e Mosè, si riconosceva in Gesù, non odiava gli ebrei, evidentemente, cosa abbiamo fatto per finire in questo massacro che parte dal Mediterraneo, che non sembra mai finire? Noi e gli arabi! Per principio, né noi né gli arabi odiamo nessuno, sono gli equivoci che hanno creato l’equivoco che ci rende nemici, l’odio assurdo tra gente nata dalla stessa matrice, semitica! Da dove giunse in Italia Parmenide, venerando per essere un buon condottiero degli uomini, terribile, come Mosè quando scende dalla montagna e trova i suoi, suo fratello compreso, Aaron, che gozzovigliano come i compagni di Odisseo, gli uni davanti al Vitello d’oro, gli altri davanti alla tentatrice Circe? Dovremo parlare, per un momento della Ionia, per capire qualche cosa, se non tutto! Non tutto viene per il male, se non avessi frequentato il Classico, non saprei nulla della Ionia greca!