Elezioni comunali, Azione e Bassolino lanciano la sfida per Napoli

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In foto Antonio Bassolino, al centro, con Matteo Richetti

di Marco Milano

Appuntamento a Palazzo Alabardieri nel cuore della Napoli di Piazza dei Martiri con “Napoli in Azione”, Matteo Richetti, senatore e “motore” del movimento “Azione” di Carlo Calenda , e il candidato sindaco di Napoli Antonio Bassolino che ha ricevuto da qualche settimana il sostegno ufficiale del movimento politico di Calenda. A fare gli onori di casa e presentare l’incontro, è stato Marcello Tortora, responsabile organizzativo di Azione Campania, e e insieme a Francesca Scarpato a capo di “Napoli in Azione” ed entrambi membri del Comitato Promotore Nazionale di Azione. “Non è ovvietà dire che queste elezioni sono importanti – ha detto Matteo Richetti nel suo intervento, entusiasta della platea dell’Alabardieri e della grande partecipazione da parte dei tanti sostenitori del movimento Azione – io sogno un’asse fatto da Beppe Sala, Carlo Calenda e Antonio Bassolino. La politica deve recuperare il fondamentale processo di lettura dei problemi – ha ricordato Richetti – e la proposta di Azione si chiama Next Generation ed è il nostro PNRR. Siamo con Bassolino perché abbiamo le stesse idee, le stesse intenzioni di trasformazione e Antonio Bassolino ha dato l’ennesima lezione di stile, se ci si mette in gioco come ha fatto lui per amore della propria città. Noi di Azione siamo da tutte le parti d’Italia al fianco di chi in maniera seria dice quello che fa e fa quello che dice”. E in grande forma, smagliante e coinvolgente, ha poi preso la parola “o sinnaco”, Antonio Bassolino. “E’ una battaglia che sto portando avanti da cinque mesi, da quando mi sono candidato il 13 febbraio perché avremmo dovuto votare il mese di giugno, come si è votato a Madrid, Londra, in tutta la Francia, in Olanda, in Israele, qui in Italia invece le elezioni sono state spostate a ottobre. Comunque da cinque mesi ci muoviamo, mi sono candidato perché in tanti mi hanno spinto, tanti amici ma anche tante persone che non conosco, di diverso orientamento politico, tantissimi che non votano da quindici, venti anni e questi sono stata la spinta in più. Ai miei familiari e a chi mi chiede chi te lo fa fare – ha raccontato Bassolino tra gli applausi – io rispondo appunto perché è una situazione difficile, altrimenti come ha ricordato Matteo Richetti starei con qualche mio amico a raggiungere qualche cima dolomitica o fare tante altre cose che mi piacerebbe fare. Invece da cinque mesi siamo qui, quartiere per quartiere con il giusto stile, quello necessario per ogni campagna elettorale durante la quale nessuno mi sentirà mai offendere gli altri, ma soltanto dare il segnale su come ci si comporterà dopo. Non si tratta di trasferire da Roma a Napoli laboratori e alleanze, non si tratta di trapiantare da Roma a Napoli esperienze politiche in difficoltà e in crisi, questo è impensabile, per me bisogna fare esattamente l’inverso, dentro una crisi come questa bisogna partire invece dalle città per spingere in modo creativo, e per avere la giusta collaborazione si collabora con il governo, dobbiamo saper fare la nostra parte in un’Europa che cambia, in un paese che cambia e anche nella stessa politica che sta cambiando. Il 13 febbraio giorno in cui mi sono candidato – ha svelato poi il candidato e già sindaco di Napoli dal 1993 al 2000 – si sono svolti i funerali di una persona politicamente lontana da me, di destra, Paolo Isotta, grande musicologo, ma ci univa molto l’amore per Napoli, e nei giorni precedenti ha fatto parte di quelli che mi spingeva a candidarmi, e lì nella chiesa dove si sono svolti i funerali, in giorni nei quali mi stavo interrogando sulla possibilità della mia candidatura, ho continuato a riflettere. Poi sono tornato a casa, davanti alla tv c’era il passaggio della campanella tra il presidente del consiglio uscente e l’attuale premier Mario Draghi e ho pensato che quello doveva essere il giorno, e ho deciso, da solo, e da quel giorno è iniziata questa battaglia. Ho visto Draghi e mi è tornato in mente Carlo Azeglio Ciampi quando io ero sindaco e dico che dobbiamo fare come e meglio di quanto fatto con Ciampi quando ero primo cittadino di Napoli. Con il presidente del consiglio e con il presidente della regione da sindaco bisogna avere il rapporto giusto e rimboccarsi le maniche e avere la testa rivolta in avanti. Bisogna farlo anche ora, la città è scassata, nel bilancio, nella struttura comunale, bisogna fare squadra, con persone competenti, e dobbiamo contrastare la sfiducia che si respira in questo momento nella città. Dobbiamo saperci muovere, vedere i problemi, siamo una grande città, europea, sappiamo dalla nostra storia che Napoli sa dare il meglio di sé stessa quando si apre al mondo e il peggio quando si chiude in sé in modo provinciale – ha aggiunto ancora Antonio Bassolino – e qualcosa si muove in ambito europeo, la discontinuità, gli sforzi che si stanno facendo per un piano di investimenti, e lì dentro dobbiamo saper stare, una grande città come la nostra, città di arte e cultura, che sa investire sulla qualità, guardando in avanti, facendo da punto di riferimento. Il centro storico ricordiamolo sempre deve essere un museo vivo all’aperto e non un’enorme friggitoria all’aperto, dobbiamo dialogare in modo continuo con gli operatori, deve esserci una città dove i marciapiedi abbiamo una logica, non ci sia un approccio selvaggio, bisogna avere marciapiedi dove si possa circolare, spingere un carrozzino, la città della movida deve essere gestita con saggezza, orari, senza lasciare il senso di una città dove ognuno può fare quello che vuole senza regole. Dobbiamo riuscire a indicare un cammino giusto essendo consapevoli che le attività culturali devono essere sviluppate anche nelle periferie in una nuova visione della città. Occorre ripensare Palazzo San Giacomo e Napoli anche rispetto a quando io stesso ho fatto il sindaco, ripensare la città dentro le sue municipalità, senza scaricare responsabilità e con una visione metropolitana, le attuali periferie nella città metropolitana potranno diventare fasce di collegamento e connessioni da ogni punto di vista in primo luogo da quello produttivo e dell’industria, moderna, sostenibile dal punto di vista ambientale, tecnologicamente forte. Insomma una città neo industriale dove turismo e cultura fanno una parte importante, bisogna stimolare la partecipazione, la città è da tempo senza maggioranza e senza opposizione, a me la vicenda del consiglio comunale che non si riesce a riunire per il numero legale mi lascia senza parole, e Napoli avrà bisogno di un sindaco vero, di una giunta di giovani competenti e appassionati, di una grande squadra, di una maggioranza vera e anche di un’opposizione vera. Chi mi conosce sa – ha sottolineato l’ex sindaco e anche ex presidente della Regione Campania – che ho passato nottate intere ad ascoltare tutti gli interventi anche quando c’era ostruzionismo, nel rispetto, e a Napoli dobbiamo spingere perché ognuno faccia la sua parte, sapendo i problemi, consapevoli che Napoli deve essere ben governata, con un sindaco che deve sapere guidare Napoli come una macchina e un’azienda e deve saper rappresentare la sua anima, perché ogni città ha la sua anima. Napoli deve essere una città che collabora con tutti e da tutti rispettata, deve saper farsi valere, parlare al paese e all’Europa, Napoli è Napoli, una grande città, una capitale, con un sindaco che a volte deve saper decidere assumendosi le responsabilità. Quando abbiamo deciso di chiudere Piazza del Plebiscito – ha svelato Bassolino in chiusura di intervento – ho ascoltato i dirigenti comunali, i miei assessori, erano quasi tutti contrari e allora inizialmente stavo pensando di fare una chiusura parziale della piazza, magari una ztl aperta a taxi, bus ecc…Ma alla fine del G7, sono andato a prendere un caffè al Gambrinus, ho visto che per le auto, le persone avevano già rimosso le barriere, e allora all’indomani ho preso la decisone, la pedonalizzazione totale di Piazza del Plebiscito, assumendomi le mie responsabilità, come deve saper fare un sindaco. Nelle prossime settimane siamo chiamati a muoverci a tutto campo, sono un uomo delle istituzioni, un politico sin da quando era ragazzino, che si presenta libero, e dice che potremo farcela se andremo fuori dal circolo politico. Occorre un sindaco forte, il mio chiodo fisso nelle prossime settimane sarà spostare le persone dall’astensionismo, che è oggi il primo partito napoletano e italiano. Dobbiamo spostare questa montagna, convincere tante persone, sfiduciate, se sappiamo far scattare questo sentimento, ciò dipenderà da noi. Sono sempre stato contrario al vittimismo napoletano, il nostro destino parte da noi”. Ad aprire la giornata erano stati insieme a Marcello Tortora gli interventi tra gli altri di
Andrea Guaccio, giovane “azionista” della prima ora, di Alessandro Basile, comitato coordinatore di Azione e candidato nelle liste alle prossime elezioni comunali di Napoli, di Antonio D’Alessio coordinatore regionale di Azione, di Luciano Crolla, sempre in prima linea nella politica napoletana e esperto marketing e comunicazione, Paolo Macrì, storico e giornalista.