Elezioni, “la più grande campagna per non far votare”

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Roma, 18 gen. (Labitalia) – “Quella a cui assistiamo finora mi sembra la più grande campagna elettorale per non fare votare gli italiani. Tutta basata su botta e risposta via tweet, tra chi le spara più grosse per suscitare dibattito, perché mai come in questa tornata elettorale è esasperata la funzione degli specialisti della ricerca del consenso”. Giuseppe Roma, sociologo, presidente dell’istituto di ricerca Rur e per oltre 25 anni direttore del Censis, parla con Labitalia delle elezioni e dei toni della competizione.

“In passato -ricorda Roma- abbiamo preso in giro chi presentava programmi elettorali di 100 pagine. Ma almeno lì c’era uno sforzo, un pensiero. Ora i programmi sono slogan: no vax, no tax, no tasse universitarie, pensioni a 1.000 euro per tutti. Oppure generiche affermazioni di principio (più lavoro, meno delinquenza) che nascondono una paurosa mancanza di idee. E anche le varie parti politiche alla fine si appiattiscono tutte sotto le bandiere ideologiche degli slogan”. Ma mentre la politica “fa ideologia -dice Roma- nel Paese ci sono gli infortuni sul lavoro, le baby gang, i professori che fanno le avances alle studentesse, la paralisi del traffico”.

Per questo, osserva, le persone “stanno costruendo un altro tipo di convivenza, più ripiegata sul privato e sul piccolo gruppo, tornando all’elogio delle ‘piccole virtù’, facendo volontariato in parrocchia o con l’associazione che va a ripulire i monumenti, ad esempio”. “Un fenomeno che interessa giovani ed anziani”, sottolinea Roma, per il quale comunque “il rifiuto di votare non è mai un rifiuto qualunquista, ma è come se si fosse spostato l’asse della democrazia dal pubblico al privato”. “Il rifiuto di andare a votare -dice Roma- non è espresso né da persone disimpegnate né da persone antidemocratiche. La democrazia è quella che succede tra un’elezione e un’altra e qui il cittadino vede che le risposte ai suoi problemi non arrivano”.

“Vorrei sentire soluzioni concrete a temi concreti, invece -rimarca Roma- i politici fanno a gara a ‘comprare’ il consenso offrendo qualche regalino agli italiani, monetizzando il consenso, buttando qualche amo a cui qualcuno abboccherà. Ma gli italiani non vogliono che lo Stato gli regali qualche lira o gli levi una tassa. Vuole che funzionino le cose che lui non può far funzionare da solo, come il traffico o la sanità”.

Passata la tornata elettorale, il nuovo governo, qualunque sia il suo colore, dovrà lavorare con urgenza su almeno tre filoni: “Capire come sostenere questa ‘ripresina’ in atto, semplificare la burocrazia e avviare il riassetto del territorio, con un occhio di riguardo agli aggregati urbani”, dice ancora Giuseppe Roma. “Occorre capire come sostenere questa inversione di tendenza certificata dai dati economici -spiega Roma- e visibile con indicatori positivi. Inversione che, però, non è detto che si confermi nel 2018. E siccome è dall’economia che viene il lavoro e non viceversa, occorre trovare il modo di sostenere le attività produttive, facendo anche ripartire le infrastrutture”.

La seconda priorità per il nuovo governo, sostiene Roma, sarà quella di “lavorare sulla burocrazia, semplificando le regole e rasserenando il clima, perché ormai in Italia chi ha idee e professionalità è bloccato nei fatti dalla burocrazia: abbiamo messo regole su regole che non sono più a garanzia di nessuno: sono solo garanzia di disastri”. Infine, dice il sociologo, studioso delle tematiche legate allo sviluppo urbano e alla mobilità, “bisogna affrontare una volta per tutte il tema del riassetto del territorio e degli agglomerati urbani”.

“Sempre di più -spiega Giuseppe Roma- prendono piede anche in Italia grandi concentrazioni abitative. Non sto parlando di megalopoli come Parigi, ma di grossi centri come Anzio e Guidonia. Dobbiamo riprendere in mano la capacità di progettazione delle città, partendo dalle periferie e dai servizi. Che devono funzionare. E se le società che le gestiscono devono fallire, che falliscano. Sennò facciano funzionare i trasporti pubblici”, conclude.