Elezioni regionali, Caldoro presenta il Piano lavoro: 100 mila posti nel Sud con un investimento di 300 mld

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in foto Stefano Caldoro

Un investimento di 300 miliardi di euro per creare 100mila posti di lavoro nel Sud Italia, puntando du decontribuzione, defiscalizzazione e cuneo fiscale. È il Piano lavoro presentato da Stefano Caldoro, candidato del centrodestra alla presidenza della Regione Campania. “Numeri e dati – ha detto Caldoro – che ci portano a parlare, in via prudenziale, che ci portano alla creazione di 100mila nuovi posti di lavoro”. L’ex governatore ha spiegato di aver “impostato una logica integrata di Sud, riunendo tutti gli strumenti disponibili”. Si tratta, dunque, di mettere insieme più misure per interventi mirati alla creazione di nuovi posti di lavoro: la riprogrammazione di 7 miliardi di fondi europei e 3 miliardi del Fondo per lo sviluppo e la coesione; altri 5 miliardi che possono essere recuperati dal fondo per l’occupazione e gli ammortizzatori sociali; altri fondi provenienti dalle misure europee, a partire dal Recovery fund, da cui si possono ‘liberare’ risorse per 75 miliardi; misure nazionali con risorse pari a 10 miliardi; Regioni ed Enti locali che possono pianificare, per l’emergenza, altri 5 miliardi. Il Piano prevede, inoltre, liquidità per 200 miliardi alle imprese, con le garanzie dello Stato. “Cosa possiamo fare per generare nuova occupazione? Come può essere rafforzata? – ha affermato – a partire da assi precisi, iniziando dalle imprese perché occorre una attenzione particolare per chi i posti di lavoro li produce”. Caldoro immagina una “Regia comune del Sud per le infrastrutture, con decisori europei e nazionali, a trazione unitaria, del Mezzogiorno”. “Dobbiamo puntare – ha sottolineato – a semplificazioni reali, levando le pastoie che bloccano le opere pubbliche”. Caldoro spiega che occorre anche “togliere lo spread sul denaro, usando fondi europei per abbattimenti compensativi costo denaro” e “accompagnare queste misure a una strutturale riduzione tasse a partire dalle addizionali regionali”. “Occorre puntare a un volano per creare posti di lavoro – ha aggiunto – senza appesantire il sistema, evitando di dare i fondi a sistemi decotti”. Caldoro ha fatto sapere di aver già iniziato a condividere questo Piano con altri governatori delle Regioni del Sud. “Chiaramente quelli amici, ma non per questioni ideologiche – ha precisato – non certo con De Luca o Emiliano, che pensano a usare i soldi per altre finalità, comprare sindaci, ma non c’è un piano, una proposta che può essere affrontata”. I tempi per la realizzazione del piano, presentato da Caldoro, “sono condizionati a quelli del Recovery Plan”. “Sul Recovery Fund abbiamo assistito a uno slittamento della progettualità per lo scontro interno alla maggioranza – ha concluso – Non possiamo avviare le misure se non c’è un piano, e questo ritardo del Governo è penalizzante”.

Reddito di conoscenza contro la fuga dei cervelli
“Un’attenzione particolare a chi i posti di lavoro li produce – racconta Caldoro – in primis donne e giovani”. Tanti soldi alle aziende, anche attraverso tagli consistenti al costo del lavoro, con un’integrazione del bonus assunzioni nazionale e contributi azzerati per 36 mesi per i redditi fino a 25mila euro. “Abbatteremo le tasse, con l’azzeramento delle addizionali regionali”, rilancia il candidato governatore, con la proposta di un anno bianco per le imposte, il 2020, e tagli di almeno il 50% per il 2021. E ancora annullamento del bollo auto, ampio ricorso alle autocertificazioni per azzerare la burocrazia e un ammortamento al 100% del valore per i nuovi investimenti nel periodo 2020/2021. Caldoro lancia anche l’idea di un “reddito di conoscenza” per combattere la fuga dei cervelli dalla Campania, attraverso finanziamenti per i dottorati di ricerca, sia in azienda che nelle università, e un bonus annuo di 10mila euro per tre anni, in caso di assunzione dei dottori di ricerca e manager dell’innovazione da parte delle imprese. E poi il potenziamento di Industria 4.0 con un piano ad hoc per la sua regione, ‘Campania 4.0’, che prevederebbe l’integrazione del credito di imposta all’80% delle spese in ricerca industriale e innovazione. Infine una regia comune delle regioni meridionali per rilanciare le grandi opere, “per ribadire la centralità del Sud nella gestione delle nostre infrastrutture e abbattere le pastoie burocratiche che le bloccano”.