Elogio del vuoto, utile antidoto al déjà vu

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Con la Grande Recessione che sarebbe più corretto definire Grande Trasformazione, l’economia del XXI secolo si è separata da quella Con la Grande Recessione che sarebbe più corretto definire Grande Trasformazione, l’economia del XXI secolo si è separata da quella del Novecento. Un grande scarto distanzia la nuova dalla vecchia economia. Come nel mito greco della creazione, l’umanità si trova nel caos che vuol dire stare sul ciglio del baratro, dell’abisso, con la paura di cadere nel vuoto. Che follia il vuoto! La natura dei policy makers è tale da rifuggire dal vuoto che essi intendono riempire a tutti i costi. Dal canto suo, il genero umano ondeggia tra la paura del vuoto e la voglia di muoversi – ciò che richiede spazio vuoto. Se i policy makers appaiono essere seguaci di Aristotele che affermava che la natura rifugge dal vuoto, tutti noi, chi più che meno, siamo vicini agli atomisti nella nostra veste di particelle elementari il cui movimento avviene nel vuoto. Una crescente panoplia di tecnologie digitali e macchine intelligenti tende a prendere il nostro posto. Tuttavia, esse non possono batterci quando a farci muovere nel vuoto è il pensiero consapevole in un ampio spettro che va dal creare affetti, sviluppare gusti e costruire legami, allo sperimentare innovazioni che frantumano il corrente stato dell’arte. Se mai dovesse mostrarsi minacciosa la tendenza a rinunciare a queste qualità considerandole secondarie – alla stregua di quanto sosteneva la marchesa di Merteuil, personaggio celebre delle “Relazioni pericolose” di Choderlos de Laclos, “Credetemi, visconte, raramente si acquistano le qualità di cui si può fare a meno”, – allora il vuoto della mente umana lascerebbe campo libero alle macchine intelligenti che diverrebbero i nostri padroni. La Grande Recessione a cavallo tra i primi due decenni del ventunesimo secolo ha scavato un profondo fossato tra la produzione attuale e la produzione potenziale. Per gli Stati Uniti, la Federal Reserve Bank di Dallas Fed ha stimato che solo nel biennio 2007-2009 è andato in fumo tra il 40% e il 90% della produzione di un anno. In America come altrove, soprattutto nell’Europa mediterranea, nel vuoto del fossato sono caduti milioni di lavoratori. Si può colmare il fossato, e come? La soluzione sta davvero nelle stanze dei decisori politici e dei loro consiglieri armati di mappe della conoscenza? In alternativa, la soluzione è altrove, oltre l’orizzonte visivo delle correnti ricette di politica economica che siano congiunturali o strutturaliste? Le variabili padroneggiate sono davvero quelle che contano? Abbozzeremo delle risposte nella prossima puntata del nostro Bazar.