Emergenza Emilia Romagna, è già partita la caccia ai colpevoli

108
(foto fonte Imagoeconomica)

Quando si dice che piove sul bagnato. Ancora una volta sono scoppiate, immancabili quanto sterili, le rampogne che coinvolgono il Paese per la calamità abbattutasi in Romagna. Mentre si inizia a far la conta dei danni provocati dai rovesci eccezionali abbattutisi sulle zone rivierasche dell’ alto Adriatico, giá sono molti, meglio troppi e di ogni genere, i novelli farisei che, nella diverse trasmissioni televisive e dalle pagine dei giornali, stanno facendo promuovendo il rituale scambio di accuse nel tentativo di attribuire a qualcuno le responsabilità di quanto è accaduto. Gli stessi personaggi, se l’ evento si fosse verificato in Grecia, non avrebbero esitato a incolpare Giove Pluvio perché ha eseguito quanto di sua competenza peccando di eccesso di zelo. Nelle dichiarazioni rilasciate, Il governatore di quella regione, Bonaccini, si è comportato da perfetto politico di lungo corso. Ha esordito ogni volta con un encomiabile “bando alle chiacchiere, diamoci da fare e reagiamo”. Peccato per la risposta che ha dato alla domanda successiva, come mai non fossero state spese ancora le somme che il Governo centrale ha stanziato più di dieci anni or sono per quell’esigenza specifica. Quello stesso governatore è stato lapidario, asserendo che all’epoca non era al posto dove è attualmente. Così dicendo ha fatto quanto è previsto nel gioco dell’oca, è ritornato al punto di partenza. Per completezza e obiettività di informazione, è doveroso aggiungere al quadro d’insieme la circostanza che gli stessi meteorologi alle prese con il monitoraggio e la quantificazione di quel finimondo, hanno già tratto una conclusione pressochè inconfutabile: l’acqua che è caduta dal cielo su quelle località in quelle poche ore, corrisponde con buona approssimazione al volume delle piogge che, di norma, cadono in quelle zone in sei mesi. Quest’ ultima chiosa fa tornare alla mente che dalla notte dei tempi sono giunte all’epoca attuale notizie di eventi devastanti che hanno lasciato il segno, una per tutte quella del Diluvio Universale. Una cosa è certa: quest’anno non sarà facile fare il bagno a Cesenatico, quindi una grossa spada di Damocle pende sull’ attività turistica della costiera romagnola, essendo il suo inizio ormai alle porte. Intanto a Hiroshima il vertice del G7 sta proseguendo in maniera che sembrerebbe proficua sui grandi temi già cadenzati e all’ordine del giorno. Per l’appunto ieri, durante la cena a conclusione della giornata di lavoro, la Premier Meloni è riuscita a mostrare ai colleghi presenti le immagini del disastro che sta tormentando la Romagna e, di conseguenza, l’ Italia intera. Sembra che la solidarietà sia scattata in modo unanime, ma è bene attendere che il tutto prenda forma e consistenza prima di pronunciarsi. Ieri si è aggiunto a quel gruppo anche il Premier ucraino Zelensky proveniente da Gedda. Li, il giorno prima, aveva partecipato al summit della Lega Araba, in tal modo proseguendo la sua sovraesposizione costruttiva, consistente nel tentativo di tirare dalla parte dell’Ucraina quei paesi che sono rimasti fino a ora fuori della mischia, cioè neutrali. Proseguendo con questo comportamento, a Hiroshima ha incontrato anche il Premier indiano Modi, e ha cercato di prendere con una sola fava, la sua presenza, il maggior numero di piccioni, i potenziali alleati, possibile. Anche la Premier italiana si è data da fare per rinsaldare rapporti (Biden), recuperarne altri (Macron), nonche a fare, più o meno, buon viso a cattivo gioco (Trudeau). La settimana prossima, tra gli altri problemi, la Signora Primo Ministro Italiana, tra i tanti impegni di routine, dovrà affrontare anche il problema di recuperare le somme  per il caso Romagna. Intanto, lei assente, qualche componente del Governo ha fatto notare che sarebbe opportuno che prima venissero svincolate  e utilizzate le somme giá stanziate a suo tempo e innanzi citate. In prosieguo quindi preoccuparsi di recuperare la differenza per completare la provvista necessarie per le spese di ricostruzione .Se questo è un segno che finalmente il concetto di buon governo si stia facendo strada, quello attuale è il momento giusto perché il governo ne dia prova, cominciando a mettere in ordine quanto ora va a ruota libera.