Emigrazione, quei 56mila in cerca di occupazione

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Benvenuti al Sud. Sì, ma per dire. Perché dal Sud la gente continua ad andar via come certifica il primo rapporto sulle migrazioni interne, L’Arte di Spostarsi, a cura di Michele Colucci e Stefano Gallo per Donzelli Editore. Primo rapporto significa che d’ora in avanti ci sarà un saggio annuale e un sito in continuo aggiornamento che risponde all’indirizzo www.migrazioninterne.it.

Buono a sapersi. La lettura di questi dati, che misurano il biennio 2011-2012, arricchisce infatti la conoscenza del nostro Paese e consente se non ancora l’adozione almeno il concepimento di politiche utili a fronteggiare un fenomeno che si accompagna ad altri analoghi e può contribuire a spiegare quale Italia ci troveremo ad abitare nei prossimi decenni.
Dunque, il Sud continua a perdere abitanti. E qual è la città più incontinente? Facile prevedere che sia Napoli con un saldo negativo tra iscrizioni e cancellazioni di residenze pari a 18.500 unità. Una cifra enorme se confrontata con le altre città in perdita di abitanti e pari alla somma dell’intera Puglia (- 10.850) e di tutta la Calabria (- 8.031).

Con 25.000 cittadini emigrati in altre regioni, la Campania da sola rappresenta quasi la metà dell’intero Mezzogiorno (- 56.000) dove la Sicilia si ferma a quota – 9.910. Insomma, se i cittadini imparano a votare con i piedi scegliendo le destinazioni più attraenti e lasciando quelle meno soddisfacenti, il quadro appena abbozzato parla chiaro.
Anche in termini relativi, e cioè in rapporto al numero degli abitanti, Napoli figura al primo posto per abbandoni seguita da Vibo Valentia, Reggio Calabria, Caltanissetta, Foggia e Crotone. Le provincie meridionali si confermano quindi le meno attrezzate per una buona qualità della vita come l’annuale ricerca del Sole24ore certifica con puntualità.

Se il Sud perde, chi guadagna nello spostamento interno? Al top delle città ci sono Roma (+ 10.000) e Bologna (+ 4.000). Il dato regionale premia in termini assoluti la Lombardia (+ 14.773), il Lazio (+ 10.382), l’Emilia Romagna (+ 10.273) e la Toscana (+ 6.591). In rapporto alla popolazione si distinguono il Trentino Alto Adige (+ 3.004) e ancora una volta l’Emilia Romagna.
Addentrandoci nella ricerca, ci accorgiamo che la fetta più dinamica della popolazione è rappresentata dagli stranieri. Un po’ per necessità e un po’ per il minor radicamento nel territorio, sono costoro a viaggiare di più e a cambiare residenza con maggiore frequenza. Ma solo nella parte iniziale della loro esperienza perché poi, in età più avanzata, si assestano.

L’incidenza di questa particolare componente della cittadinanza emigrante è cresciuta molto nel tempo passando dal 2,2 per cento degli anni Novanta al 17,8 per cento di oggi. Una certa stabilità si raggiunge, in grande prevalenza, nelle località del Centro-Nord dove non a caso si concentra la popolazione straniera che sceglie l’Italia come destinazione.
Altri segnali interessanti riguardano la distanza media degli spostamenti, che diminuisce dai 163 chilometri del biennio 1981-1982 ai 121 chilometri degli anni osservati 2011-2012; il peso della mobilità Sud verso Nord (dal 17,3 al 12,9 per cento); la qualità del soggetto migrante che in prima battuta si riferisce a donne straniere tra i 50 e i 64 anni (si presume per occupazioni domestiche).

Ancora forte è il fenomeno del pendolarismo (156.000 persone si sono mosse dal Sud al Nord nel 2012) che rimedia alla minore pratica del cambio di residenza dovuta in parte alle persistenti difficoltà in campo abitativo, in parte a una politica più restrittiva di certi sindaci e in altra parte a una situazione più fluida dei rapporti che rallenta una cristallizzazione delle scelte.
La causa principale per la quale ci si sposta resta la ricerca di lavoro, anche se la crisi economica ha fatto registrare una battuta d’arresto negli anni successivi al 2007 – quelli della maggiore incertezza e forte instabilità – superata solo di recente dopo ritorni e ripartenze in risposta alle mutevoli condizioni del mercato e delle relative opportunità.

Per avere un quadro più completo della situazione occorre ricordare che alle migrazioni interne si aggiungono, con intensità crescente, quelle esterne che portano sempre più cittadini italiani – in particolare delle regioni settentrionali (Lombardia in testa) – a scegliere destinazioni estere per vivere meglio e affermarsi professionalmente.